domenica 14 dicembre 2014

il rapporto sulle torture della CIA conferma che...

".....A seguito della pubblicazione degli estratti del rapporto, sembra che tutte le prove citate nella relazione della Commissione presidenziale d'inchiesta sugli attacchi dell'11 settembre e che collegano i suddetti attacchi ad al-Qa'ida, siano false.

Ad oggi non esiste più un solo indizio per attribuire gli attacchi dell'11 settembre ad al-Qa'ida o a qualsiasi altra organizzazione al di fuori degli Stati Uniti: non esiste alcuna prova che le 19 persone accusate di essere i pirati dell'aria si trovassero quel giorno su uno dei quattro aerei e che le testimonianze degli ex appartenenti ad al-Qa'ida, che rivendicavano gli attacchi, siano autentiche". leggi tutto

thierry meyssan 

Frasi celebri ( 41)

"Se non state attenti, i media vi faranno odiare le persone oppresse e amare quelle che opprimono.” - Malcom X.

giovedì 11 dicembre 2014

un viaggio a Mosca

Un pub a Mosca presso "Gli Stagni del Patriarca"  (Патриаршие пруды)

Un viaggio di immagini, foto e caricature scaturite dalla mente sconclusionata di un viaggiatore di passaggio nella fredda capitale dell'ex impero sovietico. 

Comunismo, anticomunismo, ricordi, amicizie , affetti ed un omaggio al grande Palermo in questo folle e suggestivo montaggio. la colonna sonora , Ostrov 2, di  Andrej Makarevich è eseguita da Aleksej Teknenko simpatico interprete e collaboratore del corrispondente di Repubblica a Mosca, Nicola Lombardozzi. 

Teknenko appare nella 3^ immagine della sequenza video, Lombardozzi nella 2^ entrambi sul posto di lavoro, la redazione moscovita del quotidiano italiano.- (clicca sull'immagine e goditi il video).

martedì 9 dicembre 2014

come fare un ottimo pane per chi non tollera il glutine

La nipote  con il pane dello Zio
Pochi mesi fa mia nipote (29 anni) ha scoperto di essere intollerante al glutine. Per fortuna questi sfortunati hanno oggi a disposizione molti negozi che vendono prodotti gluten free. Costano molto, per ora, ma ci sono. Insomma non è un gran problema se non per la tasca. Basta abituarsi  e fare un po' di attenzione.
Mia nipote, però, non era soddisfatta di un prodotto che per noi italiani, a tavola, significa tanto se non tutto: il pane. A parte il prezzo , anche il sapore del pane senza glutine che si trova in commercio, non la soddisfaceva. Da quel momento ho cominciato a cercare sul mercato della buona farina,  per fare questo pane. E gira e rigira, ho trovato quella giusta: "Miscela Pane Sacchi"  (amido di mais, farina di riso, fecola di patate).
il panetto pronto per la 1^ lievitazione

Ed ecco come ho realizzato un pane per chi non tollera il glutine che piace anche a chi questo problema non ce l'ha. Oltre alla farina giusta, il trucco sta nella doppia lievitazione.Vi spiego il procedimento.

ricetta
1^ lievitazione
ingredienti
 -un bicchiere di acqua tiepida
- un cucchiaino circa di lievito di birra in polvere
- 150-200 gr di farina senza glutine .
- un cucchiaino (da te) di zucchero

procedimento
si mette in un terrina un bicchiere di acqua  tiepida e vi si scioglie il lievito di birra. Dopo averlo fatto sciogliere, si comincia a metterci dentro (poco alla volta) la farina e la si amalgama  usando o un cucchiaio di legno o i guanti monouso. La farina per celiaci, infatti, rende l'impasto molto colloso e appiccicoso e difficile da lavorare a mani nude.

 Quando l'impasto è ancora abbastanza fluido , si aggiunge lo zucchero. Si continua  a mescolare con energia (per inglobare l'aria che è importante per la lievitazione) e ad aggiungere farina, cucchiaio dopo cucchiaio, fino a che l'mpasto non si si stacchi dalle pareti della terrina e diventi un panetto morbito e liscio.
Il panetto, a questo punto,  si lascia nella terrina coperto da un panno umido e lo si lascia lievitare per 20-24 ore in ambiente riparato. Anche dentro il forno spento.
questa è la prima lievitazione.


