martedì 21 maggio 2013
interpreta questa frase
"I can normally tell how intelligent a man is by how stupid he thinks I am"
"Di solito riesco a dedurre quanto uno è intelligente da quanto pensa io sia stupido"
Cormac McCarthy (All the pretty horses - Cavalli selvaggi)
"Di solito riesco a dedurre quanto uno è intelligente da quanto pensa io sia stupido"
Cormac McCarthy (All the pretty horses - Cavalli selvaggi)
domenica 19 maggio 2013
Pantani: il doping paga in eterno
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| il pirata Marco Pantani |
Ma, poi, si seppe che quelle vittorie erano frutto di una truffa sportiva, di un imbroglio, di una offesa allo sport ed ai suoi colleghi. Pantani vinceva con il decisivo aiuto di sostanze proibite. Patani era dopato! Fu squalificato e abbandonato (ahimè) al suo triste destino.
Detto questo ,però , i media e gli addetti ai lavori non stanno certo facendo un buon lavoro per lo sport e per i giovani che intraprendono la faticosa disciplina delle due ruote. L'esaltazione di Pantani come atleta è l'ennesima prova di come in Italia i furbi facciano strada a scapito di chi rispetta le regole.
L'ennesimo esempio è accaduto oggi sulle ardue salite del Galbier. Ha vinto il siciliano Giovanni Visconti dopo una lunga e gloriosa galoppata solitaria. Ed i cronisti della RAI (Francesco Pancani e Davide Cassani) non si sono lasciati scappare l'occasione per ricordare ed esaltare le imprese (?!) del "campione" Pantani,
I paragoni con l'impresa di Visconti si sono sprecati e lo stesso ciclista siciliano ha detto che l'essere nato lo stesso giorno del pirata (13 gennaio) gli ha dato una marcia in più. Speriamo solo psicologica!
Insomma una cronaca, quella della RAI sulla tappa di oggi, utilizzata in gran parte per tessere e ritessere lodi sperticate al compianto campione di Cesena. Campione un cazzo! Io lo definirei piuttosto un uomo che ha truffato una intera generazione di sportivi. Ma sul Galbier c'era addirittura un monumento a lui dedicato, mentre a Cesenatico, ogni anno, si svolge il Memorial Pantani , corsa per professionisti inserita nel calendario ufficiale dell 'UCI (Unione Ciclistica Internazionale).

E questo sia da insegnamento ai giovani: imbrogliate ragazzi, dopatevi , comprate e vendete le vostre partite. La gloria (eterna) ed i soldi (immediati) valgono più di qualsiasi altra cosa.
Aggiungo che questi che oggi lo esaltano per le imprese sportive sono gli stessi che lo hanno lasciato morire da solo, come un cane, in una squallida stanza d'albergo a Rimini il 14 febbraio 2004.
pippo vinci
venerdì 17 maggio 2013
IgNobel Prize
Nell'anno 1991 è stato ideato una sorta di premio nobel per gli studi più bizzari. Il Premio di chiama IgNobel e viene assegnato, con una pomposa cerimonia , a dieci ricercatori o scienziati... pazzi!
Vi diamo di seguito solo alcuni divertenti esempi delle ricerche che si sono aggiudicate il premio.
2001
Biologia- per aver inventatobiancheria intima a tenuta stagna con un filtro in grado di bloccare gli odori sgradevoli prima che sfuggano.Fisica - per la parziale spiegazione dell'effetto tenda da doccia: la tendina della doccia tende a gonfiarsi quando si fa una doccia.
Tecnologia - per aver brevettato la ruota nel 2001, e all'Ufficio Brevetti Australiano per aver concesso il brevetto.
Ricerche interdisciplinarie - per aver effettuato un'indagine completa sulla lanugine ombelicale - chi l'ha, quando, di che colore e quanta.
Matematica - per la "Stima della superficie totale dell'elefante indiano"
2005
Biologia:
per aver annusato 131 specie di rane e controllato se il loro odore
cambiava in condizioni di stress.Economia: per aver inventato una sveglia che corre via e si nasconde ripetutamente, assicurando così che le persone si alzino effettivamente dal letto, teoricamente aumentando le ore produttive di lavoro.
Fisica: per avere calcolato quanto impiega la pece a gocciolare da un imbuto. L'eperimento è cominciato nel 1927: siamo a una goccia ogni nove anni. (l'esperimento è ancora il corso e si può assistere in diretta cliccando qui -)
2006
Matematica:
per aver calcolato il numero di
scatti necessari per evitare che in una fotografia di gruppo qualcuno
abbia gli occhi chiusi.Medicina: per il loro studio sulla terapia del singhiozzo intrattabile con il digitomassaggio rettale
Fisica: per lo studio sulle ragioni per cui, spezzando una manciata di spaghetti secchi, questi si rompono in più di due pezzi.
2007
Aviazione: per aver scoperto che il Viagra facilita il recupero del jet lag nei criceti
Linguistica: per aver dimostrato che i ratti a volte non riescono a distinguere tra
una persona che parla giapponese al contrario e una che parla olandese
al contrario.
Pace: per aver sviluppato un'arma chimica, la cosiddetta "bomba gay", capace di sviluppare un'irresistibile attrazione sessuale tra i soldati nemici.
2009
Medicina veterinaria: per aver dimostrato che le vacche a cui viene dato un nomignolo fanno più latte di quelle "anonime".
Economia aziendale: Alessandro Pluchino, Andrea Rapisarda, Cesare Garofalo (Univ di Catania), per aver dimostrato matematicamente che le aziende diventerebbero più produttive se promuovessero persone a caso anziché seguendo criteri meritocratici
2011
Fisica:
per aver provato a determinare perché i lanciatori di
disco hanno le vertigini, mentre i lanciatori di martello non ne
soffrono per niente.
Medicina: per aver dimostrato che la gente effettua le decisioni migliori su alcune cose (ma anche le peggiori su altre) quando ha un bisogno urgente di urinare.
Pace: per aver dimostrato che il problema delle auto lussuose illecitamente parcheggiate può essere risolto passandoci sopra con un carro armato.
