giovedì 17 maggio 2018

la nazionale fa schifo per i troppi stranieri? FALSO!

gli italiani dopo la eliminazione con la Svezia
La mancata qualificazione ai Mondiali della nazionale maschile italiana di calcio ha spinto a molte affrettate analisi sulla “fine del calcio italiano”, una questione che è stata subito posta a Gianluigi Buffon ancora in lacrime al termine della partita contro la Svezia. Tra le prime analisi che sono state fatte – anche dal leader della Lega Nord Matteo Salvini e da Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia – c’è stata quella secondo cui i problemi del calcio italiano si debbano al troppo alto numero di stranieri che giocano in Serie A, che con la loro presenza toglierebbero spazio ai giovani giocatori italiani.

È un’analisi “da bar”, superficialmente convincente: se ci sono tanti stranieri nel campionato italiano di calcio, meno calciatori italiani avranno la possibilità di giocare ad alti livelli e meno ancora diventeranno abbastanza forti per giocare in Nazionale. Il suo limite, come accade spesso con le analisi che individuano una sola grande causa per un problema complesso, è che probabilmente non tiene in considerazione tantissime altre possibili concause dello stesso problema. Se si confronta il numero degli stranieri nel campionato italiano con quello di altri campionati, infatti, si capisce che non è sufficiente a spiegare il buon o cattivo andamento della corrispondente nazionale: anzi, i dati sembrano suggerire il contrario.
Secondo i dati di Transfermarkt, un grande e affidabile database sul calcio, i calciatori stranieri nel campionato italiano sono il 53,3 per cento del totale, mentre nel campionato tedesco sono il 52,7 per cento del totale. Se fosse vero che troppi calciatori stranieri in un campionato abbassano il livello della nazionale, la squadra della Germania dovrebbe trovarsi in un periodo di crisi come quella italiana: la nazionale di calcio tedesca però è fortissima, è campione del mondo in carica ed è stabilmente in testa al ranking FIFA delle nazionali più forti del mondo. Al terzo posto di quella classifica – in cui l’Italia è al 15esimo posto – c’è invece il Portogallo campione d’Europa in carica e già qualificato ai Mondiali: nel campionato portoghese, la Primeira Liga, i calciatori stranieri sono il 57,6 per cento del totale, più che in Serie A.
Altri esempi: in Spagna i calciatori stranieri sono il 42,8 per cento del totale (meno di quelli in Italia ma non radicalmente meno) e la nazionale spagnola è stata una delle più forti e vincenti degli ultimi quindici anni; in Francia gli stranieri nel campionato di calcio sono il 49,7 per cento e la nazionale è all’ottavo posto del ranking FIFA, e andrà ai Mondiali; in Inghilterra gli stranieri sono addirittura il 67,2 per cento e la nazionale – seppur storicamente non fortissima – si è qualificata facilmente ai Mondiali ed è davanti all’Italia nel ranking FIFA; in Olanda gli stranieri sono intorno al 40 per cento del totale (un numero simile a quello del campionato spagnolo) e la nazionale non si è però qualificata ai Mondiali.
la nazionale tedesca
Se – al contrario – si provano a guardare le nazionali dei campionati con un numero molto più basso di stranieri rispetto a quelli che giocano in Italia, non si trovano esempi di grandissimo successo. Ci sono per esempio pochi stranieri nel campionato ucraino (20 per cento), in quello ceco (27 per cento) e in quello serbo (25 per cento) senza che quelle stesse nazionali siano considerate particolarmente forti (sono tutte sotto l’Italia nel ranking FIFA).
Questo non dovrebbe suggerire che non esista alcun legame tra il numero di stranieri che giocano in un campionato e i risultati della squadra nazionale. I controesempi con i campionati con pochi stranieri, per esempio, potrebbero essere poco significativi perché relativi a paesi meno popolosi e più poveri dell’Italia. Sembra evidente però l’impossibilità di stabilire un rapporto di causalità diretta tra le due cose; e anzi i dati sembrano suggerire che le nazioni che esprimono le nazionali più forti abbiano un consistente numero di calciatori stranieri nel proprio campionato (e spesso anche un significativo numero di calciatori che giocano in un campionato diverso da quello della propria nazione, cosa che in Italia invece è piuttosto rara).

da il post.it

lunedì 14 maggio 2018

La flat tax è incostituzionale, tranne che....

