sabato 27 maggio 2017

G7: ennesima buffonata a Taormina

 -prima giornata di colloqui tra i grandi;
- domani si cercherà di stringere;
- impegno comune contro il terrorismo: ci sarà maggiore scambio di informazioni;
- dai grandi, solidarietà a Londra;
- sul nodo clima restano distanze: USA hanno chiesto tempo;
- passi avanti sulla questione migranti: verso buon compromesso;
- immigrazione, terrorosmo, commercio internazionale, clima: i leader sorridono e  si divertono, ma  non sono d'accordo su niente 
- Merkel: "Discussione molto insoddisfacente"
- Gentiloni:almeno ci siamo conosciuti e confrontati da vicino. Ora sappiamo bene quali siano le posizioni di ciascuno di noi sui temi più importanti
- Clamoroso al G7: Gentiloni parla, Trump non lo ascolta. Ultimo atto di un vertice flop

questi alcuni titoli della stampa sui lavori del G7 di Taormina. Come si vede un inutile scambio di parole, promesse e buone intenzioni, foto ricordo e cene sontuose ma niente di concreto.E come potrebbe essere diversamente?


Ma non è la prima volta, anzi, è l'ennesima e solita buffonata dei Gn. Son solo futili ed inutili passerelle senza un obiettivo concreto. Un modo per mettere in evidenza i gioielli di casa Italia (Taormina), per fare qualche cena elegante, salutarsi, fotografarsi  e poi tutto finisce in una bolla di sapone. 

al belvedere di Taormina
Eppure per questo G7 sono stati spesi tanti soldi, sono stati impegnati centinaia se non migliaia di agenti delle forze dell'ordine e mobilitato decine di navi per pattugliare la costa. E poi  divieti a go go e sacrifici da parte dei residenti senza senza alcun ritorno economico, anzi con perdite notevoli lamentate dai commercianti locali, visto che in questi giorni non era possibile avvicinare Taormina da pare dei numerosi turisti che normalmente, in questa stagione, cominciano ad invadere la perla dello Ionio.

Ecco cosa ha detto in proposito l'ex premier italiano Romano Prodi :“Non ci si aspettino dal G7 delle decisioni formali che poi abbiano conseguenze successive”
Perchè allora non  la finiscono di fare queste costose ed inutili  buffonate?

perchè al G7 sono in 9?


giovedì 25 maggio 2017

se il tempo fosse ... una scatola di scarpe

Se il tempo fosse una scatola di scarpe che aumenta continuamente di lunghezza con il suo trascorrere, si potrebbe suddividere tale scatola in tante scatole più piccole poste una di seguito all’altra.Il tempo della nostra esistenza sarebbe contenuto in una di queste scatole che aumenta di lunghezza fino a tanto che viviamo.

Le scatole dei nostri avi hanno un volume ben definito essendo loro nati  e poi morti.
La nostra scatola segue la loro in una ideale catena in una continua crescita.
Gente che è nata nello stesso giorno dello stesso anno ha una scatola che ha lo stesso inizio e fine diversa In quanto cessa di vivere in tempi diversi.

Una grossa scatola potrebbe contenere un certo periodo di tempo che comprende anche le scatole di ognuno di noi.Un certo numero di scatole di scarpe può essere contenuta in una grossa scatola che racchiude il tempo complessivo delle singole scatole.
Diciamo : Gesù è vissuto 2000 anni fa.
E’ trascorso un sacco di tempo.
Mica tanto.

Se immaginiamo la vita complessiva di 40 persone ed ipotizziamo che ognuno di esse ha vissuto mediamente 50 anni ( mi tengo basso, ma forse non tanto)  si potrà dire che il periodo di vita complessivo di tutti loro ( somma dei loro singoli periodi di vita ) è di 2000 anni ( 40 x 50 ).Quaranta generazioni ci distaccano dall’età in cui visse Gesù.

