martedì 7 aprile 2009

Piano Casa


La natura è stata più svelta del governo e ha presentato il suo piano casa. È una fortuna che gli edifici crollati non fossero stati ancora ingranditi del 20-30 per cento, secondo i dettami del Cavaliere e dei suoi corifei, altrimenti il bilancio dei morti sarebbe più cospicuo.

E non osiamo immaginare il bilancio dei danni se, nel paese più sismico d’Europa, fossero già in piedi le cinque centrali nucleari e il Ponte di Messina (una delle zone più martoriate da terremoti) minacciati dal governo. Per capire in che mani siamo, ecco un comunicato della Protezione civile (1° aprile 2009): «Ieri si è riunita all’Aquila, nella sede della Regione Abruzzo, la Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi… per fornire ai cittadini tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane in Abruzzo: attività che viene costantemente monitorata, pur non essendoci nessun allarme in corso».

Il vicecapo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, filosofeggiava: «Bisogna saper convivere con le caratteristiche dei territori». La «comunità scientifica» confermava «che non c’è pericolo perché il continuo scarico di energia riduce la possibilità di eventi particolarmente intensi».

Quanto all’allarme di Giampaolo Giuliani, tecnico dei laboratori del Gran Sasso, su un imminente «terremoto disastroso», Guido Bertolaso si scagliava contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedeva una punizione esemplare e denunciava Giuliani per «procurato allarme». Ecco, siamo in buone mani.

(dalla rubrica dell'Unità "Zorro" di Marco Travaglio)

giovedì 2 aprile 2009

firma la petizione contro la caccia selvaggia




In Parlamento sta per essre approvata una legge che contrbuirà a devastare il già limitato patrimonio faunistico italiano. La LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) intende inviare al presidente del Consiglio una petizione per fermare lo scempio. Collegati al sito www.lipu.it e firma la petizione che qui riportiamo integralmente.

(cerca la petizione dal menu a tendina posto in alto a destra della home page del sito della LIPU)


Signor Presidente del Consiglio,
desidero comunicarLe la mia ferma opposizione alle proposte di modifica della legge 157/1992 sulla caccia, che è anche l'unica legge italiana che tutela la fauna selvatica.
Il Senato, nell'ambito della Legge Comunitaria, ha approvato un emendamento dei senatori Carrara e Vetrella che allunga i tempi della stagione venatoria, rendendo possibile il prolungamento della caccia oltre il mese di gennaio e addirittura l'anticipo al mese di agosto, quando i cittadini e le famiglie sono in vacanza, in campagna.Già oggi i cacciatori cacciano per ben cinque mesi all'anno, potendo entrare indisturbati nelle proprietà dei privati cittadini.
La proposta di allungare i tempi di caccia è un fatto di estrema gravità, che va corretto alla Camera.
Così come vanno fermate le proposte, a partire dal testo del senatore Franco Orsi, oggi in discussione al Senato, che prevedono:
l'utilizzo di animali come esche vive e zimbelli,
la licenza di caccia a sedici anni,
l'allungamento dei tempi di caccia,
la mobilità del cacciatore su tutto il territorio nazionale,
la caccia nelle zone incendiate,
la caccia alle oche, alle peppole, ai fringuelli
,
e altro ancora.
Si tratta di un attacco alla natura ma anche alla sicurezza e alla tranquillità dei cittadini.
Signor Presidente, fermi tutto questo!
Fermi ogni tentativo di ampliare la caccia in Italia.

lunedì 30 marzo 2009

... e le scorie ai posteri


Ogni volta che si parla di nucleare l’atteggiamento preconcetto è quello di schierarsi pro o contro in funzione dell’appartenenza politico-ideologica.
Avviene in tutto il mondo.
Gli argomenti a favore sono:

- si riduce la dipendenza dal petrolio;
- si riduce il costo dell’energia per gli utenti;
- si riduce l’inquinamento da CO2 ;
- i nuovi impianti sono sicuri;
- l’Italia è circondata da centrali nucleari quindi il rischio , se c’è, ci coinvolgerebbe comunque;

I favorevoli, però , tralasciano di occuparsi del problema dello stoccaggio delle scorie radioattive, che saranno radioattive per sempre.