Durante l'ultima campagna elettorale, due sono state le promesse che hanno probabilmente convinto gli elettori a scegliere il partito da votare: la flat tax di Salvini e Berlusconi ed il redddito di cittadinanza del Movimento 5 stelle guidato da Luigi Di Maio.

Ma, senza scendere sulla fattibilità e la efficacia dei due preovvedimenti, vorrei fare notare che quello sulla flat tax appare il meno attuabile, quanto meno, per un motivo ben preciso: è incostituzionale.

L'articolo 53 della Costituzione recita, infatti così " Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

In altre parole l'aliquota contributiva  deve cresecere al crescere del il reddito. Ed infatti l'IRPEF in Italia funziona così.
Facciamo un esempio per far capire cosa si intenda per progressività della aliquota con la seguente tabella
                         (scaglioni e aliquote non corrispondono alla tassazione in vigore in Italia) 

da notare che man mano che sale il reddito la aliquota superiore si applica solo alla parte del reddito che eccede lo scaglione.
In altre parole se un lavoratore ha un reddito annuo di 28.000, sui primi 10.000 si applicherà la aliquota del 12% e sui restanti 18.000 euro la aliquota del 15%. Quindi se il reddito ammonta a 171.000 euro , si applicherà la aliquota del 45% solo sui 1000 euro  eccedenti il reddito complessivo corrispondente allo scaglione precedente (170.000 euro).

Salvini, quindi per potere introdurre questa novità fiscale deve cambiare l'art 53 della Costituzione e questo comporterebbe un lungo ed accidentato percorso ricco di ostacoli e ed incerto nel  risultato.

Dalle ultime indiscrezioni che filtrano dal tavolo Delle trattative M5S e Lega, pare che questo problema sia stato preso in considerazione e che i due leader si stiano mettendo d accordo per una "doppia" flat tax , una inferiore per i redditi bassi ed una superiore per i redditi alti. Ed allora non si tratta di flat tax, ma di Irpef con due sole aliquote . Una imposta progressiva che supererebbe il vincolo dell' articolo 53 della Costituzione.


lunedì 7 maggio 2018

ma dove vanno le anime?



Il Giudizio Universaale di Michelangelo
Tutti noi, purtroppo, abbiamo partecipato ad un funerale e molto spesso, se non sempre, il sacerdote, durante la sua omelia dice che l'anima del defunto è già nel regno dei cieli accanto al Padre Nostro.
Ma è veramente così per i cristiani?

Nei testi sacri questo aspetto appare quantomeno confuso. Ci sono passi della Bibbia che indicano che le anime degli uomini buoni salgono subitoin cielo

In verità ti dico. Oggi tu sarai con me in paradiso. (Luca 23:39-43).

Chi non crede, è già condannato ... in verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a Colui che mi ha mandato, ha vita eterna; e non viene in giudizio, MA È PASSATO DALLA MORTE ALLA VITA. (Giovanni 5:24).

 E stabilito che gli uomini moiano una sola volta; e dopo la morte venga il giudizio. Paolo (Ebrei 9,27)

Atri brani indicano il contrario. Bisognerà aspettare il Giudizio Finale:

E nessuno è salito in cielo, se non colui che è disceso dal cielo: il Figliuol dell'uomo che è nel "cielo". (Giovanni 3:13)

Io vi dico in verità che questa generazione non passerà prima che tutte queste cose siano avvenute. Il cielo e la terra passeranno, ma le mie parole non passeranno.
Ma quant'è a quel giorno ed a quell'ora nessuno li sa, neppure gli angeli dei cieli, neppure il Figliuolo, ma il Padre solo.Matteo
24:32-39


 Insomma, cari amici cristiani, quando verrà giudicata la nostra anima? Subito dopo la morte o alla fine dei tempi  in occasione del Giudizio Universale?
Pio X

Insomma una religione che si basa sulla vita oltre la morte e che non chiarisce (anzi confonde) cosa avverrà in questo aldilà, lascia non pochi dubbi sulla sua validità. Questo dilemma non è da poco conto tanto che S PioX nel suo catechismo si è sentito in dovere di mettere chiarezza :

 «Ci sono due giudizi: l’uno particolare, di ciascun’anima, subito dopo la morte; l’altro universale, di tutti gli uomini, alla fine del mondo».