2012
Psicologia: per aver dimostrato che se si guarda la Torre Eiffel pendendo verso sinistra, risulta più piccola.
martedì 7 maggio 2013
carciofata 2013
| le birre in ghiaccio |
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| la battaglia di Hymera (480 ac) |
Quello che molti pensano del Divo.. ma che non si può dire
Pubblichiamo l'editoriale che Marco Travaglio ha voluto "dedicare" a Giulio Andreotti. L'editoriale è stato copiato integralmente dal giornale on line "il Fatto quotidiano"
DI MARCO TRAVAGLIO
ilfattoquotidiano.it
Uno straniero atterrato ieri in Italia da un paese lontano durante la lunga veglia funebre per Andreotti a reti unificate, vedendo le lacrime e ascoltando le lodi dei politici democristi e comunisti, berlusconiani e socialisti, ma anche dei giornalisti e degli intellettuali da riporto di tutte le tendenze e parrocchie, non può non pensare che l’Italia abbia perso un grande statista, il miglior politico di tutti i tempi, un padre della Patria che ha garantito al Paese buongoverno e prosperità, e ciononostante fu perseguitato con accuse false da un pugno di magistrati politicizzati, ma alla fine fu riconosciuto innocente e riabilitato agli occhi di tutti nell’ottica di una finalmente ritrovata pacificazione nazionale. La verità, naturalmente, è esattamente quella opposta. Non solo giudiziaria. Ma anche storica e politica.
È raro trovare un politico che ha occupato tante cariche (7 volte premier, 33 volte ministro, da 13 anni senatore a vita) e ha fatto così poco per l’Italia: nessuno – diversamente che per gli altri cavalli di razza Dc, da De Gasperi a Fanfani a Moro – ricorda una sola grande riforma sociale o economica legata al suo nome, una sola scelta politica di ampio respiro per cui meriti di essere ricordato.
Andreotti era il simbolo del cinismo al potere, del potere per il potere, fine a se stesso, del “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Il primo responsabile, per longevità politica, dello sfascio dei conti pubblici che ancora paghiamo salato. Un politico buono a nulla, ma pronto a tutto e capace di tutto. Il principe del trasformismo, che l’aveva portato con la stessa nonchalance a rappresentare la destra, la sinistra e il centro della Dc, a presiedere governi di destra ma anche di compromesso storico, a essere l’uomo degli Usa ma anche degli arabi. Un politico convinto dell’irredimibilità della corruzione e delle collusioni, che usò a piene mani senza mai provare a combatterle, perchè – come diceva Giolitti e come gli suggeriva la natura – “un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo, deve fare la gobba anche all’abito”.
Eppure, o forse proprio per questo, era il politico più popolare. Perchè il più somigliante a quell’“ italiano medio” che non è tutto il popolo italiano. Ma ne incarna una bella porzione e al contempo la tragica maschera caricaturale. Se però Andreotti spaccava gli italiani, affratellava i politici, che han sempre visto in lui – amici e nemici – il proprio santo patrono e protettore.
La sua falsa assoluzione, in fondo, era anche la loro assoluzione. Per il passato e per il futuro.
Per questo, quando le Procure di Palermo e Perugia osarono processarlo per mafia e il delitto Pecorelli, si ritrovarono contro tutto il Palazzo. Il massimo che riusciva a balbettare la sinistra era che, sì, aveva qualche frequentazione discutibile, ma che stile, che eleganza in quell’aula di tribunale dove non si era sottratto al processo (il non darsi alla latitanza già diventava un titolo di merito). Fu parlando del suo processo che B. diede dei “matti, antropologicamente diversi dalla razza umana” a tutti i giudici. Fu quando si salvò per prescrizione che Violante criticò l’ex amico Caselli per averlo processato e la Finocchiaro esultò per l’inesistente “assoluzione”. Anche i magistrati più furbi e meno “matti”, come Grasso, si dissociarono dal processo e fecero carriera.
Oggi le stesse alte e medie e basse cariche dello Stato che l’altroieri piangevano la morte di Agnese Borsellino piangono la morte di Giulio Andreotti. Ma non è vero che fingano sempre: piangendo Andreotti, almeno, sono sincere.
Enrico Letta, alla notizia che la Cassazione aveva giudicato Andreotti mafioso almeno fino al 1980, si abbandonò a pubblici festeggiamenti: “Quante volte da bambino ho sentito nominare Andreotti a casa di zio Gianni. Era la Presenza e basta, venerata da tutti. Io avevo una venerazione per questa Icona!”. E giù lacrime per l’“ingiustizia” subìta dalla venerata Presenza anzi Icona, fortunatamente “andata a buon fine” tant’è che “siamo tutti qui a festeggiare” (un mafioso fino al 1980).
L’altro giorno Letta jr. è divenuto presidente del Consiglio. È stato allora che il Divo ha capito di poter chiudere gli occhi tranquillo.
DI MARCO TRAVAGLIO
ilfattoquotidiano.it
Uno straniero atterrato ieri in Italia da un paese lontano durante la lunga veglia funebre per Andreotti a reti unificate, vedendo le lacrime e ascoltando le lodi dei politici democristi e comunisti, berlusconiani e socialisti, ma anche dei giornalisti e degli intellettuali da riporto di tutte le tendenze e parrocchie, non può non pensare che l’Italia abbia perso un grande statista, il miglior politico di tutti i tempi, un padre della Patria che ha garantito al Paese buongoverno e prosperità, e ciononostante fu perseguitato con accuse false da un pugno di magistrati politicizzati, ma alla fine fu riconosciuto innocente e riabilitato agli occhi di tutti nell’ottica di una finalmente ritrovata pacificazione nazionale. La verità, naturalmente, è esattamente quella opposta. Non solo giudiziaria. Ma anche storica e politica.
È raro trovare un politico che ha occupato tante cariche (7 volte premier, 33 volte ministro, da 13 anni senatore a vita) e ha fatto così poco per l’Italia: nessuno – diversamente che per gli altri cavalli di razza Dc, da De Gasperi a Fanfani a Moro – ricorda una sola grande riforma sociale o economica legata al suo nome, una sola scelta politica di ampio respiro per cui meriti di essere ricordato.