Ieri sera su Rai 3, la trasmissione Report ha trasmesso un’inchiesta sul Nucleare delineando un quadro completo ed esauriente del problema; andando a verificare, lì dove le centrali funzionano, quali siano i reali costi ed i rischi concreti degli impianti. La inchiesta ha evidenziato che:

1. la Francia, che è il paese più “nuclearizzato” d’Europa, è anche una tra le economie maggiormente dipendenti dal petrolio. Addirittura più dell’Italia denuclearizzata. Allo stato attuale questa fonte di energia (petrolio) risulta infatti insostituibile per la produzione di energia elettrica; o comunque non sostituibile dall’atomo;
2. la bolletta finale per l’energia , in caso di presenza di centrali nucleari, non diminuisce e, molto probabilmente, tende all’aumento;
3. pur mantenendo la dipendenza dal petrolio, il paese che decida di puntare sul nucleare, subirebbe anche le imposizioni di mercato non solo da parte dei pochi Paesi che detengono le residue riserve di uranio, ma anche di quelli cui bisognerebbe rivolgersi per il processo di arricchimento dell’uranio, e per la fornitura del combustibile ad uranio (tutti prodotti che l’Italia non fabbrica e non fabbricherà);
4. nonostante la relativa certezza che incidenti tipo “Chernobil”, non potranno più verificarsi, le centrali, nel loro normale status di funzionamento, producono inquinamenti nelle falde e nell’aria che ,sebbene siano definiti “accettabili”, provocano evidenti e dimostrati aumenti di malati di leucemia nelle zone circostanti. Soprattutto tra i bambini.Il termine accettabile è infatti un agghiacciante eufemismo economico che considera accettabili alcune morti in cambio di un vantaggio economico;
5. da quanto sopra esposto si capisce bene che le centrali nucleari oltre confine sono, per il popolo italiano, meno pericolose di quelle costruire vicino casa;
6. il problema delle scorie non è stato mai risolto da nessuno e le zone di stoccaggio sono e saranno ad alto rischio; oggi e , come e di più, in futuro;
7. l’unico elemento a favore dei "favorevoli" è la riduzione della CO2. Ma, come già detto, il consumo delle fonti di energia fossili, non subirebbe uno stimabile riduzione dall’ adozione delle centrali nucleari.

La soluzione?
La soluzione, sempre sulla base di quanto scaturito dall’inchiesta, sarebbe quella di utilizzare vieppiù le fonti rinnovabili e, soprattutto, il risparmio. Ogni passo avanti tendente ad utilizzar queste due soluzioni costituirebbe , questo si, una sempre minore dipendenza dai combustibili fossili.

(amedeo contino)

mercoledì 25 marzo 2009

discorsi dell'aldilà e giustizia terra-terra


L’umanità si divide in due categorie. Quelli che credono in Dio e quelli che non credono in Dio.
Quelli che credono in Dio, generalmente, credono e sperano che ogni ingiustizia umana verrà punita nell’altro mondo confidando in un Dio Giudice Unico, Giusto e Inappellabile.

In tal modo chi queste ingiustizie le ha subite, avrà una Ricompensa che, variando da credenza a credenza, soddisferà pienamente chi in Lei confida.
Come bisogna quindi vivere la fede in Dio? Ecco 2 opzioni:



1) subendo ogni ingiustizia e pazientando nell’attesa del Giudizio Divino
2) lottando al fine di contrastare e limitare gli effetti dell’ingiustizia