Se queste persone si potessero riunire in un’aula insieme nell’anno 2000 e raccontarsi le proprie esperienze seduti nei banchi a partire dal primo nato tra loro fino all’ultimo, questo lasso di tempo non ci sembrerebbe così enorme.
Una grossa scatola della capienza di 2000 anni conterrebbe 40 scatole di 50 anni di vita ciascuna.

philippe louison


mercoledì 17 maggio 2017

il lavoro fa schifo

 


recensione di un Saggio di Cali Ressler e Jody Thompson
editrice Elliot -
prezzo € 16.50
Il lavoro non è un luogo fisico dove ci rechiamo ogni mattina, ma è ciò che facciamo. Sono le nostre idee, i nostri progetti.
Il lavoro non può essere la negazione della nostra vita. Questo libro esamina i motivi che rendono la maggior parte dei luoghi di lavoro poco funzionali e propone un metodo nuovo (e sorprendentemente efficace) per eliminare le false convinzioni che impediscono di sviluppare appieno le potenzialità del lavoratore.
In un ufficio rivoluzionato il dipendente è pagato per la quantità di lavoro che produce, non per la porzione di vita che regala. Questa semplice idea contribuisce a sviluppare un personale più stimolato, concentrato, disciplinato e, soprattutto, soddisfatto.
Ormai il concetto tradizionale di lavoro (36/40 ore settimanali, lunedì¬-venerdì, 9-17) è¨ superato. Vediamo persone inadeguate alle loro mansioni che vengono promosse solo perchè arrivano prima e si trattengono più a lungo di tutti gli altri alla loro postazione. Partecipiamo a lunghissime, e molto spesso inutili, riunioni dove sopportiamo colleghi che pongono domande insulse solo per sottolineare la loro presenza.
Viviamo nella cosiddetta Era dell’Informazione, della tecnologia che avvicina le persone, ma nella sostanza la natura del posto di lavoro, gli orari e la presenza obbligata dietro una scrivania non sono cambiati dall’Era Industriale, quando la catena di montaggio esigeva la presenza fisica dell’operaio.
Non è¨ necessario che lavoratori e aziende stravolgano la propria natura per attuare questa rivoluzione: basta cambiare modo di lavorare.
(recensione tratta dal sito Qlibri)

***

In breve il libro espone i risultati di un esperimento realizzato in alcni ambienti di lavoro (pubblci e privati) negli USA. Le ricercatrici hanno introdotto il lavoro senza obblighi di orario. Ad ognuno viene dato un incarico e il lavoratore può svolgerlo dove e negli orari a lui più graditi , rispettando comunque i tempi di consegna. Nessun obbligo di presenza , nessuno badge, nessuna firma, nessun controllo sulla presenza. Risultato? La produttività è aumentata ovunque si sia realizzato questo esperimento!

venerdì 12 maggio 2017

... ma di tutte, più grande è la carità!

« Queste dunque le tre cose che rimangono:

la fede, la speranza e la carità;
ma di tutte più grande è la carità! »

1.corinzi 13 - 13

Domenica 9 febbraio 2014, sono al Don Bosco e partecipo alla messa più affollata della giornata. La messa di mezzogiorno. Il Don Bosco Ranchibile è una delle parrocchie più frequentate ( e più ricche) della città. C'è una scuola , c'è un oratorio, c'è un cine-teatro, ci sono campi da gioco. Qui hanno studiato e studiano i rampolli della Palermo bene. E, quindi, c'è una utenza di benestanti. La zona è quella del salotto di Palermo: viale Lazio, via Libertà, piazza Leoni, quartiere Matteotti.

La chiesa è stracolma. Molte le donne in pelliccia. Fuori, in effetti, c'è il sole e il termometro segna  addirittura... 18 gradi, sopra zero!

La cerimonia è molto sentita, c'è anche un gruppo di ragazzi con gli strumenti che suonano e cantano canzoni di chiesa. Ricordano le famose messe beat degli anni 70. La gente partecipa e si commuove. L'atmosfera è mistica.

Ma ecco che arriva il momento delle offerte. Sei  volenterosi  girano per le navate allungando tra le panche un cestino dove i fedeli potranno mettere la loro offerta.
Il cestino capita pure sotto i miei occhi  alla fine di tutto il percorso. Do un'occhiata al contenuto del cestino. E  mi sorprendo: nessuna banconota (ne' da 5, ne' da 10, ne' da 20 euro). Solo minuzzaglia ossia monetine da 20 centesimi (la stragrande maggioranza) e da 10. Poi molte da 50 c. Pochissime da 1€ . Una o due  da 2 €. La crisi colpisce anche la cristianità impellicciata!