Andreotti era il simbolo del cinismo al potere, del potere per il potere, fine a se stesso, del “meglio tirare a campare che tirare le cuoia”. Il primo responsabile, per longevità politica, dello sfascio dei conti pubblici che ancora paghiamo salato. Un politico buono a nulla, ma pronto a tutto e capace di tutto. Il principe del trasformismo, che l’aveva portato con la stessa nonchalance a rappresentare la destra, la sinistra e il centro della Dc, a presiedere governi di destra ma anche di compromesso storico, a essere l’uomo degli Usa ma anche degli arabi. Un politico convinto dell’irredimibilità della corruzione e delle collusioni, che usò a piene mani senza mai provare a combatterle, perchè – come diceva Giolitti e come gli suggeriva la natura – “un sarto che deve tagliare un abito per un gobbo, deve fare la gobba anche all’abito”.
Eppure, o forse proprio per questo, era il politico più popolare. Perchè il più somigliante a quell’“ italiano medio” che non è tutto il popolo italiano. Ma ne incarna una bella porzione e al contempo la tragica maschera caricaturale. Se però Andreotti spaccava gli italiani, affratellava i politici, che han sempre visto in lui – amici e nemici – il proprio santo patrono e protettore.
La sua falsa assoluzione, in fondo, era anche la loro assoluzione. Per il passato e per il futuro.
Per questo, quando le Procure di Palermo e Perugia osarono processarlo per mafia e il delitto Pecorelli, si ritrovarono contro tutto il Palazzo. Il massimo che riusciva a balbettare la sinistra era che, sì, aveva qualche frequentazione discutibile, ma che stile, che eleganza in quell’aula di tribunale dove non si era sottratto al processo (il non darsi alla latitanza già diventava un titolo di merito). Fu parlando del suo processo che B. diede dei “matti, antropologicamente diversi dalla razza umana” a tutti i giudici. Fu quando si salvò per prescrizione che Violante criticò l’ex amico Caselli per averlo processato e la Finocchiaro esultò per l’inesistente “assoluzione”. Anche i magistrati più furbi e meno “matti”, come Grasso, si dissociarono dal processo e fecero carriera.
Oggi le stesse alte e medie e basse cariche dello Stato che l’altroieri piangevano la morte di Agnese Borsellino piangono la morte di Giulio Andreotti. Ma non è vero che fingano sempre: piangendo Andreotti, almeno, sono sincere.
Enrico Letta, alla notizia che la Cassazione aveva giudicato Andreotti mafioso almeno fino al 1980, si abbandonò a pubblici festeggiamenti: “Quante volte da bambino ho sentito nominare Andreotti a casa di zio Gianni. Era la Presenza e basta, venerata da tutti. Io avevo una venerazione per questa Icona!”. E giù lacrime per l’“ingiustizia” subìta dalla venerata Presenza anzi Icona, fortunatamente “andata a buon fine” tant’è che “siamo tutti qui a festeggiare” (un mafioso fino al 1980).
L’altro giorno Letta jr. è divenuto presidente del Consiglio. È stato allora che il Divo ha capito di poter chiudere gli occhi tranquillo.
mercoledì 1 maggio 2013
La trazzera vintage: il villino

Nei dintorni di Palermo, città dove vivo fin dalla nascita, c’è una mania molto diffusa: il villino.
Il villino se lo possono permettere quasi tutti ma, principalmente,
esso rappresenta una caratteristica peculiare del dipendente pubblico e
del piccolo commerciante . I liberi professionisti ed i grandi commercianti hanno la villa.
Prima caratteristica del villino è la durata della sua costruzione che ha i tempi di una opera pubblica
di grandi dimensioni. L'intervallo di tempo che passa dallo scavo delle
fondazioni al completamento del manufatto oscilla tra i 2 ed i 5 anni.
Il motivo è semplice: il povero impiegato non ha sempre a disposizione
il denaro per pagare i “mastri” e così i lavori si interrompono spesso in attesa che arrivino i famosi “arretrati” per un ricorso fatto anni prima contro la Amministrazione che ti campa. Ricorsi che durano lustri, ma che, alla fine, si vincono sempre.
Ma niente paura, per utilizzare il villino non è necessario attendere che sia completato. Anche perchè il villino non si completa mai. E non è necessario neppure attendere il certificato di abitabiltà. Non serve : il villino, per norma, è abusivo. In più è inutile aspettare che sia completato perchè quando si finiscono i lavori è già tempo delle prime costose manutenzioni.
Insomma il villino, è meglio sfruttarlo subito. Nei giorni dedicati alla gita in campagna (pasquetta, 25 aprile, 1 maggio, e 15 agosto) girando per le campagne di Giacalone, San Martino, Lascari e Fraginesi o tra strade e stratuzze della ex conca d'oro si vedono banchetti organizzati nei cantieri o tra nudi pilastri.
Quelle non sono le maestranze in un momento di pausa dal lavoro, no
quella è la famiglia del proprietario che ha con orgoglio invitato tutti
i parenti a trascorrere la festa al villino. Meglio, la festa al cantiere.
Altra caratteristica del villino è la sua abusività. Il villino è una costruzione abusiva, se no non è un villino. E sarà il geometra (magari lo stesso progettista e direttore dei lavori) che si occuperà di sanare il mostro inseguendo come una chiattidda le mille e mille norme che si susseguono citandosi ed annullandosi a vicenda. Anni ci vogliono!
Si, il mostro.
Il 97% dei villini è, esteticamente, un orrore, un mostro: sagoma semplice di un solido regolare, infissi in alluminio anodizzato,
spianata di cemento per le automobili e 2 piani sopraterra. Colore
bianco latte, beige o leggermente rosato, che spicca nella campagna
brulla dove prima (si racconta) ondeggiavano dorate distese di grano o rigogliosi terrazzamenti ad agrumi.
Il giardino!
Il giardino del villino è una sconclusionata oasi tropicale in miniatura (gli alberi sono piantati piccoli piccoli per risparmiare e perchè è bello vederli crescere) in mezzo ad un paesaggio mediterraneo. I più anziani, però, preferiscono gli alberi da frutto che vengono impiantati senza alcuna cognizione agronomica e che fanno tutti una mala fine attacati da acari e mosche che vengono combattuti con massicce gettate di veleni.