Nel primo caso, spesso, il subire con pazienza e rassegnazione si trasforma, poco a poco, con il lento trascorrere dei mesi e degli anni, in un forte sentimento di rancore o di odio verso il presunto ingiusto. Un rancore che spesso può vanificare l’attesa della Ricompensa Eterna.
Questa, infatti, non spetta a chi nutre tale malvagio sentimento. E la situazione peggiora se, oltre a sperare nella Ricompensa Eterna, il presunto giusto spera in una eterna e giusta Condanna per l’uomo ingiusto

Nel secondo caso, la lotta.
Ma una lotta efficace e vincente prevede anche la sopraffazione dell’uomo ritenuto ingiusto e tale sopraffazione può spesso indurre l’ingiusto sopraffatto a ribaltare il giudizio.
L’ingiusto sconfitto si crederà giusto, attribuendo la qualifica di ingiusto all’antico giusto.
A questo punto sarà il Dio Unico, Giusto e Inappellabile a derimere la faccenda ed a decidere se e chi dei due avrà la Ricompensa Eterna . E a chi ingiungere la Eterna Condanna.
Tale timore spingerà il credente ad una lotta prudente. Una lotta prudente che spesso è anche sinonimo di lotta inefficace.
Non importa.
Infatti chi combatte in nome Dio sa che quella che si svolge sulla Terra è solo una battaglia interlocutoria e futile.
La battaglia vera, la guerra, è quella che si vincerà dopo la morte, al cospetto di Dio.
In definitiva, a ben guardare, nessuno dei due comportamenti potrà garantire la Ricompensa Eterna. E nessuno dei due atteggiamenti, inoltre, potrà portare con certezza la Giustizia Umana a trionfare in questo mondo.

Vediamo il caso della categoria dei non credenti. In questo caso i possibili comportamenti saranno 2:

1) vivere cercando di godere personalmente dei piaceri della vita
2) vivere lottando per far godere dei piaceri della vita il maggior numero di persone


In nessuno dei due casi egli si preoccuperà di una sentenza divina. In nessuno dei due casi egli si preoccuperà di interpretare la parte del giusto o dell’ingiusto, secondo i crismi e le regole dei credenti.

L’agire del non credente non verrà in alcun modo condizionato da questo Timore Supremo, potendo così utilizzare, nella lotta, anche espedienti estremi che urterebbero la coscienza di chi lotta da credente.

Ed allora si che il mondo potrà sperare di vedere la Giustizia Umana trionfare.
Che sarà piccola cosa rispetto alla supposta e probabile Giustizia Divina; ma sarà quantomeno certa e tangibile.
Una giustizia terra terra che ci farà vivere, anche se per soli 100 anni, in un mondo migliore.

(pippo vinci)

lunedì 23 marzo 2009

24 marzo 1944



ingresso delle Fosse Ardeatine a Roma

domenica 22 marzo 2009

un mistero (senza mistero) che dura da 30 anni


dal blog di Beppe Grillo)

E' spuntata una macchina scura... e una moto. Sono arrivate in tutto cinque persone... Ho visto che trascinavano Pasolini fuori dalla macchina, e lo riempivano di pugni e calci, picchiavano forte. Gridavano: "Sporco comunista, frocio, carogna". Ho avuto paura. Sono tornato quando tutto è finito...

Se tu uccidi qualcuno in questo modo, o sei pazzo o hai una motivazione forte: siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente. E quindi avevano una ragione importante per fare quello che hanno fatto. E nessuno li ha mai toccati.

Alla fine di questa brutta storia ho pagato solo io, che avevo solo 17 anni. Sono stato usato..." Giuseppe Pelosi, accusato della morte di Pasolini in un'intervista del 12 settembre 2008
"No, non fu una lite. Pier Paolo fu giustiziato. Qualcuno aveva deciso che doveva morire." Sergio Citti, regista.
"Il mio cognome si scrive cò due T. Salvitti Ennio... Lo scriva che è tutto 'no schifo, che erano in tanti. Lo hanno massacrato quel poveraccio. Pè mezz'ora ha gridato "mamma, mamma, mamma". Erano quattro, cinque." Ma lei questo l'ha detto alla polizia? "Ma che, sò scemo?" Da un'intervista a un baraccato di Furio Colombo, cronista della Stampa, poche ore dopo la morte di Pasolini.