2^ lievitazione e infornata

ingredienti

- 500 - 550 cc di di acqua tiepida
- 5-6  grammi di lievito di birra in polvere
- 800 - 850 gr di farina senza glutine
- mezzo cucchiaio raso di sale
- una tazzina di caffè di olio extravergine di oliva
- rosmarino abbondante
n.b. le dosi di acqua e farina sono indicative e andranno modulate con abilità man mano che si aggiunge farina all'impasto
procedimento
Terminata la 1^ fase si prende di lievito e lo scioglie nell'acqua tiepida. Vi si aggiunge il panetto già lievitato. Quindi si ricomincia  a lavorare (sempre con guanti monouso e/o cucchiaio di legno) fino a quando non si sciolga tutto il panetto lievitato. A questo punto si  inizia ad aggiungere la farina cucchiaio dopo cucchiaio fecendo attenzione a non aggiungerne fino a quando non si siano già dissolti  i fastidiosi grumetti che si formano.
il pane di Laura
Quando la farina aggiunta è circa la meta del totale si mette nel miscugluo l'olio, il sale ed una parte del rosmarino. Si continua a mesolare ed impastare con energia aggiungendo, se necessario altra farina.
Quando il panetto si stacca dalle pareti ed  appare omogeneo, liscio e ancora morbido, si modella nella forma che si desidera. Io lo modello come lo si vede in foto. Quindi lo si pone a riposare per altre 4 o 5 ore per la seconda lievitazione.

Terminata la quale  il panotto ha raggiunto dimensioni più che doppie di quelle che aveva 4 ore prima ed è pronto per essere infornato; si pone quindiquesto panotto nella teglia ,lo si bagna leggermente in superficie per fargli aderire altro rosmarino tritato; si praticano dei tagli superficiali a mo' di scacchiera   e si mette nel forno (a gas) già acceso e caldo al punto giusto .

Nel forno si pone anche una scodella di metallo con dell'acqua, che ha lo scopo di  rendere più morbida la crosta.
Se la foma è quella che vedete nelle foto , la cottura dura cira 50- 60 minuti  di cui i primi 30 a 220 gradi , il resto a 180-190 gradi.
Ricordate di non aprite per alcun motivo il forno prima che siano trascorsi di 30-35 minuti dall'inizio della cottura.

Per verificare la cottura infilzate il pane con un coltello, la lama deve uscire ben asciutta. ed ecco , in foto il risultato dell'esperimento. Buon appetito.... proprio a tutti!

pippo vinci

p.s appena mia nipote ha assaggiato il Pane dello Zio Pippo è rimasta incantata ed estasiata. Mai aveva mangiato un pane gluten-free, così buono. E se lo nasconde per evitare che i suoi amici sani glielo rubino.

p.p.s. dopo 7 giorni di questo pane Laura ha ricominciato a "rompere". Lo vuole con meno mollica, a forma di toscanino, con più sale, con olio non aromatizzato e con la crosta più dura.

p.p.p.s.: sono schiavo di mia nipote. Aiutatemi!!!!

sabato 15 novembre 2014

Mons Romero lasciato solo da Papa Wojtyla!

L'assassinio di Romero il 24 marzo 1980, mentre celebrava la S Messa
La vicenda di Oscar Romero

di Giovanni Franzoni*

È in atto il tentativo – così a me sembra, leggendo i più recenti libri su monsignor Oscar Romero scritti da persone «sensibili» ai desiderata della curia romana – di descrivere come idilliaci i rapporti tra l’arcivescovo di San Salvador e il papa. Credo che tale descrizione non corrisponda alla realtà, e che, al contrario, essa sottenda il forte desiderio di proporre, sulla vicenda, un Wojtyła «comprensivo» che non è esistito.

Varie testimonianze, tutte basate su affermazioni di monsignor Romero, concordano nel dire che il papa accolse con freddezza Romero quando (1979) a Roma lo ricevette in udienza. In proposito posso portare anche un’esperienza personale.