Ma il gioiello da mostrare ai parenti è l'orto da dove si ricaveranno melanzane e pomodori senza sapore, ma dal costo unitario di produzione paragonabile ad un diamante fabbricato in laboratorio.
Una volta finito (!?), il villino inizia la sua lenta ma inesorabile decadenza. Mancano i soldi per riparare l’autoclave, il bagno, il tetto, la crepa sul muro,
la macchia di umidità sulla parete. Ma i soldi non ci sono. Gli
arretrati sono un lontano ricordo del passato e gli inevitabili ritardi
negli interventi trasformano il tutto in un luogo tetro,
maleodorante e semiabbandonato, pieno di mobili riciclati e di giochi
di quei bimbi che, ormai universitari, preferiscono la settimana bianca o
l'Erasmus al noioso e triste soggiorno nel villino di mamma e papà.
I quali papà e mamma tornano saltuariamente al villino per trascorrevi qualche triste week end tra ricordi nostalgici e macchie di umidità sempre più gigantesche
La terza e ultima fase è la riscoperta del villino da parte dei nipoti. Che, giunti all’adolescenza, vi organizzano festini, orge e raduni, al riparo dalle fastidiose raccomandazioni di nonni e genitori.
pippo vinci
mercoledì 24 aprile 2013
Quei bravi ragazzi!
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| T. Muller 2 gol al Barcellona |
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| El Sharawy. Milan |
Ieri ed oggi ho visto in TV le due bellissime semifinali di Champions League ed ho notato una cosa che mi ha fatto riflettere.
Dei 53 giocatori scesi in campo (tra Bayern, Barcellona, Real e Borussia) quasi nessuno (o proprio nessuno) aveva una capigliatura ridicola tipo quelle che si vedono in Italia sulle teste di molti "pseudo campioni" (El Sharawi, Boateng, Balotelli, Morganella, Kurtic, Hmsik e cento altri).
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| Lewandowski: 4 goal al Real |
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| Marek Hamsik. Napoli |
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| Andujar picchia Barreto dopo il derby di Sicilia |
Noi intanto tra pettinature ridicole, tatuaggi baggiani, sputi, calci, gomitate, simulazioni, insulti, arbitri corrotti, presidenti evasori fiscali, partite truccate, procuratori paramafiosi e stadi vuoti ci godiamo il campionato più pietoso del mondo!
pippo vinci
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Muller
martedì 23 aprile 2013
Un'invasione di cavallette!
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| The Blues Brothers |
I molti volti (televisivamente ) noti del partito fintroppodemocratico non riescono a mettersi d'accordo sul motivo del rifiuto ad un loro padre fondatore. Ad ogni intervista spunta una scusa nuova, buttata lì. Improvvisata.
E già questo puzza di grande imbroglio. Se ognuno di loro porta scuse diverse evidentemente la verità è una sola, ma inconfessabile. Ricordate le scuse del Blues Brother Belushi alla fidanzata che lo inseguiva per ucciderlo o per sposarlo? Molte scuse, tutte fasulle, incredibili, surreali (un'invasione di cavallette). Per ora assistiamo al remake di quella mitica scena.
Insomma, l'inciucio era già oranizzato fin dai tempi dei falsi tentatvi di accordo in streaming con le mummie di Grillo. Ricordate gli otto punti di Bersani? No? Bene neppure noi ce li ricordiamo e credo che nessuno in Italia ne abbia memoria. Neppure lo stesso Pierluigi tanto erano fumosi e ridicoli. Buttati lì tanto per poi potere dire che "i grillini non ci hanno ascoltati, la colpa del mancato accordo è tutta loro!"
pippo vinci
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rodotà
domenica 21 aprile 2013
le ultime parole famose
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| Giano bifronte |
Ora vi chiediamo un conributo per dare corpo a questa interessante rubrica suggerita dal nostro collaboratore Pigafetta, che per lanciare l'idea ha elencato alcuni di questi clamorosi esempi:
Monti:"non scenderò mai in politica".
Napolitano " non rifarò il presidente della Repubblica".
Bersani " mai larghe intese"
Berlusconi: " elezioni subito"
D' Alema: " ok all' accordo con la destra, ma senza Berlusconi".
Zamparini: "non licenziero' mai Sannino"
Sorrentino: "non farò minchiate"
Balzaretti: "Parigi o Palermo a vita"
Rios : "mi metterò a dieta"
Lo Monaco: "nuovi acquisti pronti, daranno la svolta".
L' ex moglie: "ti amerò per sempre"
Il figlio: "farò le divisioni senza calcolatrice"
La banca: " saremo sempre al suo fianco"
L' avvocato : " andrà benissimo"
Il meccanico : " vedrà che ora ci può fare 100.000 km."
il Pigafetta
sabato 20 aprile 2013
Grillo aveva ragione!
Ecco serviti tutti coloro che accusavano Grillo di volere solo distruggere. Grillo aveva ragione. I partititi sono finiti. Lo dimostra questa elezione del capo dello Stato dove l'unico partito serio e coerente si è dimostrato quello del l'ex comico di Genova. L'altra coerenza la concediamo al PDL, ma quello lì non è un partito è un gruppo di soldatini agli ordini di un capo. leggi tutto
lunedì 15 aprile 2013
Munnizza by night
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| la cattedrale di Palermo di notte |
Anna mi telefona verso le 12. Lei e le sue amiche sono arrivate a Palermo dal continente da poche ore, ma sono già impegnate in faticose attività turistiche. La giornata è magnifica ma il tempo a disposizione poco: 2 giorni ed una notte per visitare la città.
E allora il metodo più sbrigativo è quello di coinvolgere un amico, consensiente, che vive qui. E quell'amico sono io.
Anna, Maria Chiara e Silvia vogliono farsi un' idea precisa su come sia la "movida" palermitana e, quindi, confrontarla con quelle di Roma, Milano, Mestre e Conversano.
Avendo superato da 8 anni la cinquantina, non sono poi tanto sicuro di svolgere bene il compito. Quella che conosco bene è la movida palermitana di un quarto di secolo fa quando i locali erano 4 o 5, non c'erano i telefonini, non c'erano le Smart e, soprattutto, i frequentatori della attuale movida erano tutti nella culla, qualcuno ancora nella pancia della mamma.