Alberto Moravia, Laura Betti e Oriana Fallaci denunciarono un piano criminale per mettere a tacere Pasolini. Oriana Fallaci scrisse sull'Europeo di un gruppo di persone autrici del delitto. Per questo fu convocata in questura e in seguito condannata in primo e secondo grado per reticenza sulle fonti.
Pier Paolo Pasolini è stato ammazzato nel 1975, ma i suoi assassini e i mandanti sono ancora in libertà. Nessun processo pubblico sulle cause della sua morte. E' stato ucciso dal Potere. Da quell'oscena rappresentazione della realtà che va in scena in Italia dalla sua nascita.

Pasolini scriveva allora sul Corriere della Sera, non ancora piduizzato: "Io so i nomi dei responsabili delle stragi... io so il nome del vertice che ha manovrato...". Pasolini stava scrivendo un libro: "Petrolio" sulle connessioni tra l'ENI, la P2 e lo Stato. Sull'assassinio di Mattei e sui servizi segreti deviati.

Gli uffici di Genchi perquisiti, De Magistris indagato, un piduista a capo del Governo, condannati in primo grado per mafia in Parlamento, la procura di Salerno trasferita. La verità di Pasolini non ha più bisogno di una voce. Non dà più scandalo. Pier Paolo, forse sei morto per niente. Gli italiani sanno, sapevano tutto. Non amano chi grida la verità.
Chiedo la riapertura delle indagini sull'omicidio di Pasolini. Chi sa parli. Chi ha le prove le renda note.

lunedì 16 marzo 2009

il codice della vergogna


Il codice della strada dovrebbe essere il codice più conosciuto. Tutti quelli che hanno un permesso per condurre un veicolo su strade pubbliche, sono obbligati a conoscerlo.

Ma visto il caos del traffico nelle grandi città (soprattutto del sud d’Italia) c’è il forte sospetto che questo codice non sia poi così conosciuto. O, se è conosciuto, c’è il sospetto che sia coscientemente disatteso o snobbato.

Insomma, più a sud si va più ci si sente umiliati nel seguire le norme del codice della strada.

Che onta fermarsi al semaforo quando c’è il giallo!

Che vergogna posteggiare a 200 metri dal tabaccaio e poi farsela a piedi!

Si posteggia in seconda , in terza o quarta fila; si sorpassa da destra; si va oltre il 150 orari in autostrada; si parla al telefonino guidando con una mano; si tengono i bimbi in piedi con il tenero e fragile faccino a 20 centimetri da parabrezza; si suona il clacson per esplosioni di nevrosi o per la fretta; si passa tranquillamente col giallo dopo il verde o col giallo prima del verde(praticamente col rosso); si entra nelle rotonde senza dare la precedenza a chi nella rotonda c’è già; al semaforo ci si ferma oltre la linea di passaggio dei pedoni (i pedoni? ); si occupa l’incrocio anche se si è sicuri di non poterlo attraversare; si va dal meccanico amico per la revisione; si percorrono strade controsenso. Eccetera, eccetera eccetera.

Ma se succede un incidente?
Eh NO! Se succede un incidente, tutti sanno di chi è la colpa.
Se succede un incidente , tutti conoscono le regole della precedenza, tutti conoscono, persino, i metri necessari (e legali) per mantenere la distanza di sicurezza dalla macchina che precede.

Insomma il sospetto è che in effetti il codice lo conoscano tutti, ma poi si sentano umiliati nel rispettarlo.
Per questo, pensano , ci devono pensare i vigili. Ma i vigili non ci pensano e se ci pensano sono “stronzi”. “perché proprio a me ?”.

Il vero codice della strada , non scritto , è in sostanza composto da due soli articoli:

Atr 1 : se tutti lo fanno lo posso fare pure io. Se nessuno lo fa vuol dire che non si può fare.
Art 2 : se non c’è il vigile si può fare tutto. Se c’è, ero distratto!