Nel febbraio 1989 ho incontrato a Managua una religiosa – suor Vigil – che lavorava presso il Centro ecumenico Valdivieso. Ella mi confermò di aver incontrato a Madrid monsignor Romero di ritorno da Roma (siamo sempre nella primavera del 1979) e di averlo trovato «costernato» per la freddezza con cui il papa, durante l’udienza, aveva valutato l’ampia documentazione, da lui stesso fatta pervenire in Vaticano, circa la violazione dei diritti umani e della vita di quanti si erano opposti, anche fra i suoi diretti collaboratori, all’oppressione esercitata dal governo salvadoregno sulla popolazione. Oscar Romero avrebbe ricevuto dal papa una secca esortazione ad andar «più d’accordo» con il governo.
D'Aubuisson il mandente dell'omicidio del vescovo

A commento di quell’udienza – mi riferì ancora suor Vigil – Romero disse alla religiosa: «Non mi sono mai sentito così solo come a Roma».

Il «clima» di quella famosa udienza non appare nella sua drammaticità dal diario di Romero, che di essa pure fa cenno. Ma trarre da tale silenzio prova per smentire la successiva, e ben più realistica, «confessione» dell’arcivescovo, mi sembrerebbe un’operazione apologetica per salvare Wojtyła. È evidente, infatti, che nella difficilissima situazione in cui si trovava, Romero «non poteva» condannarsi da solo, dicendo che il papa lo aveva rimproverato di «fare politica». Tanto meno poteva dirlo dal pulpito della cattedrale del Salvador. E, tuttavia, perché la verità si sapesse, e quasi a futura memoria, agli amici più intimi raccontò quanto disse anche a suor Vigil.

Al di là della vicenda dell’udienza, è un fatto che Wojtyła non fece gesti pubblici e inequivocabili per mostrare di essere dalla parte di Romero, e di sostenerlo. Del resto, se avesse voluto dire al mondo, con un gesto riconoscibile anche dai più umili, di essere dalla parte di Romero, Wojtyła lo avrebbe pur potuto creare cardinale nel suo primo concistoro (giugno 1979). Il che non fece.

Del resto, in oltre 26 anni di pontificato – e, cioè, sia prima che dopo la caduta del Muro di Berlino – Wojtyła ha mostrato, mi pare, un’incapacità radicale di cogliere la sensibilità di quei milioni di persone che vedevano in Romero un martire della giustizia, e la fondatezza pastorale ed evangelica di quei cristiani – religiose, preti, vescovi, laici, uomini e donne – che si ispiravano alla Teologia della liberazione. Una teologia con la quale, agli inizi, lo stesso Romero riteneva di non essere in sintonia, e della quale poi finì per incarnare in modo esemplare lo spirito.

Nessun vescovo dell’America Latina apertamente schierato con la Teologia della liberazione è stato creato cardinale da Wojtyła: non che essi cercassero tale onore, ma, nell’attuale sistema ecclesiastico, sarebbe pur stato importante che il papa mostrasse apertamente la sua stima dando all’uno o all’altro la porpora. Non solo: ma Wojtyła ha portato nella curia romana prelati latinoamericani apertamente ostili a Romero, accaniti avversari della Teologia della liberazione e, anche, talora, non troppo coperti amici di dittatori.

Se, in tutte queste vicende, Wojtyła si sia segnalato per la virtù della prudenza è tema che, ritengo, meriti approfondita riflessione. Molti dubbi, comunque, sono leciti. In particolare, non vi sono segni che egli si sia chinato per cercare di capire una «pastorale» e una «teologia» diversissime dalle sue.

leggi tutto (da Micro Mega)

*Giovanni Franzoni
 già abate di San Paolo fuori le Mura (nella cui veste – equiparata a quella di vescovo – ha partecipato al Concilio Vaticano II), è stato convocato agli inizi del 2007 dalla Postulazione per la causa dei santi per portare la sua testimonianza nel processo di beatificazione di Karol Wojtyła. Il ritratto del pontefice che emerge dalla sua deposizione giurata, che qui riproduciamo fedelmente, è assai distante dall’iconografia ufficiale.

martedì 11 novembre 2014

Accadde oggi: 2004 muore Arafat

11 novembre 2004, muore Yasser Arafat . Dopo 10 anni sono in molti a credere che il presidete dell' ANP e premio Nobel per la pace nel 1994,  sia Stato assassinato con il veleno.

lunedì 10 novembre 2014

ritorno a l'Avana

Chi ha sessant'anni ed ha Cuba nel cuore non può non vedere questo film. Un film che si svolge tutto su una sgummata terrazza sul Malecon (lungomare) dell'Avana.