L'appuntamento è per le 8 e 30 di sera di fronte la magnifica cattedrale di Palermo. Nell'attesa osservo le vetrine della libreria delle suore Paoline. Ed è una visione che ti rasserena e che ti illude che il mondo sia popolato da persone buone che vivono solo per alleviare i dispiaceri del prossimo, e quindi anche tuoi. Titoli come Tutti hanno un cuore , Il sentiero della pace, Gesù è tuo amico, Il cuore ti parla ti riempono di gioia e di fiducia verso il mondo.
Ma quello che sta per succedere nella movida palermitana è la chiara dimostrazione che l'umanità , piuttosto, ti odia! O ti ignora.
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| suora paolina in libreria |
La prima tappa, in effetti, è incoraggiante: si cena da Pino piscia e trema una trattoria di quelle recensite in questo blog. E la sorpresa è grande quando Silvia mi fa notare che su una parete , incorniciata, c'è proprio la stampa della nostra recensione (vedi).
E qui ripensi alle Paoline e decidi che il mondo ti ama. Purtroppo , mentre mi godo la fama, mi sfugge che Silvia ha appena messo del formaggio sulla pasta con anciova al posto della muddica atturrata! E l'oste mi rimprovera. La fama è stata effimera. Sono reo di attentato alle tradizioni culinarie palermitane. Ma mi sento amato comunque. Anche da Maria Chiara che mi dà ottimi consigli per migliorare questo blog. Ne vedrete delle belle! E che goduria finire la cena con la cassata al forno ricoperta da un velo di caffè espresso, caldo e amaro. Una sorpresa anche per me!
E qui ripensi alle Paoline e decidi che il mondo ti ama. Purtroppo , mentre mi godo la fama, mi sfugge che Silvia ha appena messo del formaggio sulla pasta con anciova al posto della muddica atturrata! E l'oste mi rimprovera. La fama è stata effimera. Sono reo di attentato alle tradizioni culinarie palermitane. Ma mi sento amato comunque. Anche da Maria Chiara che mi dà ottimi consigli per migliorare questo blog. Ne vedrete delle belle! E che goduria finire la cena con la cassata al forno ricoperta da un velo di caffè espresso, caldo e amaro. Una sorpresa anche per me!
Poi la decisione fatale: facciamo un giretto nella movida: Massimo, Candelai, Piazza Marina, Vucciria, Paternostro, Chiavettieri ecc.
Una folla asfissiante, sconclusionata e immobile ostruisce tutte le strade e le piazze, occupando quei pochi spazi lasciati dalle macchine in doppia, tripla e quadrupla fila. Nell'aria un fetore misto di alcool, sudore, munnizza e fumo . Dei quattro solo il terzo elemento è visibile. I cumuli di rifiuti arrivano ai primi piani tra l'indifferenza generale. E' l'effetto dello sciopero dei dipendenti della società di nettezza urbana.Uno sciopero che ha oramai una cadenza semestrale.
Ad un certo punto il dramma: la stradina, incautamente percorsa per mostrare alle giovani amiche la Antica Focacceria S Francesco, è ostruita da una montagna di munnizza. E' la fine! Non si va ne' avanti ne' ndrè . La folla ignora il dramma, mentre dalla smart che segue parte un urlo di clacson che chiede strada. CHIEDE STRADA?
"ma benedetto trentenne non svezzato, non si può andare avanti ! Non lo vedi?!?!?!"
Lui se ne fotte e continua a suonare chiedendomi di infilarmi con la macchina nella munnizza cosi che lui (e solo lui) possa sgaiattolare da una stradina laterale in controsenso. Gli altri vengono fuori dalle loro automobili e aspettano chissacheccosa. Forse la mamma. Questi non sono cattivi come quello, ma completamente inermi. Non muovono un dito. Penso alle Paoline e capisco che il mondo è diverso dal loro paradiso terrestre.
Dalla nostra macchina, l'unica forse a contenere esseri umani dotati di cervello, scatta il piano di fuga per noi e per le altre 15 o 20 macchine imbottigliate:
1. Anna salta fuori dalla vettura come un grillo e manda indietro una fila di macchine che ostruiscono l'unica via di fuga;
2. io trascino fuori dalla strada , a mano, una cucina in ghisa buttata lì tra i rifiuti e che impediva qualsiasi manovra. Nessuno mi aiuta. Nessuno aiuta Anna. Nessuno protesta. Nessuno ringrazia. Niente! Stanno però tutti a guardare qualcuno che fa qualche cosa per risolvere un problema. Mai visto!
3 Seguendo Anna che sbraita e gesticola, conduco la macchina attraverso irrisori cunicoli (misteriosamente sgombri di munnizza) fino a sfociare in una via a doppia corsia. Viva la libertà!
Eppure, ripensadoci, un fatto positivo lo posso pure trovare: in mezzo a tanta inedia, fare l'eroe è veramente facile!
pippo vinci
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venerdì 12 aprile 2013
La Trazzera va al cinema : Viva la libertà
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| Toni Servillo |
Spinto da amici, recensioni, tam tam e attacco serale di solitudine,
decido di andare a vedere questo nuovo
film di Salvo Andò interpretato da Toni Servillo. Come si può intuire, non
ero nelle migliori condizioni per essere obiettivo.
Aggiungo che sono alquanto
negativamente prevenuto sui film italiani ed americani, ed ecco che quello che scriverò su
questa opera cinematografica puzza molto di inaffidabilità, lo confesso. Ma quello
che segue è quello che penso io ( e temo solamente io) su questo orribile film.
Chiaro? leggi tutto
amedeo contino
mercoledì 10 aprile 2013
Fiabe per adulti. Inediti da “Les Trois Mousquetaires”
![]() |
| les trois mousquetaires |
Il était une fois.....
Palerme, France / Correva l'anno1625…
Narra Alexandre Dumas (père) come "Les Trois
Mousquetaires", Porthos, Athos et Aramis, fiaccati e très affligés dalle fatiche di
imboscate e duelli con le guardie del perfido Cardinale Richelieu, le
spade incrostate di sangue, calzettoni e stivali ormai
inesorabilmente uniti a piedi fiorentissimi di calli, le natiche arrossate
e piagate dal lungo strusciarsi alle selle, olezzanti da giorni
dello stesso greve tanfo delle loro fide cavalcature, au couche de soleil
decidono di riposare e ristorarsi alla celebre Locande de
Canà, in Rue Allorò, numerò...chaipa! leggi tutto
Oscurià
domenica 7 aprile 2013
Il modello sicilia funziona ancora!
