sabato 17 ottobre 2009

In Namibia (8) : le foto di Cinzia

Ed ecco le splendide foto scattate da Cinzia durante il viaggio in Namibia. Nei prossimi giorni speriamo di offrirvi anche gli scatti di Roberto.
Prima di godervi lo spettacolo è necessario darvi qualche spiegazione circa la prima foto:
Uno spiedino.
In quello spiedino (consumato in un ristorante di Windhoek) ci sono tozzi di carne di zebra, kudu, struzzo, orice e pollo. E dopo averli gustati morti.... ce li siamo gustati vivi, il giorno dopo, al parco Etosha; dove Emiliano, con freddo cinismo, ci diceva : "quello è l'orice, il 2° dello spiedino ed alla vostra destra un bell'esemplare di kudu, che ieri sera era l'ultimo pezzetto di carne dello spiedino, quello vicino alla cipolla ... e così via.
Per ingrandire una foto cliccateci sopra diventerà un quadro!

















venerdì 16 ottobre 2009

latte caldo


Avete mai preso un latte caldo al bar? O un latte macchiato?
Bene, al momento di riscaldare il latte il barista prende una pezzuola e pulisce, con gesto masturbante, il beccuccio da cui esce il vapore. La lancia di vapore, che poi verrà immersa nel bricco contenente il latte che voi di lì a poco berrete!
Quindi con nonchalance riposa la pezzuola sul bancone di marmo o di acciaio. Questo gesto il barman lo farà 50, 100, 200 e piu volte in funzione del numero di clienti che chiedono di riscaldare il latte.

Bene, Avete visto il colore della pezzuola?
Avete osservato l’uso alternativo della pezzuola?
Spesso la stessa viene utilizzata per pulire lo stesso bancone. Ma anche se così non fosse la stessa pezzuola , se usata solo per la lancia di vapore , viene comunque utilizzata 50, 100, 200 volte senza mai subire un benché minimo trattamento igienizzante.
In definitiva l’igienicità della pezzuola è veramente nulla e prendere un latte caldo al bar fa veramente schifo.
Come mai non si trova un modo più pulito per questa operazione?
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(pippo vinci)

martedì 13 ottobre 2009

il nobel per la pace fa la guerra


Credo che nella storia del Nobel un fatto del genere non sia mai successo. Il freschissimo premio Nobel per la pace, Barak Obama, come primo suo atto , ha inviato altri 13.000 soldati in terra afgana a fare la guerra! Ci chiediamo cosa avrebbe fatto se gli avessero dato il Nobel per la Guerra!
Insomma: una vera barzelletta. Un vero nobel da ridere!

(amedeo contino)

sabato 10 ottobre 2009

Un nobel da ridere


Ed io che pensavo che il premio Nobel fosse un premio da meritarsi con i fatti e non un "incoraggiamento" per principianti. Non parliamo del Nobel per la pace! Come si fa a dare il premio al capo di una nazione che ha:
1. il più vasto arsenale di armi nucleari;
2. almeno due guerre di invasione in corso. Magari giuste (!?), ma sempre di invasione sono;
3. (di gran lunga) il maggior numero di basi militari distribuite in ogni parte del mondo;
4. la industria bellica più fiorente;
5. il campo di prigionia più illegale del mondo come Guantanamo.
6. la popolazione civile più armata del mondo ......
e mi fermo qui.

Va bene, di tutto ciò Obama non ha colpe e (dicono) che stia lavorando per un mondo migliore...
Anzi paradossalmente il sig Obama è avvantaggiato perchè problemi da risolvere ne ha così tanti che potrebbe scegliere lui quello da trattare per primo.

E che dire allora dei tanti ricercatori validi (e invisibili) che stanno lavorando per trovare la cura contro (chessoio) il cancro. E se qualcuno la scoprirà (o inventerà), il Nobel andrà a lui e solo a lui. Ma dopo!

Ad oggi Obama è solo il presidemte della nazione che domina il mondo e non certo con l'arma della pace.
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(pippo vinci)
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mercoledì 7 ottobre 2009

Me ne vado


(da Blogsicilia – di Oliviero Toscani)

Oliviero Toscani abbandona il suo incarico di Assessore alla creatività del comune di Salemi (Tp) e lo ha fatto perchè ha capito tutto, ma prorpio tutto della Sicilia e dei siciliani. Ecco solo alcuni stralci della sua dichiarazione di addio:

La creatività è l’opposto della sicilianità“. Mi sono ritrovato a Salemi affascinato dall’idea di un sogno che avrebbe potuto realizzarsi attraverso gli infiniti progetti che in poco più di un anno sono riuscito a concretizzare grazie all’amico Sindaco Vittorio Sgarbi, ai ragazzi del mio Assessorato del Progetto Terremoto e a tutti gli amici siciliani e non che hanno creduto in questo sogno.