.. e la confusione cresce. A cosa serve un secondo giudizio? Ed il secondo giudizio può ribaltare il primo?

amedeo contino



sabato 5 maggio 2018

accadde oggi: Montagna Longa, la strage dimenticata

https://video.repubblica.it/cronaca/il-mistero-del-volo-az112-la-strage-dimenticata-di-montagna-longa/299845/300472
la sera del 5 maggio 1972, venerdì, alle ore 22.20, durante la fase di atterraggio, il DC 8 Alitalia volo AZ  112   proveniente da Roma, si schianta sulla montagna che sovrasta l'aeroporto di Palermo, Montagna Longa. Le vittime furono 115, molte delle quali tornavano in Sicilia per partecipare alle elezioni politiche del 7 e 8 maggio. La versione ufficiale parlò di errore del pilota (comandante Bartoli), ma molti elementi fanno supporre che a bordo dell'aereo ci fu una esplosione prima dell'impatto. Clicca sull'immagine e guarda il video di Repubblica.it


i "fori di entrata" (?) sull'ala del DC8 precipitato
Altra ipotesi che si fece strada nel 2012, suggerita da alcuni fori presenti nella parte anteriore di un'ala, attribuirebbe le responsabilità ad un "abbattimento" dell'aereo nel corso di una esercitazione NATO che era in corso in quegli istanti sui cieli della Sicilia.
Clicca sull'immagine e leggi l'articolo di Repubblica.it
Secondo la Procura di Catania, però, non ci sarebbero nuovi ed importanti elementi per la riapertura delle indagini. 

la pagina Wikipedia sul disastro 
altro articolo su Repubblica 
il video dopo il disastro