Racconto solo il fatto, non mi permetto di dare alcun giudizio.

La messa finisce e tutti (ma proprio tutti?) vanno in pace!

mercoledì 10 maggio 2017

TEPOROCCHIA', la parola per non perdere gli oggetti

Capita spesso che quando si lascia un luogo per un altro, ci si accorge, dopo qualche tempo, di avere dimenticato, da qualche parte, un oggetto.

E tra gli oggetti più dimenticati abbiamo il telefonino, il portafogli, gli occhiali e le chiavi.

Ebbene esiste un metodo che riduce di molto le possibilità di perdere uno di questi oggetti. Il sistema si chiama TEPOROCCHIA' parola derivata da:

TE   per TElefonino               POR    per PORtafogli
OC  per OCchiali                   CHIA'  per CHIAvi

In questo modo, ogni volta che vi spostate da un luogo all'altro fate una sorta di check list con l'acronimo teporocchià e verificate se avete con voi i 4 oggetti sopra indicati. Vi garantisco che il metodo funziona e non richiede che pochi secondi di impegno.

venerdì 5 maggio 2017

frasi celebri (45)

"La differenza tra le persone sta solo nel loro avere maggiore o minore accesso alla conoscenza»


mercoledì 3 maggio 2017

Muntari, cornuto e mazziato

Sulley Muntari

Serie A, domenica 30 aprile 2017, la partita è Cagliari - Pescara, il Cagliari sta vincendo 1 a 0. Verso la fine dell'incontro , durante un calcio d'angolo, una decina di spettatori (o forse una ventina) lancia dei cori razzisti (BUUUUU!) verso il giocatore ghanese del Pescara Sulley Muntari.

Il giocatore non ci sta e corre, prima verso il gruppo di razzisti, poi verso l'arbitro a chiedere la sospensione della partita o, comunque, un suo intervento per bloccare la vergognosa situazione. L'arbitro non lo ascolta, i suoi compagni non lo supportano e così pure i giocatori del Cagliari. 

Muntari è lasciato solo in quella che è una sacrosanta reazione isterica e sdegnata. E che fa l'arbitro? Una genialità: ammonisce Muntari. Muntari non ci vede più ed abbandona il campo. E che fa l'arbitro? lo espelle!! Muntari verrà poi squalificato (!?!?!?) dal giudice sportivo per una giornata!!!!
Incredibile no?

Prima, tutti a parlare di razzismo, magliette con la scritta NO RAZZISMO, belle parole, belle promesse. Al momento di fare qualcosa l'unico ad essere punito è la vittima dei cori beceri? Non ci si crede!

"erano solo in dieci! - c'è una norma che dice che per essere razzisti bisogna essere almeno in mille?
"erano solo degli imbecilli" - invece i razzisti che sono? Intelligenti?
L'arbitro ammonisce Muntari!
"i tifosi del Cagliari non sono razzisti" - tutti no, ci mancherebbe, ma 20 si! E comunque ,perchè i tifosi non razzisti del Cagliari non si sono dissociati fischiando sonoramente contro quei venti razzisti?

Per fortuna, a parte la nostra solidarietà a Muntari , anche l'ONU si è pronunciata a favore del ghanese.

In questo modo la piaga dei cori razzisti non verrà estirpata  mai. Fosse anche solo uno che grida BUUU, bisognerebbe sospendere definitivamente la partita, dare vittoria a tavolino alla squadra del destinatario dei cori e squalificare il campo per almeno 6 o 7 turni, comminando anche una fortissima multa alla Società. A meno che non vengano individuati (tutti) i venti razzisti denunciandoli alle autorità giudiziarie. Sempre che esista nel codice penale una norma che punisca questi atteggiamenti.