E sulla terrazza cinque ultrasessantenni  che parlano del loro passato, dei sogni infranti dei post rivoluzionari e di tante altre cose che provocano sensazioni presumibilmente diverse in funzione della storia personale di ogni spettatore.

           Ma non voglio fare la critica al film o tantomeno  al regime castrista. Ognuno ha la sua opinione  e credo che il film la rafforzi (qualunque essa sia). No, voglio solo accennare alla presenza, nel film, di un personaggio che, per molti, è  inatteso: ... una bottiglia di Coca Cola. E tutti si chedono se la Coca Cola a Cuba esiste o se quella bottiglia sia stata importata clandestinamente  da uno dei personaggi che , per il suo lavoro , gira il mondo. E invece no. La Coca Cola a Cuba esiste. Ed esiste perchè non viene importata direttamente dagli USA, causa embargo, ma dal Messico. Anche se a guadagnaci è sempre la casa di Atlanta.  Ma che embargo è?




giovedì 23 ottobre 2014

razionalità, saggezza e conoscenza dei fatti: ecco chi è il "complottista"


Studi scientifici: i complottisti sono più sani di mente - See more at: http://guardforangels.altervista.org/blog/studi-scientifici-i-complottisti-sani-mente/#sthash.UpNSmPQH.dpuf

L'assassnio dei fratelli Kennedy

 Studi scientifici: i complottisti sono più sani di mente 
tratto dal sito  Guard for Angel

Studi scientifici: i complottisti sono più sani di mente - See more at: http://guardforangels.altervista.org/blog/studi-scientifici-i-complottisti-sani-mente/#sthash.UpNSmPQH.dpuf
           Recenti studi scientifici realizzati da psicologi e sociologi statunitensi e britannici hanno chiarito che, al contrario di quanto tradizionalmente affermato dagli stereotipi diffusi dalla cultura di massa, le persone etichettate come ‘teorici della cospirazione’ siano più sane ed equilibrate rispetto a chi accetti supinamente le versioni ufficiali dei fatti contestati.

              Lo studio più recente è stato pubblicato lo scorso 8 luglio dagli psicologi Michael J. Wood e Karen M. Douglas dell’Università del Kent (Regno Unito), ed intitolato E l’edificio 7? Studio Psicologico Sociale di Discussione Online sulle Teorie del Complotto sull’11 Settembre. Lo studio ha confrontato numerosi commenti di tipo ‘cospirazionista’ e ‘convenzionalista’ (anti-cospirazione) postati da utenti di siti di notizie online.

La strage di Ustica
           Con grande stupore i ricercatori hanno scoperto che i commenti a supporto della teoria del complotto fossero numericamente maggiori rispetto a quelli che continuano a reputare valide le versioni dei fatti diramate dai media convenzionali. “Dei 2.174 commenti raccolti, 1.459 sono stati catalogati come cospirazionisti e 715 come conventionalisti.” In altri termini, coloro che non credono alle versioni ufficiali di eventi come l’11 Settembre e l’omicidio di JFK sono risultati essere più del doppio rispetto a quelli che credono alle versioni ufficiali. Il che in parole povere significa che il rapporto si è invertito, e che la saggezza convenzionale oggi è espressa dai cosiddetti ‘complottisti’ mentre le persone che non credono alle cospirazioni stanno diventando una sparuta minoranza.

                 Forse anche perché il loro parere ha smesso di essere espressione della  maggioranza, i commentatori anti-cospirazione tendono a tradire una forte rabbia ed ostilità: “Lo studio ha dimostrato che i soggetti che supportano la versione ufficiale dei fatti dell’11 Settembre si esprimano generalmente in modo più ostile nel tentativo di persuadere chi la pensi in modo diverso da loro.”