E forniamo due esempi a supporto dei due articoli

Art 1

L’altra sera sono andato al cinema con gli amici. Guidavo io. Al momento di posteggiare ho visto un parcheggio (di quelli che costeggiano i marciapiedi) completamente e stranamente libero. All’inizio del parking c’era il cartello del divieto di sosta. Considerato che erano già le 22,15 il divieto non aveva più valore.
Allora i miei amici mi hanno detto, che , non era così. Visto che non c’erano macchine posteggiate, il divieto valeva anche per la notte.
Io ho risposto loro che il codice della strada parla chiaro e, a meno di cartelli 0 – 24 , il divieto di sosta vale dalle 8 alle 20 e non vale dalle 20 alle 8.

I miei "saggi e sapienti" amici mi hanno risposto: “ma questa regola la conosci solo tu! Come mai qui non c’è posteggiato nessuno?.

"Semplice" ho risposto io "Perché sono tutti ignoranti come voi".

Art 2

Divieto di sosta. Stavo passeggiando con un amico sul marciapiede di una strada in periferia.
Si avvicina un automobilista in cerca di parcheggio e ci chiede se lì era possibile posteggiare.
Io gli ho risposto che no, li c’era il divieto di sosta come era facile constatare.
Allora il bravo automobilista ci dice “ si, grazie , lo vedo che c’è il divieto di sosta non sono certo orbo; ma io volevo sapere se passano i vigili a fare la multa! "

.....Ma che rispondi a uno di questi?

(amedeo contino)

lunedì 9 marzo 2009

invertire i dogmi e accodarsi al più forte


I primi anni di questo 3° millennio sono trascorsi nella convinzione globale di esserci messi alle spalle definitivamente l’era delle ideologie e dei credo. Questa convinzione è accompagnata da un sentimento di soddisfazione e di speranza in un futuro senza dittature e soprusi orditi da ciechi seguaci di questa o quella ideologia.

Ma è proprio così? I credo e le ideologie erano disastrosi in quanto tali? E non voglio certo riferirmi solo allo stalinismo o al nazismo. C'è l'ambientalismo, c'è il cristianesimo, c'è la socialdemocrazia, c'è il marxsismo-leninismo, c'è il tacherismo, c'è il liberismo, c'è il ....ismo.

Certo ammetto di essermi imbarcato in un terreno difficile, immenso e poco decifrabile. E le argomentazioni a favore, di avversione e di indifferenza sono dozzine e dozzine.

Ma esaminiamo solo un piccolo aspetto. Un piccolo caso.
Il caso Obama.
Prima di lui c’era Bush. Ed il mondo occidentale, tranne qualche piccola eccezione, era schierato con George Dabliu.
I metodi del texano erano sbrigativi e violenti, ma , si diceva, i tempi esigono questi atteggiamenti. E queste posizioni.
Ne elenchiamo solo alcune, di queste posizioni:
a) con l’Iran, i Talebani e Hamas non si tratta. Sono terroristi e possono essere solo annientati. Dalle bombe intelligenti.
b) Gli embrioni non possono essere distrutti per ricavarne cellule staminali per la ricerca scientifica. Gli embrioni sono vite e la vita è nelle mani di Dio;
c) I ricchi sono il motore della economia e non possono essere tartassati dalle imposte.
d) L’ambiente non corre rischi ed in ogni caso deve soccombere alle esigenze dell’economia


Tutto l’occidente si accodò a questi dogmi e chiunque osasse contestarli era definito , nell’ordine, amico dei terroristi, blasfemo, comunista, integralista verde.

Poi venne Obama che, in un sol colpo, ha invertito i dogmi. Nessun problema. Tutto l’occidente si accoda lo stesso.
E si accoda senza alcuna autocritica. Senza nessun pudore.