Insomma ci vuole la mano forte, senza se e senza ma. Chi comincia a fare dei distinguo , a parlare di idioti e non razzisti ad appellarsi al numero esiguo di questi  razzisti o a fare finta di niente, non fa che il male del calcio dando un esempio pessimo al mondo  intero!

martedì 25 aprile 2017

Il grande imbroglio dell'arte contemporanea



di Simona Maggiorelli
Tra la fine del Novecento e il primo quindicennio degli anni Duemila l'arte contemporanea sembra aver vissuto una lunga notte piena di incubi orrorifici, quanto improbabili. Si è dispiegato cosi un universo visivo di figure grottesche, di funeree nature morte, di trovate goliardiche e raccapriccianti.
Nell'era della riproducibilità tecnica sembra essere sparita l'opera d'arte. Ne resta solo una vacua aura. A prevalere è una produzione di installazioni, video, performance a effetto choc o che all'opposto (e in modo complementare, come se fossero le due facce di una stessa medaglia) cercano l'anestesia più totale con opere iper-concettuali, che celebrano il vuoto. 

Nella cosiddetta società delle immagini, della pubblicità, della fotografia, degli avatar e della realtà virtuale, pare non esserci più spazio se non per figurazioni svuotate di senso, e una desertificata astrazione. Cosi piace al ristretto e facoltoso pubblico che frequenta le aste a Londra, a New York, in Svizzera. Il valore economico delle mucche squartate e conservate da Hirst in teche simil-acquario è da capogiro. Non importa se fra dieci anni saranno poltiglia

Per gli artifici della finanziarizzazione dell'arte contemporanea, per i tycoon ultramiliardari che le acquistano, conta la spettacolarizzazione, il gigantismo, la dismisura, in spregio alla crisi. Non importa se l'effetto è palesemente kitsch. Il fatto che opere di questo tipo siano diventate uno status symbol per pochi (chi, anche volendo, potrebbe tenerle in salotto?) ha fatto strage di ogni altro significato. Ai galleristi non importa se tutto ciò abbia provocato un impoverimento culturale della proposta, gli interessa che l'opera abbia le caratteristiche per essere vendibile all'upper class. Il pubblico che frequenta le biennali, le gallerie e i musei del contemporaneo, del resto, non se ne lamenta. 

Il Nobel Mario Vargas Lllosa si è permesso di prendere in giro l'ossequio verso l'arte iper-concettuale che appare oggi generalizzato. Ha commesso questo 'peccato' nel 2016, scrivendo sul quotidiano spagnolo "El País" dell'esperienza che ha fatto durante una giornata libera a Londra. «Per dimenticare la Brexit», dice di aver deciso di andare a vedere il nuovo edificio della Tate Modern: «Come mi aspettavo, ci ho trovato l'apoteosi della civiltà dello spettacolo», tanto da voler rinunciare. 

Poi però, vedendo tanti giovani e turisti, si è messo in scia per cercare di capire i motivi del loro entusiasmo. Al primo piano del museo è stato colpito dallo zelo con cui una insegnante cercava di convincere la scolaresca che quel manico cilindrico, probabilmente di scopa, esposto con cura, era di fatto una scultura «a cui l'artista aveva tolto le setole di saggina o di nylon che l'avevano resa funzionale, come oggetto quotidiano per le faccende domestiche». Che fosse una scultura era evidente perché intorno al manico una corda formava un rettangolo che impediva agli spettatori di avvicinarvisi troppo e di toccarlo. 
 
La tentazione, confessa Vargas Llosa nel suo report, sarebbe stata dirle che ciò che stava facendo «con dedizione, ingenuità e innocenza, non era altro che contribuire a un imbroglio monumentale, a una sottilissima congiura poco meno che planetaria su cui gallerie, musei, illustrissimi critici, riviste specializzate, collezionisti, professori, mecenati e mercanti sfacciati si sono messi d'accordo per ingannarsi, ingannare mezzo mondo e, di passaggio, permettere che pochi si riempissero le tasche grazie a una simile impostura».



Benché negli anni Ottanta abbia tenuto a battesimo la Transavanguardia, lo stesso Achille Bonito Oliva ha denunciato l'effetto omologante della globalizzazione sull'arte. Visitando il MoMA, il Guggenheim di New York, il Centre Pompidou nel cuore di Parigi o la Tate Gallery vicina alla City di Londra, sarà capitato a molti di notare che le rispettive collezioni si assomigliano in modo impressionante, tanto da avere la sensazione di un continuo déjà-vu.