11 settembre 2001
                        Si è inoltre appurato che gli avversatori delle teorie del complotto, oltre che fortemente ostili siano anche più tendenti al fanatismo. Secondo costoro la versione in base a cui 19 arabi – nessuno dei quali provvisto di adeguate competenze di pilotaggio aereo – sarebbero riusciti a commettere il crimine del secolo sotto la direzione di un dializzato nascosto in una grotta in Afghanistan – sia indiscutibilmente vera. I cosiddetti cospirazionisti – dal canto loro – non pretendono di avere una teoria del tutto esplicativa degli eventi: “Coloro che sostengono che gli attentati dell’11 Settembre siano stati in realtà una cospirazione governativa, non mirano a promuovere una specifica teoria esaustiva, ma solo a smentire la versione ufficiale. “
                         In breve, lo studio scientifico elaborato da Wood e Douglas suggerisce che lo stereotipo negativo del ‘complottista’ – un fanatico ostile che sostiene con piglio ideologico le versioni ipotizzate dalla propria ‘setta’ di appartenenza – in realtà descriva accuratamente le persone che difendono le versioni ufficiali, non quelle che le contestano.

           Lo studio ha anche rilevato come i cosiddetti ‘complottisti’ abbiano una migliore visione d’insieme e discutano il contesto storico (ad esempio la contestualizzazione dell’assassinio di JFK rispetto ai fatti dell’11 Settembre) in misura maggiore degli anti-cospirazionisti. Ed ha verificato che i cosiddetti complottisti non amino sentirsi definire ‘complottisti’ o ‘teorici della cospirazione.’

           Questi risultati sono amplificati nel nuovo libro Conspiracy Theory in America del politologo Lance DeHaven-Smith, pubblicato all’inizio di quest’anno dalla University of Texas Press. Il prof. DeHaven-Smith spiega come mai la gente non gradisca essere definita: ‘complottista.’ L’espressione – infatti – fu coniata ed ampiamente diffusa dalla CIA per diffamare coloro i quali sollevassero dei dubbi sulla versione ufficiale dell’assassinio di JFK!
Apollo 11
            “La campagna della CIA per diffondere l’espressione ‘teoria del complotto’ ebbe l’obiettivo di rendere chi non credesse alle versioni ufficiali oggetto di scherno e ostilità da parte del resto della collettività, e bisogna ammettere – purtroppo – che si sia rivelata una delle iniziative di propaganda di maggior successo di tutti i tempi.”

               In altri termini, coloro i quali usino sotto forma di insulto le espressioni ‘teoria del complotto’ e ‘complottista’ stanno reagendo nel modo preventivato ad una documentata, indiscussa, storicamente reale cospirazione posta in essere dalla CIA per coprire l’assassinio di JFK. Quella campagna, tra l’altro, era completamente illegale, e gli agenti della CIA che vi furono coinvolti erano dei criminali; alla CIA infatti è legalmente proibito di condurre operazioni sul territorio ‘amico’, tuttavia è dimostrato che essa infranga regolarmente il divieto, compiendo operazioni su territorio nazionale che spaziano dalla propaganda agli omicidi.

                DeHaven-Smith spiega anche il motivo per cui coloro che dubitano delle versioni ufficiali di eventi criminali tendano ad analizzare il contesto storico. Nel suo testo fa notare che un gran numero di sinistre cospirazioni che si rivelarono autentiche appaiano fortemente relazionate a molti crimini di stato contro la democrazia non ancora provati. Un esempio evidente è il legame tra gli omicidi di JFK ed il fratello Robert FK, i quali hanno dato via libera a presidenze intenzionate a proseguire la guerra del Vietnam (e a delegare l’emissione della moneta a banche private – n.d.t.). Secondo DeHaven-Smith, è necessario discutere gli “omicidi Kennedy” al plurale, in quanto i due omicidi sembrano essere aspetti di uno stesso grande crimine.

le scie chimiche
                       La psicologa Laurie Manwell della University of Guelph concorda sul fatto che l’etichetta coniata dalla CIA: “teoria della cospirazione” ostacoli le normali funzioni cognitive. In un articolo pubblicato sulla rivista America Behavioral Scientist (2010), asserisce che le persone ‘anti-complottiste’ non siano in grado di ragionare con lucidità su tali apparenti crimini contro la democrazia proprio per effetto della loro incapacità di elaborare informazioni che siano in conflitto con una linea di pensiero che è stata loro inculcata precedentemente.