giovedì 3 maggio 2018

ecco perchè Salvini è ostaggio di Berlusconi

Gigi Moncalvo è un giornalista di lungo corso, che conosce molto bene la Lega. Dal 2002 al 2004 ha anche diretto La Padania. “Quando diressi il giornale della Lega chiesi il licenziamento di Matteo Salvini”.
Perché?
Perché falsificava i fogli presenza. Vale a dire che non si presentava al lavoro, ma firmava ugualmente la presenza.
Oggi è un leader politico.
Senza dubbio, però a sovranità limitata.
Cioè?
Cioè che non può staccarsi da Berlusconi, neanche se lo volesse. E lo avrebbe potuto fare dopo le consultazioni al Quirinale, dopo la pantomima di Berlusconi al suo fianco. Però non può liberarsene.
Perché vuol essere il leader di tutto il centrodestra?
No, perché sono vincolati da un vecchio contratto.
Un contratto? Spieghi.
Siamo nel 2000, alla vigilia delle elezioni. Berlusconi capisce che senza la Lega di Bossi perderebbe ancora, come nel 1996. Allora decide di perdonarlo, anche se non si fida più di lui.
E allora cosa fa?
Porta Bossi da un notaio, in via Abbondio Sangiorgio a Milano, e fa mettere nero su bianco un accordo a tempo indeterminato.
Che prevede cosa?
Che Berlusconi rinuncerà a tutte le cause civili fatte negli anni alla Lega, quando lo insultavano con cose tipo “mafioso” o “piduista”… Borghezio girava con un documento, evidentemente falso, della polizia cantonale del Ticino nel quale si diceva che Berlusconi fosse un trafficante di droga. Secondo: appianare i tanti debiti della Lega, soprattutto quello contratto per la sede faraonica di via Bellerio.
E in cambio Berlusconi cosa chiede?
La proprietà del simbolo della Lega Nord, quello con il guerriero con lo spadone, vale a dire Alberto da Giussano. Con questo atto notarile la Lega non potrà più presentarsi col suo marchio alle elezioni politiche senza allearsi con Forza Italia. E infatti da allora non sono mai andati alle elezioni separati.
Un atto firmato da Bossi, forse non vale più…
No, vale ancora, perché a firmarlo non furono i privati cittadini Berlusconi e Bossi, ma le due entità giuridiche che rappresentavano, ossia il presidente pro-tempore di Forza Italia e il segretario pro-tempore della Lega Nord.
Come facciamo a sapere se quel documento esiste davvero o no?
Ci sono tante testimonianze, la più significativa è quella dell’eurodeputato Francesco Speroni che raccontò a Radio Radicale, qualche anno fa, dell’esistenza di questo documento. Poi c’è un documento dell’ex tesoriere di Forza Italia, Giovanni Dell’Elce, che scrive, su carta intestata di Forza Italia, alla Banca di Roma, allora guidata da Geronzi, per concedere una fideiussione di 2 miliardi di vecchie lire alla Lega Nord. Di questo ne scrisse anche Mario Calabresi su Repubblica anni fa, prima di dirigerla.
Berlusconi spese tutti questi soldi solo per un marchio?
Lui è uomo di marketing, sa quanto valgono. Pensa che quando scelse “Forza Italia” esisteva già, era di una trasmissione di Odeon Tv condotta da Maurizio Mosca, Walter Zenga e Fabio Fazio. Bene, per avere il marchio assunse Maurizio Mosca a Mediaset, perché il marchio “Forza Italia” l’aveva depositato lui.
Torniamo all’accordo.
Sì, una volta firmato arriva il risvolto comico: natale del 2000, Berlusconi con famiglia invita ad Arcore Bossi con famiglia. Perché? Per fare un giuramento solenne tra le due famiglie. Una sorta di rito per sancire l’accordo raggiunto. Me lo raccontò Bossi.
Ma poi Salvini lo ha un po’ cambiato quel marchio…
Non c’entra, se vuole usare Alberto da Giussano deve rispettare quel contratto. Altrimenti è plagio, punto. E comunque è noto che negli ultimi giorni sono accadute delle cose importanti che rinsaldano l’asse tra Berlusconi e Salvini.
Quali?
Due giorni fa la Rai annuncia che la prossima conduttrice del programma di Antonella Clerici La prova del cuoco sarà la fidanzata di Matteo Salvini, Elisa Isoardi. Per me questo non è un fatto di poco conto.
Cose più concrete?
Quando giorni fa Di Maio denunciava il fatto che Salvini fosse continuamente attaccato dai programmi giornalistici di Mediaset diceva il vero. Ora non accade più.
Dunque anche se Salvini dovesse trionfare in Friuli non cambierà niente con Berlusconi?
No, perché non può. E alle elezioni anticipate andranno ancora insieme.

Mario Barba

Da newnotizie.it

venerdì 27 aprile 2018

Il vescovo buono e l' Inquisizione santa

Fin dai tempi di Papa Giovanni XXIII, mi ha sempre sorpreso e infastidito  l'accostamento dell'aggettivo buono al nome di un alto prelato o comunque al nome di un appartenente al clero cattolico.

Lo scorso 20 aprile Papa Francesco è andato a pregare sulla tomba del vescovo di Molfetta Antonino Bello.
Bello fu definito il vescovo buono perché era sempre a fianco dei poveri, degli ultimi.

Considerato che qualunque prete, una volta diventato tale, ha il compito, la gioia se non addirittura il dovere, di trasmettere ai fedeli un modello di vita caritatevole volto ad aiutare gli ultimi, è curioso che questo atteggiamento venga riscontrato solo in pochi prelati che, per questo, vengono definiti, appunto, buoni.

Cioè quello che dovrebbe essere la regola, nel clero cattolico, diventa una eccezione.

Ne consegue che la norma non è essere buoni, ma non esserlo. In certi casi quindi si può essere per giunta cattivi senza che questo porti ad associare  il termine cattivo al nome del prelato.
Giovanni XXIII

Non si è mai sentito parlare, infatti, di  Papi cattivi anche se , in questa categoria , dovrebbero entrarvi quantomeno i papi che inventarono e sostennero l'inquisizione, da Lucio III (1183) a Leone XIII sotto il cui papato venne condannato e arso  vivo il Palermitano  Antonino Canzoneri il 22 marzo  1732 nella piazza di S. Erasmo nel  capologo siciliano.
Canzoneri fu l'ultimo siciliano condannato al rogo dalla  santa (?!?!) Inquisizione.

In poco più di mezzo secolo di processi e roghi si succedettero decine di papi cattivi (Leggi qui). Nessuno di questi fu definito cattivo, mentre, sempre tra questi, alcuni vennero addirittura santificati.