Al Museo di Bolzano, nell'ottobre 2015, dopo una festa, gli addetti alle pulizie hanno gettato via per sbaglio un'opera di Goldschmied & Chiari intitolata Dove andiamo a ballare stasera?: pensavano che fossero i resti del banchetto.    

Scherzi da buontemponi, si dirà, come quella volta che alla Biennale di Venezia un visitatore si è divertito a mettere in posa un sacchetto pieno di spazzatura per godersi lo spettacolo di acritici spettatori che si fermavano a osservarlo con aria seria e contemplativa. Iper-realismo incellophanato, vacuo estetismo, provocazione fine a stessa compongono la trama invisibile che percorre tante Biennali anni Novanta e Duemila, da Venezia a Istanbul, passando per una fiera di tendenza come Frieze London, per la mostra mercato di Basilea e la prestigiosa DOCUMENTA di Kassel. Non credendo a Hegel e alla sua profezia sulla morte dell'arte, torna la domanda: cosa è accaduto? Come si è arrivati fin qui?

..... questo post è il riassunto dell'articolo  completo che potrete leggere cliccando qui sotto su "Link articolo" che vi porterà  su MicroMega on line dove è stato pubblicato l'articolo originale completo. 


Link articolo © Simona Maggiorelli © MicroMega online.
Simona Maggiorelli: Attacco all'arte. La bellezza negata (L'asino d'oro edizioni 2017).

sabato 22 aprile 2017

Miti da sfatare: S Martino e Calimero


Cominciamo con S Martino.
Secondo la nota leggenda, un giorno d’inverno, un cavaliere di nome Martino cavalcava per un sentiero in mezzo ad un bosco, armato di spada e avvolto nel suo caldo e rosso mantello. Faceva freddo. Molto freddo.

Ad un certo punto il fiero cavaliere vide un povero vecchio mezzo ignudo che soffriva come un cane per il freddo cane.
 Il buon Martino cosa fece? Prese la spada, tagliò il mantello in due parti (spero uguali) e ne diede una all’infreddolito viandante.
Tosto, il buon Dio fece spuntare il sole e la temperatura divenne tersa: l’estate di S Martino. Che si festeggia ogni anno l'11 novembre



Fino a poco tempo fa, leggendo questa leggenda utile a dimostrare (nonostante la spada) la bontà di Martino, nulla mi sembrava fuori posto. Tutto concordava e tutto conduceva alla considerazione che si, Martino ha fatto un bel gesto e Dio, onnipotente, lo ha immediatamente gratificato (su questa terra) facendo spuntare il sole e imponendo alla temperatura di alzarsi, presumibilmente, di diversi gradi centigradi.
Poi ho prestato più attenzione all’episodio tramandato e mi sono venuti dei seri dubbi:

1° dubbi
o
Se Martino era veramente così buono da meritarsi poi la qualifica di santo perchè tagliare il mantello? Perchè non donarlo tutto al povero e nudo viandante? S Francesco, nove secoli dopo, donerà tutto ai poveri, non la metà!

2° dubbio
Sappiamo, dalle Sacre Scritture che la ricompensa per una vita cristiana , sarebbe la vita eterna. O in ogni caso sarebbe una ricompensa importante, da riscuotere “nell’altro mondo” perché il Suo regno non è di questo mondo. Qui la banale ricompensa (mitigazione del clima) avviene quasi in tempo reale!

3° dubbio (forse il più pesante!)
Perchè fare spuntare il sole ora che il vecchietto congelato aveva di che scaldarsi? Si presuppone infatti che se Martino non avesse incontrato il pover’uomo , questi sarebbe rimasto infreddolito fino a morirne, no? Di conseguenza la mutazione climatica non è stata fatta per il poveretto, ma per il ricco e buon (?) Martino che oramai aveva solo mezzo mantello a disposizione, che quindi non lo tutelava totalmente. Povero Martino!

In sintesi : finchè il mantello lo aveva Martino, il tempo poteva rimanere inclemente ed il vecchio poteva morire di freddo. Appena Martino si è mezzo denudato ed il vecchio aveva di che coprirsi ecco che arriva l’estate.

