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| una macca sacra |
Il racconto che segue si riferisce ad una
fatto vero, ma è
collocato in una città sconosciuta ed in un luogo misterioso. Una ambientazione volutamente celata per evitare malintesi, offese, vendette e
reazioni violente.
Per comodità narrativa, però, sono costretto a dare ai luoghi ed ai personaggi dei nomi o dei ruoli. Ma naturalmente saranno ruoli e nomi di fantasia del tutto inventati e lontani dalla realtà.
C'è solo un riferimento individuabile: il protagonista, cioè io. Amedeo C.
Ed ecco i fatti....
Camminavo per le vie del centro, quando decido di acquistare un po' di frutta di stagione. Devìo dal mio percorso da diporto per entrare nel mercato del Sorgo Antiguo. Il mercato del Sorgo Antiguo è stato da poco ristrutturato. Le vie sono più pulite e ordinate di prima, non ci sono più buche. Ma gli ambulanti e i bottegai, con il passare dei mesi e degli anni, stanno riconducendo il mercato agli antichi fasti: sporcizia ovunque, macchine sul marciapiede, auto in controsenso, cani randagi malaticci e ditteri (mosche) tra le bancarelle, gazebi abusivi, odori nausebondi, ma ben distinti e riconoscibili.
I venditori di cadaveri marini vannìano (urlano) la freschezza della loro merce, freschezza che, per la verità, stride col puzzo che emanano i corpi flaccidi dei cadaveri marini. Orde di bravi ragazzi sfrecciano tra la gente a bordo di cavalli a due ruote , ma senza elmo che un antico editto aveva reso obbligatorio.
Beh, io ero lì per la frutta e quindi alla vista di una bottega di fruttaroli, mi fermo per acquistare cespole al modico prezzo di 1 talento e 20 per ogni libbra.
Il bottegaio prende quindi un sacchetto di carta di pane e , scartando le cespole buone poste in sottile strato in bellamostra in cima al cesto, scava nel fondo dello stesso per afferrare cespole nere, bucate, bacate, marce, striminzite e, suppongo, senza succo e senza sapore. Lasciando lì quelle buone, sane, lucenti e succose. Che fungevano da richiamo, ma che, evidentemente, non erano in vendita.
Decido allora di esternare il mio disappunto chiedendo al bottegaio di inserire nel mio sacchetto SOLO le cespole di superficie, più rigogliose.
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| cespole |
Ma il bottegaio, insensibile al mio giusto lamento, continua il suo lavoro dicendo che quelle che sceglieva per me erano
semplicemente più mature.
Tosto decido di abbandonare la contesa e la bottega senza effettuare l'acquisto.
Mentre mi allontano sento solo qualche triviale insulto provenire dalla bocca del losco venditore di cespole .
Ma io avevo veramente bisogno delle cespole ed allora mi dirigo verso un'altra bottega che, invero, esponeva cesti del frutto in buono stato. Il valore era un po' più sostenuto: 2 talenti; ma la qualità del prodotto li meritava tutti.
Al momento di pagare, il bottegaio riceve il mio giusto obolo (4 talenti per 2 libbre), ma non rilascia alcun documento cartaceo che dimostrasse l'avvenuta transazione. Per comodità narrativa chiameremo questo documento incidentino.
Anche in questo caso ho dovuto manifestare il mio disappunto chiedendo l'incidentino, ma il bottegaio delle cespole buone risponde alla mia rimostranza lamentandosi che il suo strumento di emissione di incidentini si era guastato pochi minuti prima.
Anche in questo caso ho chiesto la restituzione dei 4 talenti lasciando sul posto le buone cespole appena incartate. Ed anche in questo caso il bottegaio ha inveito contro di me lanciandomi insulti, epiteti, fatture e maledizioni della più truce tradizione locale.
Non restava che il bottegaio dell'angolo al confine del Sorgo Antiguo . La merce buona, tutta ordinatamente riposta in solidi contenitori in legno di recente fattura e quindi chiari integri e lindi. Tutta la merce, inoltre, era esposta all'interno della bottega al riparo da fumi velenosi, cani affamati, insetti caprofagi e pericolosi sbalzi di temperatura.
Anche qui ho chiesto le cespole. Erano belle, sane e succose. Prima di raccoglierle dai contenitori il bottegaio mi ha gentilmente invitato ad assagiarne una. Voleva essere sicuro che mi piacessero. Erano buone. Buonissime. Il prezzo invitante (1 talento e 60 a libbra).
Il bottegaio ha riempito il sacchetto con 2 libbre di ottime cespole. Non una era segnata dal tempo, dalla malattia o dall'incuria.
Ho dato al bottegaio i suoi 3 talenti e 20. Il bottegaio mi ha dato subito il mio incidentino, mi ha salutato ed ha infine manifestato l'auspicio di un mio ritorno presso la sua bottega.
E la storia finisce qui, ma devo aggiungere un particolare: l'ultimo bottegaio era un uomo piccolo piccolo, dal viso molto scuro, olivastro; probabilmente veniva da un paese molto lontano; un paese dove, dicono, si adorano le macche sacre, ma dove sicuramente rispettano gli uomini e le leggi . Tutti gli uomini e tutte le leggi.
Amedeo Contino