In questi anni si sta assistendo alla diffusione di una ridicola e antistorica   teoria revisionista  tra gli intellettuali vicini al vaticano. Secondo questa teoria le vittime della inquisizione sarebbero state poco più di un centinaio a fronte di circa 100.000 processi intentati.

Considerato che in ogni caso 100 assassini per motivi "religiosi" sono comunque un obbrobrio, in questa teoria revisionista non vengono sottolineate alcune cose di un certo peso
Francesco e Innocenzo III

1 - essere comunque inquisito non doveva comunque essere gradevole considerato che durante i processi della inquisizione (talvolta o spesso) si usava anche la tortura (pratica negata dai revisionisti) per costringere gli eretici ad abiurare

2 - non  tutte le vittime della lotta alle eresie venivano prima processate;  molti, anzi la maggior partese, venivano massacrati ancor prima di un regolare processo. È il caso (non certo unico) dei Catari nel sud della Francia, anche se la loro eresia voleva semplicemente riportare i credenti ad uno stile di vita più puro e più vicino alle  parole dei Vangeli.
Ne furono trucidati decine di migliaia  (bambini compresi), una vera e propria crociata indetta da Papa Innocenzo III. Lo stesso pontefice davanti al quale si inchinò S Francesco che evitò con questa mossa di essere considerato anch'egli un eretico. Ed eravamo ai primi anni del 13° secolo.

Ma torniamo ai Papi con questa domanda: se un papa non ne' buono ne cattivo, che cosa è?

pippo vinci

mercoledì 25 aprile 2018

Buon 25 aprile

La Trazzera , blog antifascista vicino ai valori antifascisti della Costituzione più bella del mondo, augura a tutti i suoi lettori un buon 25 aprile

I dubbi della differenziata

Vanno nella plastica o nell'umido?

lunedì 23 aprile 2018

La lingua italiana è maschilista

Adescatore: uno che coglie al volo persone e situazioni
Adescatrice: mignotta

Uomo disponibile: tipo gentile e premuroso
Donna disponibile: mignotta

Cortigiano: gentiluomo di corte
Cortigiana: mignotta

Massaggiatore: chi per professione pratica massaggi, kinesiterapista
Massaggiatrice: mignotta

Il cubista: artista seguace del cubismo
La cubista: mignotta

Segretario particolare: portaborse
Segretaria particolare: mignotta

Uomo di strada: uomo duro
Donna di strada: mignotta

Passeggiatore: chi passeggia, chi ama camminare
Passeggiatrice: mignotta

Mondano: chi fa vita di società
Mondana: mignotta

Uomo facile: con cui è facile vivere
Donna facile: mignotta

Zoccolo: calzatura in cui la suola è costituita da un unico pezzo di legno
Zoccola: mignotta

Peripatetico: seguace delle dottrine di Aristotele
Peripatetica: mignotta

Omaccio: uomo dal fisico robusto e dall’aspetto minaccioso
Donnaccia: mignotta

Un professionista: uno che conosce bene il suo lavoro
Una professionista: mignotta

Uomo pubblico: personaggio famoso, in vista
Donna pubblica: mignotta

Intrattenitore: uomo socievole, che tiene la scena, affabulatore
Intrattenitrice: mignotta

Uomo senza morale: tipo dissoluto, asociale, spregiudicato
Donna senza morale: mignotta

Uomo molto sportivo: che pratica numerosi sport
Donna molto sportiva: mignotta

Uomo d’alto bordo: tipo che possiede uno scafo d’altura
Donna d’alto bordo: mignotta (di lusso, però)

Tenutario: proprietario terriero con una tenuta in campagna
Tenutaria: mignotta (che ha fatto carriera)

Steward: cameriere sull’aereo
Hostess: mignotta

Uomo con un passato: chi ha avuto una vita, magari sconsiderata, ma degna di essere raccontata.
Donna con un passato: mignotta

Maiale: animale da fattoria
Maiala: mignotta

Uno squillo: suono del telefono o della tromba
Una squillo: mignotta

Uomo da poco: miserabile, da compatire
Donna da poco: mignotta

Un torello: un uomo molto forte
Una vacca: una mignotta

Accompagnatore: pianista che suona la base musicale
Accompagnatrice: mignotta

Uomo di malaffare: birbante, disonesto
Donna di malaffare: zoccola (per non dire sempre mignotta)