Spero solo che Martino non sia diventato santo per questa leggenda, se dovessi scoprire questo, proporrei una sottoscrizione per annullare la santità del santo dell’11 novembre!


E veniamo a Calimero

Negli anni 60 imperversava in TV la nota pubblicità del detersivo AVA (come lava!) che aveva in Calimero il suo virtuale (era un cartoon) testimonial.

Calimero , verso la fine dello spot, piange disperato perché tutti lo emarginano e lo evitano in quanto piccolo e nero. Ma subito una voce fuori campo lo consola dicendo, ".. no, Calimero tu non sei nero SEI SOLO SPORCO".

E' superfluo farvi notate, che questa ultima è la frase più razzista detta in TV da quando esiste la TV. Secondo il creativo che ha ideato lo spot, è meglio essere sporchi piuttosto che neri!P.S. Ma lo avete visto Calimero bianco dopo il lavaggio con AVA. Secondo me fa schifo!
Credimi Calimero, meglio nero che bianco!

venerdì 14 aprile 2017

unico stato canaglia: gli Stati Uniti

Perchè sono proprio gli USA a battezzare gli stati "canaglia"? Forse perchè nessuno meglio di loro sa cosa vuol dire essere uno stato canaglia.
Vediamo un po'
1) gli USA, fino ad oggi,sono stati l'unico paese al  mondo  ad avere utilizzato (e per ben 2 volte) la bomba atomica provocando una strage di innocenti a Hiroshima e Nagasaki in Giappone alla fine della seconda guerra mondiale. Le vittime dirette furono quasi 200.000, ma quelli che morirono negli anni successivi per malattie correlate alla esposizione radioattiva furono molte, me molte di più;
2) gli USA hanno ideato e affiancati attivamente  numerosi colpi di stato fascisti in America latina negli anni 70 e 80 provocando, anche qui, centinaia di migliaia di morti innocenti;
3) gli USA hanno inventato la guerra preventiva attaccando stati (definiti canaglia) adducendo false accuse . Vedi, in primis, l'Iraq di Saddam Houssein;
4) gli USA continuano la loro serie di attacchi sconsiderati in medio oriente con il falso obiettivo di combattere gli impalpabili terroristi, prima di Al Qaeda ora dell'ISIS ed uccidendo, al loro posto, civili innocenti compresi bambini;
5) gli USA hanno militarizzato l'intero globo installando basi militari quasi ovunque. Ad oggi se ne contano oltre 700 distribuite in 135 paesi , pari a circa il 70% delle nazioni del mondo che sono 196 in totale!.

........e questi sono solo i fatti più eclatanti e oggettivamente riscontrabili!

giovedì 2 marzo 2017

fumo passivo: digli di smettere

ll fumo passivo uccide 600.000 persone l'anno nel mondo, di cui 165.000 bambini sotto i 5 anni, secondo le stime pubblicate dalla rivista medico-scientifica britannica The Lancet. Se si aggiungono a queste cifre i 5,1 milioni di decessi causati dal fumo attivo, si arriva ad un totale di 5,7 milioni di decessi dovuti al tabacco ogni anno.

Gli autori dello studio - l'Istituto Karolinska di Stoccolma e dell'Oms (l'Organizzazione mondiale della salute) - hanno utilizzato dati relativi al 2004, i più recenti disponibili in tutti i 192 paesi analizzati.

I bambini sono le prime vittime del tabagismo passivo, poiché incapaci di sottrarsi alla principale fonte di esposizione, i genitori che fumano in casa. Nel 2004, il 40% dei bambini, il 35% delle donne e il 33% degli uomini non fumatori erano esposti al fumo passivo. I decessi sono stati raggruppati per causa di morte: 379.000 per problemi cardiaci, 165.000 per infezioni alle basse vie respiratore, 36.900 per asma, 21.400 per tumore al polmone.