Voglio fare notare che in America i due differenti orientamenti erano sostenuti da due distinte persone. In Europa no. Le stesse persone che prima si accodavano a Bush oggi sbavano per Obama.

Prima non era così.

I seguaci di una ideologia (nobile o ignobile che fosse) vivevano la loro vita pubblica con coerenza. E prima di acclamare o contestare una linea politica altrui la confrontavano con la loro ideologia.
La eventuale differenza tra i seguaci riguardava il personale prestigio, la personale moralità, il personale percorso di vita.

Ma la coerenza progettuale, la visione della cosa pubblica, il progetto di sviluppo di una società erano montagne inamovibili. Punti saldi e pietre di paragone.
E per i cittadini era più semplice decidere per chi votare. Anzi era più semplice decidere per COSA votare.

Oggi, invece, l’unica coerenza è accodarsi al più forte. Che in questo caso sono Gli Stati Uniti d’America.

Per i leader Europei l’unica coerenza conosciuta è seguire l’Impero ovunque esso vada.
Per ora va dove vuole Obama.
Ma sarà sempre così?

(pippo vinci) (amico dei terroristi, blasfemo, comunista e integralista verde)

lunedì 2 marzo 2009

in difesa degli impiegati pubblici


Quante volte vi siete lamentati della burocrazia?

Quante volte vi è sembrata assurdamente lunga l’attesa per ottenere un documento?

Quante volte avete girato uffici “inutili” prima di incontrare (a volte per caso) quello che cercavate?

Quante volte vi hanno perso i documenti che avevate spedito?

Quante volte un funzionario vi ha detto che il collega che si occupa della pratica è assente?

Quante volte vi hanno chiesto documenti che poi sono risultati inutili?

Eccetera, eccetera, eccetera.

Per quanto elevati possano essere i numeri di risposta a queste domande, gli stessi numeri sono nulla rispetto a quelli che potrebbe dare un pubblico dipendente nell’esercizio della sue funzioni.

Mi spiego.

Ogni cittadino si trova, a volte, o anche spesso, a dovere fronteggiare i ritardi e le incongruenze della pubblica amministrazione.
Ma a volte e spesso sono meno di sempre. Ed è il dipendente pubblico infatti che si trova sempre, di fronte, il muro della burocrazia.
Tutti i giorni e tutte le ore del giorno.
E’ il suo lavoro.

Si, la cosa sembra clamorosa , ma è proprio così . L’impiegato pubblico è la prima vittima della burocrazia.

Egli, infatti, nell’esercitare le sue funzioni , ogni giorno deve affrontare ritardi, vizi, lungaggini e inefficienze di altri uffici con cui deve interloquire per svolgere il proprio lavoro.

A questo si aggiunga che lo stesso impiegato pubblico, a volte e spesso, si trova ad affrontare la burocrazia come “semplice cittadino”

Ma non è finita qui.

Quando il povero impiegato la sera , affranto, esce dal suo ufficio e decide di rilassarsi con gli amici al bar o in pizzeria, troverà sempre qualcuno di questi amici che lo riterrà responsabile della pesante giornata passata in fila al comune per rinnovare la carta di identità.

(amedeo contino)

giovedì 26 febbraio 2009

da svenire!


Viviamo in un’epoca in cui la normalità, nel linguaggio, è l’esagerazione. Nel bene e nel male.

Non esistono più cose belle o cose graziose. Solo meravigliose. Non ci sono più paesaggi dolci e romantici. Solo da urlo!
Non si può più essere semplicemente brutti. Solo mostruosi.

E se uno sta poco bene è morto; ma se non si sente male è un leone.

Un dolce non è più buono o gradevole o , ancora, gustoso , ma da svenire!

E la stampa certo non aiuta ad utilizzare i “mezzi termini” tanto che ad ogni piccolo problema che colpisca un qualsivoglia soggetto pubblico si parla di bufera, di rottura, di shock, di tragedia. Per poi smentire o ridimensionare tutto il giorno dopo. O mai.