E' bastata una legge non
votata dai grillini siciliani per fare gridare alla stampa che il
modello Sicilia vacilla o si è spezzato, non funziona più.
Innanzi tutto ricordiamo
cosa si intede, giornalisticamente parlando, per modello
sicilia.
Il presidente della
Regione Siciliana, Rosario Crocetta, non ha una maggioranza stabile
all'ARS (Assembrea Regionale Siciliana) ossia al parlamento
della regione siciliana. Deve quindi cercare,di
volta in volta, dei parlamentari, al di fuori dello schieramento che lo
sorregge, per l'approvazione di questa o di quella legge.
I grillini hanno riposto
che loro agiranno in questo modo: se un provvedimento sarà
condiviso verrà votato, se un provvedimento non sarà
coerernte con la politica dei 5 stelle, non sarà votato.
Ed è' esattamente quello che
sta succedendo.
I grillini hanno
appoggiato provvedimenti quali lo stop alle antenne USA MUOS a
Niscemi, hanno contribuito ad approvare il DPEF (documento di
programmazione economico finanziaria) hanno votato pure per la abolizione
delle province dell'isola.
Ma sulla legge elettorale
i grillini siciliani non sono d'accordo ed ecco che non hanno
votato il provvedimento. Ed è questo, preciso preciso, il modello sicilia. Che invece molti hanno furbescamente tradotto in accordo stabile con il PD di Crocetta. Ma non è così
Dove stà quindi la fine
di questo “modello Sicilia”?
Non c'è peggiore
sordo di chi non vuol sentire o peggiore cieco di chi non vuol
vedere.
pippo vinci
pippo vinci
mercoledì 3 aprile 2013
una vita difficile
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| il PM di palermo Nino Di Matteo |
Ma nonostante tutto Di Matteo cerca di condurre una vita normale: lavora, incontra gli amici, copre di affetto i suoi familiari e di gentilezza e garbo i suoi interlocutori.
Ricordiamoci che il suo lavoro, come quello di molti suoi colleghi è utile, indispensabile e insostituibile. Non tutti hanno la forza ed il coraggio di andare avanti in condzioni così estreme per chi in fondo fa solo il proprio lavoro.
Di Matteo, quando ha scelto di fare il magistrato, non lo ha certo fatto per sfidare il pericolo, lo ha scelto per passione e spirito di servizio verso il suo paese. Di Matteo non è De Gajardon, non è Fogar, non è Messner e non è neppure Angelo Arrigo, gente che ha voluto sfidare il pericolo solo per il gusto di farlo.
D Matteo, suo malgrad, si è trovato in questa difficile situazione solo perchè vive (viviamo) in un paese dove l'uguaglianza di ogni cittadino di fronte alla legge è un sogno , una meta diffcile da raggiungere.
Ma se un giorno questo alto principio della convivenza civile dovesse realizzarsi, sicuramente dovremo ringraziare persone come Nino Di Matteo.
La Trazzera quindi esprime solidarietà al Pm Nino Di Matteo e si augura che anche lui possa un giorno godersi la vità non blindata come tutti noi, che, invece, facciamo così poco!
pippo vinci
domenica 31 marzo 2013
Auto collettive e autista blu
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| Cameron in bici |
Io credo che il ragionamento più equlibrato non sia SE si debbano omeno utilizzare, ma COME.
Insomma credo che lo scandalo stia nel loro abuso più che nel loro uso.
Quando si parla di auto blu molti fanno l'esempio del premier inglese Cameron che pare vada a lavorare, uscedo da Downing street 10 in bicicletta. leggi tutto
mercoledì 27 marzo 2013
Laura ci racconta ... la Storia Patria
Palermo è una città ricca di
storia , di fascino, di folkore e di cultura. La storia è quella che è. Anzi è
quella che è stata, non scalfibile come il diamante; il fascino resiste: ogni angolo
della città ne dispensa oggettivamente e
soggettivamente; il folklore incalza e stordisce il visitatore.
E la cultura?
La cultura invece soffre e si esaurisce ogni anno sempre di più. La cultura di
una città è come una pianta perenne. E’ li pronta ad accompagnarti per sempre, ma ad una
condizione: la devi curare, innaffiare, accudire.
Palermo, purtroppo, perde ogni
anno foglie e rami della sua pianta perenne. La cultura a Palermo è in agonia e si spegne
lentamente. E una dei sue utlime foglie avvizzite è la Società Siciliana per la Storia Patria che ha definitivamente interrotto
le sue attività lo scorso ottobre per
mancanza di fondi.- leggi tutto
domenica 24 marzo 2013
un parlamento di analfabeti
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| il presidente egiziano Mohammed Morsi |
Sono shoccato ed incazzato nello stesso momento.
Per avere scoperto che gran parte dei nostri parlamentari
sono di un' ignoranza sconcertante. C’è chi ignora chi sia Assad o chi sia Morsi, chi dove si
trovi Kabul, chi chi fosse il Re Sole
e chi, ancora, non sa di cosa si parli quando legge sul giornale la parola
Hamas.
E questi sarebbero i nostri rappresentanti? Sarebbero quelli
che ci devono portare fuori dalla crisi? Quelli che si rappresentano ml mondo e che
guidano una nazione di 60 milioni di abitanti? Aiuuuutooooo!!!!
Io capisco che ogni cittadino abbia diritto a concorrere per la elezione ad un seggio parlamentare, ma non sarebbe il caso di premettere alla elezone una sorta di esame. Lo si fa anche per guidare un motorino, non sarebbe corretto farlo anche (e soprattutto) per chi deve guidare un Paese?
venerdì 22 marzo 2013
Mennea e Palermo
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| Pietro Mennea |
Mennea aveva realizzato il fenomenale record appena un anno prima..