I due terzi dei decessi si registrano in Africa e Asia del sud: "Le malattie infettive e il tabacco costituiscono un connubio mortale per i bambini di queste regioni", scrivono gli autori. Solo il 7,4% della popolazione mondiale vive oggi tutelato da una normativa antifumo.

da televideo RAI

giovedì 16 febbraio 2017

Frasi celebri (44)

A volte è meglio tacere e sembrare stupidi che parlare e togliere ogni dubbio

Oscar Wilde

mercoledì 15 febbraio 2017

Orso e Toro


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Sapete perchè quando la Borsa sale si dice Toro e quando la Borsa scende si dice invece che è Orso?
Perchè il Toro è un animale che attacca dal basso verso l’alto (quindi in direzione di rialzo), mentre l’orso attacca dall’alto verso il basso (e quindi in direzione del ribasso).
A parte questa simpatica informazione , vogliamo fare due conti.
Spesso sentiamo dire che un titolo quotato in Borsa, dopo un tonfo (es – 3%) è in risalita (es +3%) ed ha coperto le perdite. Ma per coprire una caduta del 3% ci vuole un rialzo maggiore.
Ed ecco perché: facciamo un esempio con i numeri, ed usiamo numeri grossi per evidenziare meglio il concetto esposto.
Supponiamo che il titolo “valga” 1.000 e che subisca un calo del 50% pertanto il suo valore scenderà a 500 (1.000 – 50% di 1.000 = 500)
Supponiamo ora che il titolo, che vale ora 500, subisca un rialzo sempre del 50%.
All’apparenza se il rialzo (+ 50%) è uguale alla perdita (- 50%) non si dovrebbe riscontrare nessuna perdita. Ma in realtà non è così. Infatti un incremento del 50% su un valore di 500 non conduce al valore 1000 ,ma al valore 750. E questo perché il 50% di 500 è solo 250.
E il conto è presto fatto 500 + 50% di 500 = 750. E allora per riprendere un calo del 50% serve un rialzo pari al doppio ossia del 100%.
In definitiva per riprendere le perdite è necessario un rialzo percentuale più grande. In caso contrario , per vedere sfumare ciò che si è guadagnato con un rialzo, bastano percentuali di ribasso minori.
Per evidenziare quanto detto vi mostriamo le due tabelle che seguono. Nella prima si evidenziano le percentuali di rialzo necessari per riprendere le perdite, nella seconda le percentuali di ribasso che annullano i guadagni
rialzo per recuperare le perdite
somma iniziale ribasso entità del ribasso valore finale % rialzo necessaria a recuperare le perdite entità del rialzo valore conclusivo
100 1,00% 1,00 99,00 1,010% 1 100
100 2,00% 2,00 98,00 2,041% 2 100
100 3,00% 3,00 97,00 3,093% 3 100
100 4,00% 4,00 96,00 4,167% 4 100
100 5,00% 5,00 95,00 5,263% 5 100
100 6,00% 6,00 94,00 6,383% 6 100
100 7,00% 7,00 93,00 7,527% 7 100
100 8,00% 8,00 92,00 8,696% 8 100
100 9,00% 9,00 91,00 9,890% 9 100
100 10,00% 10,00 90,00 11,111% 10 100
100 15,00% 15,00 85,00 17,647% 15 100
100 20,00% 20,00 80,00 25,000% 20 100
100 25,00% 25,00 75,00 33,333% 25 100
100 30,00% 30,00 70,00 42,857% 30 100

ribasso per perdere i guadagni
somma iniziale rialzo entità del rialzo valore finale % ribasso necessaria a d annullare i guadagni entità del ribassso valore finale
100 1,00% 1,00 101,00 0,990% 1 100,00
100 2,00% 2,00 102,00 1,961% 2 100,00
100 3,00% 3,00 103,00 2,913% 3 100,00
100 4,00% 4,00 104,00 3,846% 4 100,00
100 5,00% 5,00 105,00 4,762% 5 100,00
100 6,00% 6,00 106,00 5,660% 6 100,00
100 7,00% 7,00 107,00 6,542% 7 100,00
100 8,00% 8,00 108,00 7,407% 8 100,00
100 9,00% 9,00 109,00 8,257% 9 100,00
100 10,00% 10,00 110,00 9,091% 10 100,00
100 15,00% 15,00 115,00 13,043% 15 100,00
100 20,00% 20,00 120,00 16,667% 20 100,00
100 25,00% 25,00 125,00 20,000% 25 100,00
100 30,00% 30,00 130,00 23,077% 30 100,00