                  Nello stesso numero di ABS, il professor Steven Hoffman dell’Università di Buffalo aggiunge che gli individui avversi alle teorie cospirative siano soggetti a un forte bias di conferma (v. correlati) – cioè, piuttosto che prendere atto della realtà dei fatti cercano informazioni che confermino le loro convinzioni preesistenti facendo ricorso a meccanismi irrazionali (come l’etichetta di ‘complottista’) per evitare di confrontarsi con informazioni contrastanti.

               L’estrema irrazionalità di chi attacca le ‘teorie della cospirazione’ è stata abilmente esposta anche dai docenti di comunicazione della Boise State University Ginna Husting e Martin Orr. In un articolo del 2007 dal titolo Meccanismi Pericolosi: l’Idea di Complottismo Come Strategia di Esclusione Transpersonale hanno scritto: «Se io ti definisco complottista, mi importa ben poco se tu stia effettivamente dibattendo di una cospirazione realmente esistente o se hai semplicemente sollevato una questione che preferisco non vedere … Attraverso questa etichetta sto strategicamente escludendoti dalla sfera in cui discorsi pubblici e dibattiti generano dei conflitti.”
l'assassinio di Aldo Moro

                    Ma ora, grazie a internet, le persone che mettono in dubbio le versioni ufficiali non sono più escluse dal dibattito pubblico; dopo 44 anni di dominio la campagna ordita dalla CIA per soffocare il dibattito pubblico con la scusa del complottismo è giunta alla frutta. Negli studi accademici, così come nei commenti postati sotto le notizie, le voci che sostengono la possibilità del complotto sono ormai più numerose – e più razionali – di quelle che continuano a supportare le versioni ufficiali.
Per cui c’è poco da meravigliarsi se i cosiddetti ‘anti-complottisti’ appaiano sempre di più come una setta di ostili, paranoici individui manovrabili.

Kevin Barrett

Articolo in lingua inglese, pubblicato sul sito Veterans Today
(la selezione delle foto è stata curata dal blog La Trazzera)


Fonte: anticorpi.info
Tratto da:
veteranstoday.com

venerdì 17 ottobre 2014

comprare un libro di 17 euro. Seeembra facile!!!


le premesse
Cosa ci vuole per comprare un libro da 17 euro?
1) conoscere il titolo del libro
2) avere 17 euro
3) andare in una libreria

Questo può farlo un semplice e libero cittadino, ma se l'acquisto deve essere fatto da un Pubblica Amministrazione le cose si complicano in modo esagerato e ridicolo.
la determina (?)

 Inoltre chi deve disporre  dell'acquisto del libro deve avere delle conoscenze giuridiche e burocratiche tali da potersi considerare quantomeno sprecato nel momento in cui queste sue  pesanti e preziose (senza ironia) conoscenze vengono utilizzate dalla PA per... acquistare un libro da 17 euro.
Quella che vedete è una determina (?!???) che la Avvocatura dello Stato di Bologna  ha dovuto partorire solo solo per potere acquistare un libro senza rischiare denunce per peculato o falso ideologico, o abuso d'ufficio  o chissacheccosa! 
Se cliccate sulle immagini e leggete il documento non potete non notare che nelle premesse vengono  citate ben 8 norme (otto) messe lì per potere giustificare questa enorme spesa!!!!