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Nella foto a destra la gara dei 100 metri da lui vinta allo Stadio delle Palme.
lunedì 18 marzo 2013
il cinema visto da Oscuria: Educazione siberiana
Dedicato a chi vive la vita a testa in giù:
non lottare più contro, inizia a lottare per.
"Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare" Così Nonno Kuzja (John Malkovich) avverte il piccolo Kolyma
In una regione del sud della Russia vengono confinati da Stalin clan di criminali dalle più svariate etnie: tra questi, i siberiani urca, "criminali onesti", come essi stessi si definiscono,hanno precise regole d'onore, epperò talvolta incredilmente condivisibili. In guerra contro ogni forma di potere e sfruttamento, uccidono solo poliziotti, disprezzano il denaro al punto da non tenerlo in casa affinchè non la contamini, aborriscono la droga e ne giustiziano i trafficanti, gli urca siberiani hanno una morale profondamente religiosa, fondata sul valore personale e sulla tradizione.
Danno la morte ma sempre rispettando quella che a loro pare sia la vita: prima di tutto la vita dei deboli, i «voluti da Dio», e poi la vita dei liberi e dei forti. L"educazione siberiana" dei ragazzini Kolima e Gagarin,è un film della prima volta, é un'iniziazione: il passaggio dall'infanzia all'adolescenza ha il respiro di una storia universale fortemente connotata da significati fruibili da noi tutti.
L’universo dei siberiani criminali onesti è chiuso: un' utopia fragile, annientata dal tempo come la piena del fiume spazzerà via l' amico, un pianoforte, l' amore adolescenziale e impossibile di Kolyma. Muti e impotenti stanno a guardare il vecchio saggio patriarca, Nonno Kuzja (John Malkovich coniuga la bruttezza irresistibile alla magnifica interpretazione) nè Ink, il maestro tatuatore, quasi lo "stregone" del villaggio: la sua passione, raccontare la vita degli uomini non a parole ma sul corpo: i saggi della comunità nudi nella sauna, leggono dai tatuaggi personalità e vicende di ciascuno.
Personaggi “forti”, dal respiro epico, abitano casupole di legno immerse nel paesaggio gelato, le barbe e i capelli lunghi. La Storia, però, è più potente della loro purezza: irremediabilmente li contamina, annientandoli: la sua dismisura eccede ogni misura dei loro cuori Dieci anni dopo, Kolima, divenuto un gran bel giovanotto, si arruola nell’ esercito russo, sulle montagne cecene per cercare Gagarin, l' amico e compagno di giochi infantili incattivito dalla galera delinquente spacciatore: questi, abbandonata e tradita la comunità dei Siberiano, vuole possedere oltre ogni misura, persa ogni morale o freno.
Tutto è cambiato: non è il cuore la misura giust dei desideri, e nulla è giusto. Illuminante e intensa la fiaba narrata da nonno Kuzja, del giovane lupo che per fame si vende agli uomini, divenendo cane. "La fame viene e va via. La dignità dell'uomo, una volta persa, non si può riconquistare". Nei boschi Kolyma ritrova Gagarin che lo aspetta da tanto. Perché si ritrovi, c'è un solo modo. La vita dei lupi che mai accetterebbero di farsi cani. Nel cuore di Kolyma, il desiderio e la speranza che un mondo diverso é possibile E dunque il giovane lupo andrà a Sud e verso l’Occidente, fidandosi della sua maestria nei tatuaggi, nell'uso del coltello e della pistola, alla ricerca di un luogo un tempo e un futuro in cui i lupi non desiderino farsi cani.
Oscuria
"Un uomo non può possedere più di quello che il suo cuore può amare" Così Nonno Kuzja (John Malkovich) avverte il piccolo Kolyma
In una regione del sud della Russia vengono confinati da Stalin clan di criminali dalle più svariate etnie: tra questi, i siberiani urca, "criminali onesti", come essi stessi si definiscono,hanno precise regole d'onore, epperò talvolta incredilmente condivisibili. In guerra contro ogni forma di potere e sfruttamento, uccidono solo poliziotti, disprezzano il denaro al punto da non tenerlo in casa affinchè non la contamini, aborriscono la droga e ne giustiziano i trafficanti, gli urca siberiani hanno una morale profondamente religiosa, fondata sul valore personale e sulla tradizione.
Danno la morte ma sempre rispettando quella che a loro pare sia la vita: prima di tutto la vita dei deboli, i «voluti da Dio», e poi la vita dei liberi e dei forti. L"educazione siberiana" dei ragazzini Kolima e Gagarin,è un film della prima volta, é un'iniziazione: il passaggio dall'infanzia all'adolescenza ha il respiro di una storia universale fortemente connotata da significati fruibili da noi tutti.
L’universo dei siberiani criminali onesti è chiuso: un' utopia fragile, annientata dal tempo come la piena del fiume spazzerà via l' amico, un pianoforte, l' amore adolescenziale e impossibile di Kolyma. Muti e impotenti stanno a guardare il vecchio saggio patriarca, Nonno Kuzja (John Malkovich coniuga la bruttezza irresistibile alla magnifica interpretazione) nè Ink, il maestro tatuatore, quasi lo "stregone" del villaggio: la sua passione, raccontare la vita degli uomini non a parole ma sul corpo: i saggi della comunità nudi nella sauna, leggono dai tatuaggi personalità e vicende di ciascuno.
Personaggi “forti”, dal respiro epico, abitano casupole di legno immerse nel paesaggio gelato, le barbe e i capelli lunghi. La Storia, però, è più potente della loro purezza: irremediabilmente li contamina, annientandoli: la sua dismisura eccede ogni misura dei loro cuori Dieci anni dopo, Kolima, divenuto un gran bel giovanotto, si arruola nell’ esercito russo, sulle montagne cecene per cercare Gagarin, l' amico e compagno di giochi infantili incattivito dalla galera delinquente spacciatore: questi, abbandonata e tradita la comunità dei Siberiano, vuole possedere oltre ogni misura, persa ogni morale o freno.