Una volta c’era pure l’uso appropriato di una scala di valori i cui estremi, preventivamente indicati e dichiarati, oggi vengono, invece, sistematicamente scavalcati.
Esempio:
- uno domanda :”da 1 a 10, quanto ti è piaciuta la vacanza?”
- l’altro risponde : “100!”.

Ma come 100?!. Se il limite è 10?
Allora ci permettiamo di ricordare a tutti , a mo’ di esempio, una scala di valori che potranno essere utilizzati per descrivere la bellezza o la bruttezza di un paesaggio, di un quadro, di un volto e così via:

1. bruttissimo
2. brutto
3. bruttino
4. grazioso
5. bello
6. molto bello
7. bellissimo
8. meraviglioso

Se poi vogliamo giudicare un film possiamo invece usare le due seguenti serie “polimorfe non scalari

Giudizio negativo
1. noioso
2. mediocre
3. scadente
4. inguardabile
5. pretenzioso
6. discutibile
7. incomprensibile
8. shoccante (in senso negativo)
9. orribile

Giudizio positivo
1. interessante
2. sopportabile
3. appassionante
4. bello
5. eccellente
6. piacevole
7. divertente
8. schoccante (in senso positivo)
9. favoloso
10. indimenticabile

(pippo vinci)

martedì 24 febbraio 2009

Chavez eletto a vita?... ma quando mai!


Su tutta la stampa nostrana (e occidentale) nei giorni scorsi abbiamo trovato i seguenti titoli
- Chavez eletto a vita!.
- Chavez a vita, il Venezuela al voto
- si è votato per nominare Chávez "dittatore a vita"
- il Venezuela è come Cuba

Ma in realtà Hugo Chavez, presidente del Venezuela eletto democraticamente in due elezioni supermonitorate da centinaia di osservatori internazionali, ha solo ottenuto, dal popolo venezuelano, l'approvazione della variazione della Costituzione che prevede, ora ,la possibilità di ricandidarsi oltre il secondo mandato. Se il popolo lo vorrà lo eleggerà. Se no, eleggerà un altro. Dov'è la dittatura?.

Berlusconi, Angela Merkel, Blair, Gordon Brown, Zapatero e altri, possono già presentarsi alle elezioni quante volte vogliono. E, se sono bravi e convincenti, possono anche essere eletti o nominati a vita.

Se si chiama ditattore Chavez, lo stesso termine dovrebbe essere usato per questi democratici signori. Se, viceversa, non si chiamano dittatori Zapatero e compagnia bella, non deve essere chiamato dittatore neppure Chavez.
A meno che non lo si voglia considerare dittatore per altri motivi, per altre ragioni.

Io credo, comunque, che nessuno, in un paese democratico, debba avere la possibilità di guidare una nazione per più di due mandati, anche se lo vuole il popolo. Così è negli Stati Uniti. E così dovrebbe essere in ogni paese democratico.

Ma questa è una alta (e altra) questione di carattere costituzionale. E non credo si debba attribuire a tale elemento la patente di "indicatore di democrazia". Senza contare che chi denuncia la dittatura di un Chavez "elegibile a vita" dimentica la storia della nostra Repubblica sintetizzata in questa tabella:

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (mandati)
DE GASPERI (8 volte)
ANDREOTTI (7 volte)
FANFANI (6 volte)
RUMOR (5 volte)
MORO (5 volte)
BERLUSCONI (4 volte)

Come vedete noi di dittatori repubblicani ne abbiamo avuti 6 , il Venezuela 1 solo. Pivelli!

(pippo vinci)

mercoledì 18 febbraio 2009

religious, per non sentirvi soli


Sognate di vivere in uno stato Laico?
Sognate di vivere in uno stato dove ognuno rispetti gli altri e da questi sia rispettano indipendentemente dal proprio credo religioso?
Sognate di vivere in uno Stato dove un ateo, o un agnostico, o un non praticante si sentano liberi di dire la loro e non debbano nascondere la loro “areligiosità”?