E questo solo per comprare un libro. Vi immaginate quello che si dovrà fare per acquistare un macchinario per la TAC in un ospedale pubblica o per costruire il MOSE a Venezia. O per l'inchiostro delle stampanti di una Procura o di una scuola? Mi sento male solo a pensarci!

pippo vinci

sabato 11 ottobre 2014

una bottiglia di rum da 130 euro



“ Il più bello dei mari è quello che ancora navigheremo”
Nagim Kissnett

Holly
Occhi menta e basilico, il biondo chignon raccolto con sapienza ammicca in cima al collo pelle di luna; le labbra pennellate con esattezza di rosso vermiglio, nel più puro Tiffany style.
L’Editore annaspa, ansima, infine con un rantolo di voce:” Io non ti ho mai vista….…perché?”
Domanda legittima, cui segue l’audacissima –manco iddu pare!- domanda:”Ci sposiamo?”
“Si vittero, s’amarono, si dissero:”Mio Bene, vuoi dividere le mie pene….”
Pene…?!?!
Eros moderno, anziché frecce, Riverino adagia sul tavolo una bottiglia di rum, marca XXX, costo 130 euro - leggi tutto


Guglielmina Gunt

domenica 5 ottobre 2014

dalla pulla alla bionda



,
Se a Palermo qualcuno cita “ ’a trimmutura” non si riferisce certo alla birra che vedete nella foto-

Trimmuura, piuttosto, era una famosa pulla economica che operava nella zona del porto antico di palermo: la Cala

La ragazza, dalle fattezze poco eleganti ed eccitanti, è stata pure immortalata in un bello e pittoresco film di Franco Maresco (quello di cinico TV e Belluscone) dal titolo: Totò che visse due volte. Un filma oggettivamente blasfemo, ma di una enorme forza popolare. Un pugno nell’anima e nello stomaco.

a Trimmutura nel film di Maresco
Tre sere fa, invece, mi sono imbattuto in questa birra, costruita con aromi di fiori di fichidindia, ma , sorpresa sorpresa, prodotta e imbottigliata dal birrificio Math di Firenze.

Il suo ideatore ha sicuramente preso spunto dalla pulla palermitana e, forse, si tratta di un palermitano magari ex cliente della ragazza.

Maresco le ha dedicato un film, Math una birra….. che è buonissima!

Paolo Pintor

domenica 28 settembre 2014

Palermo batte Gerusalemme: 2 resurrezioni a 1

Iirazoqui sul set del Vangelo secondo Matteo
Palermo meglio di Gerusalemme. Si, proprio in questa caotica e sudicia città si è recentemente assistito alla resurrezione di ben 2 Gesù. Mica uno!

Questa estate, sul palco del teatro di Verdura , è stato presentato il musical Jesus Christ Superstar. Ad interpretare il ruolo principale (Gesù Cristo) c'era nientepopodimeno che Ted  Neeley, lo stesso attore che nel 1973 aveva interpretato Gesu nel fortunatissimo film di Norman Jewison. Oggi Neeley ha 70 anni.

Ted Neeley nel 2008
La stessa età di Enrique Irazoqui, l'attore spagnolo  (non professionista) che prestò la sua faccia al Gesu di Pasolini nel film "il Vangelo secondo Matteo", girato tra i Sassi di Matera esattamete 50 anni fa (ossia nel 1964).

Ebbene Irazoqui ieri sera era a Palermo per presentare l'edizione restaurata del film ed una mostra dedicata a Pier Paolo Pasolini.
Irazoqui (antifascista nella Spagna di Franco) ha dichiarato che lui, il film, non lo ha visto mai e mai lo vedrà; ed infatti, finita l'intervista, è scappato via dal palco della stracolma sala De Seta ai Cantieri culturali della Zisa dove l'evento ha avuto luogo.

Alla fine della proiezione Irazoqi sale di nuovo sul palco per rispondere alle domande del regista  Enzo Maresco e a quelle ...... della platea. Ebbene nessun palermitano ha avuto il coraggio di fare una domanda (a parte il sottoscritto). Ed anche gli applausi che sottolineavano i passaggi più interessanti della intervista sono stati freddi, isolati e ridicoli. Direi offensivi!

Ma alla fine della intervista un nutrito nugolo di persone ha circondato il Gesù di Pasolini per tempestarlo di domande, abbracci, sorrisi e selfies.  

palermitani Timidi ? beh diciamo..... timidi, per non aggravare il già pesante giudizio sulla mia città contenuto nell'incipit di questo post!

A questo punto i palermitani, comunque, si aspettano il vero Miracolo. Non c'è due senza tre. Ma ora pretendono quello originale: Gesù Cristo in.. carne ed ossa! E chissà se a LUI avranno il coraggio di fare domande ad alta voce!!

pippo vinci