Prezzolato: sicario
Prezzolata: mignotta

Buon uomo: probo, onesto
Buona donna: mignotta

Uomo allegro: un buontempone
Donna allegra: mignotta

Ometto: piccoletto, sgorbio inoffensivo
Donnina: mignotta

stefano bartezzaghi

venerdì 20 aprile 2018

Trattativa Stato-mafia , i PM avevano ragione

Oggi venti aprile 2018, a Palermo è stata scritta una pagina di storia. La corte di Assise del Tribunale ha confermato le accuse dei PM della Procura ed hanno  confermato che la trattativa stato-mafia c' è stata e che, attraverso il cofondatore di Forza Italia Marcello dell' Utri, la mafia ha continuato a dialogare e trattare con Silvio Berlusconi  che dal 1994 al 2011 presiederá 4 Governi della  durata complessiva di oltre 9 anni (3.340 giorni)

Insomma i giudici hanno certificato quelli che molti sostenevano da decenni. Forza Italia è nata grazie alla appoggio di cosa nostra ,  ed il famoso cappotto del 61  a O alle politiche del 2001,  fu  agevolato da questo questo connubio.

La Trazzera si unisce al coro di ringraziamenti verso la Procura di Palermo che attraverso il suoi magistrati Di Matteo, Teresi, Del Bene e Tartaglia, ha lavorato duramente (e pericolisamente) per ben 5 anni riuscendo a mettere in luce molti dei  misteri che hanno accompagnato il passaggio dalla prima alla seconda repubblica.
La pubblicazione della sentenza svelerá altri aspetti della trattativa.

mercoledì 18 aprile 2018

Una donna uccisa ogni 60 ore. 18 vittime dall'inizio dell'anno

Una donna uccisa, in media, ogni 60 ore. Resta impressionante, nonostante il trend in lieve calo, il numero dei casi di femminicidio nel nostro Paese, 3mila dal 2000 ad oggi: secondo l'Eures, dopo l'incremento dai 142 casi del 2015 ai 150 del 2016, l'anno scorso - ma il dato è ancora provvisorio - si è scesi a 140, cui vanno aggiunti i 27 di quest'anno. 
A colpire, considerato il costante calo del numero assoluto di omicidi volontari in Italia, è anche il fatto che l'incidenza di vittime di sesso femminile sia salita dal 26,4% del 2000 al 37,1% di due anni fa, la più elevata di sempre in assoluto. In realtà, in mancanza di una precisa identificazione normativa del reato, le statistiche delle donne uccise in quanto donne presentano delle diversità anche notevoli: sicuramente la stragrande maggioranza dei casi - l'81%, secondo i dati del Viminale - avviene tra le mura domestiche o in contesti di parentela, e nel 46% dei casi è il partner o l'ex partner a vestire i panni del killer.
La distribuzione territoriale appare sostanzialmente trasversale, con percentuali più alte, in termini assoluti, in Lombardia, Emilia-Romagna e Campania mentre in termini relativi, parametrati alla popolazione femminile residente, prevalgono Umbria, Calabria e ancora Campania.
Con riferimento all'età, ancora secondo l'Eures, l'indice di rischio più alto (5,9) riguarda le donne più anziane, davanti alle 25-34enni e alle 45-54enni: almeno un quarto dei 'femminicidi di coppia' ha una storia di pregresse violenze compiute dall'autore. Autore che, nel 44,6% dei casi, la futura vittima aveva denunciato senza tuttavia ottenere una qualche forma di protezione sufficiente a salvarle la vita.
Dalla relazione finale della Commissione di inchiesta sul femminicidio, approvata ai primi di marzo, emerge che il tragico fenomeno accomuna tutti i paesi occidentali. In Italia il tasso di omicidi di donne è di 0,5 ogni 100mila abitanti . Gli Usa presentano un valore 4 volte quello italiano, assieme a Paesi come Lettonia, Estonia, Lituania; il Canada, la Finlandia e la Germania un valore doppio; Grecia, Spagna e Portogallo un valore simile all'Italia