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QUI, si opera in un sistema compromesso, fra rassegnazione e malcostume, dove tutto e il suo contrario trovano legittimazione. Un territorio con una natura straordinaria, dove però chi vuol fare, non riesce ad evitare d’infangarsi.
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QUI, prima di dar vita a qualsiasi progetto si cercano finanziamenti pubblici.
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QUI, manca completamente il senso di responsabilità e la consapevolezza che l’uso del casco oltre che essere una legge dello Stato, è concepito per la sicurezza e l’incolumità.
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QUI la regola è sottomessa al comodo di tutti. Questo è il costume, dove ogni forma di vita creativa come ogni pezzetto di vita attiva è perennemente mortificata dall’ignobile becera convenienza, dall’indifferenza e dall’assistenzialismo.
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QUI, per creare qualsiasi progetto utile alla comunità, sei costretto a chiedere favori per poterlo realizzare.
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QUI, devo chiedere per favore a chi sto facendo un favore.
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QUI, ogni idea creativa deve prendere la forma dell’imbecillità burocratica; qualsiasi progetto intelligente, utile e valido viene sempre abortito. Come si fa a pensare al progetto Case a un Euro con questi presupposti! Salemi rimarrà terremotata per sempre. È così che i suoi cittadini la vogliono.
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Io continuerò altrove.

(Oliviero Toscani)
estratto dal sito http://www.livesicilia.it/

martedì 6 ottobre 2009

Esiste "la giusta elemosina"?


L’elemosina da’ fastidio. Anzi chi chiede l’elemosina da’ fastidio. Anzi l’estracomunitario che chiede l’elemosina da’ fastidio. Anzi l’estracomunitario che fa finta di essere povero o malato e chiede l’elemosina da’ fastidio.

Poche sere fa in casa di amici ho potuto verificare che anche persone insospettabili provano un certo fastidio per le persone percepite, diciamo, “diverse” che chiedono l’elemosina, magari con l’inganno.

Io ho timidamente ricordato che per anni davanti alle nostre chiese cattoliche si sono visti malati poveri nostrani (della nostra…razza) chiedere l’elemosina. Sempre gli stessi davanti alle stesse chiese. Una vera e propria spartizione mafiosa del territorio. Anzi, della Diocesi.
E di alcuni di questi si scoprivano (a volte in vita, spesso dopo la morte) ingenti possedimenti in denaro se non addirittura in immobili.

Ma nessuno si lamentava di loro o della categoria cui presumibilmente essi appartenevano. Anzi ci si sentiva buoni facendo l’elemosina con la quale si riteneva, domenica dopo domenica, di conquistarsi un pezzetto di paradiso. Con l’approvazione, se non l’incoraggiamento, del sacerdote della domenica. Sicuramente in buona fede.

Diversa è l’elemosina verso un “estracomunitario”. Per meritarsela il malcapitato (una volta scampato alla morte nel Mediterraneo o nel Sahara libico) deve essere (con prova autenticata dal notaio) veramente povero (modello Biafra), veramente malato (modello Lourdes) e veramente extracomunitario (modello zulu’). Se no niente. Non deve rompere i coglioni. Non possiamo sprecare i nostri soldi così; i soldi per comprarsi il paradiso sono limitati e il rischio di fare un cattivo investimento sono alti.

Il fastidio verso una certa categoria di persone (e non verso una due o più persone anagraficamente individuate) io lo definisco solo con una parola: razzismo. La nostra lingua non ammette alternative valide

Chi ci da’ il diritto di condannare una persona soprattutto senza conoscere nulla di lui? E chi ci da’il diritto, addirittura, di condannare un popolo, partendo da pochi esempi riferibili a persone anonime dei quali non si conosce neppure la precisa nazionalità: estracomunitari.

Si giudica una persona ed il suo presunto popolo di appartenenza solo dopo averlo visto di sfuggita 2 minuti ad un semaforo. Magari 2 minuti al giorno, e magari tutti i giorni. Ma 2 minuti!. E senza neanche scambiare due parole con lui. Anche perché lui parla bene 2 lingue tra cui l’inglese o il francese e noi no!

Io conosco personalmente un uomo di soli 40 anni, spagnolo, sano e nel pieno delle sue capacità fisico-intellettual-attitudinali, che, semplicemente, non ha voglia di lavorare e sbarca il lunario chiedendo l’elemosina. Conoscendolo potremmo dire di lui (nome, cognome e codice fiscale) che è uno scansafatiche, che è un poco di buono. Per me non lo è, ma è una definizione coerente con il suo atteggiamento, la sua storia, il suo modo di snobbare l’onesto e faticoso lavoro e così via. Ma, ripeto, stiamo parlando di un uomo di cui conosciamo tutto (o quasi).
Nessuno, tra coloro che lo incontrano per strada, si sognerebbe mai di prendere lui come esempio per parlare male degli spagnoli ….o dei comunitari.
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Amici come prima!
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(pippo vinci)