giovedì 14 gennaio 2016

La burocrazia non deve gestire denaro.

I continui e ripetuti  fatti "criminosi" che coinvolgono  funzionari della Pubblica Amministrazione  non fanno che confermare che il sistema di corruzione nella PA sia un fenomeno nazionale e praticamente impossobile da arginare. Ci hanno provato  quasi tutte le forze politiche. Chi più chi meno convintamente, ma la piaga non risparmia neppure aree della pubblica amministrazione ed aree geografice che sembravano impermeabili al fenomeno.

Ma allora sarebbe il caso di adottare una vera e propria rivoluzione nella catena dei progetti finanziati e tornare al passato quando, mi pare di ricordare, la gestione del denaro da parete della Pubblica Amministrazione era di livello enormemente inferiore.
Insomma la soluzione è proprio questa. Evitare che le PA gestiscano i soldi da destinare agli investimenti. Sappiamo che l'occasione fa l'uomo ladro. Evitiamo, quindi, che i funzionari pubblici abbiano questa tentazione.
1) le P.A. devono solo dettare le regole ed attuare eventuali controlli; non dovrebbero mai occuparsi della fase che porta all'assegnazione del finanziamento

2) gli unici soggetti deputati a "maneggiare denaro" dovrebbero essere le banche. Lo hanno sempre fatto ed i sistemi di controllo sono molto più collaudati (anche se non infallibili) ed omogenei di quelli che utilizzano le diverse pubbliche amministrazioni

3) la Pa dovrebe intervenire favorendo questo o quel settore economico attraverso la semplice agevolazione finanziaria con la riduzione dei tassi di interesse.

In pratica tutto avverrebbe così
1)  lo Stato decide di favorire gli investimenti , per esempio, sui trasporti, in Sardegna
2) la stessa regione detta le condizoni minime per avere il finanziamento
3) gli imprenditori che ritengono di avere possedere i parametri richiesti, vanno in banca, presentano il porgetto e ricevono il prestito dalla banca
4) lo Stato, per favorire questo investimento, interviene semplicemente contribundo al pagamento degli interessi a carico dell'imprenditore.

Negli anni '60 e '70 era questo il metodo dei piani quinquennali che davano semplici agevolazioni sugli interessi. E' chiaro che l'imprenditore si impegnerà ad eseguire il progetto se lo stesso viene ritenuto sostenibile, ossia remunerativo al punto da potere almeno ripagare il prestito e quella parte di interessi non coperti dallo Stato. Tutto qui!

pippo vinci

2 commenti:

luca ha detto...

beh, non conosco i piani quinquennali cui si riferisce il post, mi pare fossero di origine "sovietica" o comunque strumenti tipici di economie pianificate spesso legate a dittature. Ma il concetto di togliere alla Pubbilca Amministrazione la gestione dei finanziamenti mi pare una buona idea

Anonimo ha detto...

.. ma che fine ha fatto oscuria? Non scrive più? E' stata licenziata?