Tutto è cambiato: non è il cuore la misura giust dei desideri, e nulla è giusto. Illuminante e intensa la fiaba narrata da nonno Kuzja, del giovane lupo che per fame si vende agli uomini, divenendo cane. "La fame viene e va via. La dignità dell'uomo, una volta persa, non si può riconquistare". Nei boschi Kolyma ritrova Gagarin che lo aspetta da tanto. Perché si ritrovi, c'è un solo modo. La vita dei lupi che mai accetterebbero di farsi cani. Nel cuore di Kolyma, il desiderio e la speranza che un mondo diverso é possibile E dunque il giovane lupo andrà a Sud e verso l’Occidente, fidandosi della sua maestria nei tatuaggi, nell'uso del coltello e della pistola, alla ricerca di un luogo un tempo e un futuro in cui i lupi non desiderino farsi cani.
Oscuria
martedì 12 marzo 2013
La colpa è sempre degli altri
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| Pierluigi Bersani |
E pure degli altri è la colpa della caduta dei suoi governi o della ascesa trionfale di Berlusconi (è colpa di chi lo demonizza!). E' sempre degli altri la colpa: di Berlusconi che occupa illegalmente le TV (e su questo siamo parzialmente d'accordo ) è colpa di Bertinotti che ha rotto sulle 35 ore, è colpa dei girotondini o del popolo viola che spaventano i mercati, è colpa di Ingroia che ha sottratto voti al centrosinistra ed è giustizialista , è colpa di Grillo che non vuole fare l'accordo e manda in rovina il paese.
Mai una volta che gli venisse il dubbio che forse forse qualche colpetta ce l'hanno pure loro.
Da almeno 2 decenni nel paese si notavano segni più che evidenti di insofferenza. Chi non ha notato il movimento dei girotodnini? Chi non si è accorto del popolo viola? o di quello delle agende rosse? ed i NO TAV, i NO PONTE, i NO Dal Molin? e chi non si ricorda dei primi comizi di Beppe Grillo, delle sue proposte fatte personalmente a Romano Prodi che quasi si addormentò mentre parlava con lui e dei suoi vaffa day o delle sue petizioni contro la casta con una proposta di legge popolare presentata in Senato e mai discussa?
I DS e , poi il PD, non si accorsero di nulla.Anzi se ne acorsero, ma mai una volta appoggiarono questi movimenti democratici di popolo; per loro erano populismo , antipolitica e anticamera delle violenza da cui prendere le distanze. E lo dicevano alti e qualificati rappresentanti del partito, spesso nelle vesti di uomini (e donne) delle istituzioni!: D'alema, Violante, Finocchiaro, Bindi , Letta Franceschini, Fioroni!
Sembrava loro più conveniente dare ascolto ai moderati di Casini, ai sobri di Monti ed ai nonsisacchè di Vendola nonchè ai porporati senza Cristo ed ultraconservatori del Vaticano.
Ogni tanto questi sedicenti uomini di sinistra, nonostante la presenza di violenti ed irresponsabili comunisti mescolati tra gli elettori, riuscivano perfino a formare dei governi e lì davano il meglio di se:
- conferma dei patti lateranensi e di tutti i vantaggi fiscali di cui gode la Chiesa cattolica in Italia
- riduzione dei finanziamenti alle scuole pubbliche con parallelo aumento dei contributi alle private, meglio se cattoliche
- acquisto di (inutili e pericolosi ) caccia F35, neo-bare volanti
- finanziamento di faraoniche opere inutili (Tav e , Ponte sullo stretto le più famose)
- cessione ai privati della gestione dell'acqua pubblica (malgrado il referendum)
- condivisione e approvazione della legge elettorale detta porcellum, mantenuto malgrado l'otre milione di firme chiedesse loro di affossarlo.
- votazione di indulto per salvare compagni di partito fottendosene dei poveri detenuti in attesa di giudizio che si impiccano regolarmente senza che nessuno, quantomeno, li conti
- uso illecito e/o immorale dei finanziamenti pubblici, sebbena aboliti da ulteriore referendum-farsa
- aumento delle sovvenzioni ai giornali sulla base non delle vendite , ma della tiratura
- intoccabilità del gigantesco conflitto di interessi del loro più acerrimo nemico (?!?!?!)
- smantellamento di interi poli industriali dopo che questi avevano incassato milioni di euro di sovvenzioni
- privatizzazioni selvagge con minimi vantaggi per lo Stato per favorire questo o quel compagno di merende
- tonnellate di leggi utili solo (!) a complicare ed ingolfare le macchina della giustizia in previsione di un sicuro coinvolgimento in qualche inchiesta
- innalzamento dell'età pensionabile a asi 70 anni con la scusa-presaperilculo che questa riforma favorirebbe l'ingresso dei giovani nel mondo del lavoro!
- amnesia totale rispetto a qualsiasi intervento contro la criminalità organizzata, la corruzione finanziaria, i paradisi fiscali,,,,,,
- ecc ecc ecc.
Molti di questi atti sono stati fatti in completa autonomia altri favorendo o non ostacolando a dovere il percorso iniziato dal centrodestra. Per una pacifica spartizione del potere.
E poi si chiedono perchè la gente non li voti in massa? ASSURDO!
E poi danno a Grillo, Ingroia e Bertinotti la colpa dei loro insuccessi? RIDICOLI!
pippo vinci
perchè il M5S non può dare la fiducia . clicca qui
sabato 9 marzo 2013
frasi celebri (34)
Ciascuno ha il proprio filtro, che porta con sè
dappertutto, e attraverso il quale raccoglie, nella massa indefinita dei
fatti, quelli che sono più idonei a confermare i suoi pregiudizi
(H. M. de Lubac)
(H. M. de Lubac)
venerdì 8 marzo 2013
giovedì 7 marzo 2013
Renzi Trama...glino
In tutti questi giochi e messaggi incomprensibili ci sono comunque almeno 3 personaggi che sperano in una disfatta di Bersani e del suo PD Due di esse sono ovvie : Grillo e Berlusconi, l'altra è un po' meno ovvia in quanto è la più enigmatica di tutte: è Matteo Renzi.
Innanzi tutto non è chiaro dove collocare politicamente questo furbacchione parolaio: PD? centro? o addirittura destra? Sinistra no di sicuro.
E poi non si comprendono molte delle sue mosse, dei suoi silenzi, delle sue apparizioni.
Insomma Renzi è l'uomo più enigmatico dell'attuale carosello politico e come tale il più pericoloso.
pippo vinci
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