Sognate di vivere in uno Stato dove possiate essere voi a decidere sulle vostre faccende private se queste non limitano la libertà altrui?

Se avete risposto Si ad almeno 3 delle 4 domande , andate a vedere il film Religious. Vi sentirete meno soli

(pippo vinci)

venerdì 13 febbraio 2009

tema: il cancellino


Da tempo oramai non frequento un’aula scolastica e non so neppure se le attuali suppellettili che ornano questo ambiente siano le stesse di una volta. Di tutto quello che c’è oggi in una classe, quello che mi incuriosisce di più è sapere se esiste ancora il cancellino.

Il cancellino, per quei pochi che non lo sapessero, era fatto da una lunga striscia di panno grigio arrotolata a mo’ di chiocciola o di fossile tipo ammonite. Il cancellino veniva usato, appunto, per cancellare le scritte in gesso sulla lavagna di ardesia, nera.

Questo, in effetti, era lo scopo principale della sua creazione, ma poi, in pratica, lo si utilizzava per ben altro. Soprattutto per lanciarselo (anzi tirarselo) addosso. Tra una lezione e un’altra. A volte durante.

Il bersaglio, una volta colpito, portava in giro un tatuaggio bianco a spirale che, sebbene spolverato, non scompariva mai completamente. Ed era usuale vedere in giro per il corridoi, durante la ricreazione, bimbi e ragazzi, bimbe e ragazze con tale patacca bianca sul petto, sulla schiena sulla gonna. Ovunque. Anche sui capelli.

Il cancellino era sempre intriso di gesso. Non ricordo di averne mai visto uno nuovo. Nessuno conosce il vero colore del cancellino. Qualcuno ipotizza che fosse persino nero.
E appariva senza limiti la sua capacità di assorbimento del gesso; se lo si spolverava si formava una nube tossica gigantesca. Ma mai si riusciva ad estrarre tutto il gesso contenuto. Una vera cava.

Quando invecchiava, il cancellino, si scioglieva, si srotolava. E si utilizzava aggruppandolo nel pugno in un ammasso scomposto. Ma era in queste condizioni che il suo uso principale appariva più efficace. Insomma il cancellino, conciato così, cancellava meglio. Forse perché venivano alla luce angoli interni (e vergini) della sua struttura. Certo che però, in tali condizioni, perdeva la sua caratteristica di strumento di offesa.

Il cancellino era anche un trofeo di guerra. Mentre in alcune classi mancava, in altre se ne potevano avere 3 o 4. Tutti bottini di guerra.

Qualche volta il cancellino di ordinanza veniva sostituito da tristi cuscinetti paffuti. Estremo era il ricorso alla carta accartocciata. Ma nessuno si è mai affezionato a questi succedanei. Il cancellino era insostituibile. Nel cuore, nelle menti e sui cappotti.

(pippo vinci)

mercoledì 11 febbraio 2009

Ecuador: una piacevole rettifica


Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post riguardante la nuova Costituzione dell’Ecuador.
Il post conteneva un gravissimo errore. Le date. Contrariamente a quanto scritto, il referendum per l’approvazione popolare della Carta si è gia svolto (il 28 settembre 2008) con esito positivo
Il si alla Carta ha raggiunto il 62% dei voti.
Siamo quindi felici di apprendere che la Costituzione Ecuadoregna del buen vivir è già in vigore.

per saperne di più clicca qui

domenica 8 febbraio 2009

Eluana, Johnny e la farfalla


Qualcuno di voi sicuramente avrà visto il film e Johnny prese il fucile, qualcuno ha forse visto anche la pellicola lo scafandro e la farfalla.

Si parlava di persone inermi che non avevano più alcuna autonomia , quasi nessuna possibilità di comunicare col mondo esterno alcuna possibilità di comandare un solo muscolo utile del proprio corpo. Johnny poteva solo muovere entrambe le palpebre, e con queste comunicare la richiesta : u.c.c.i.d.e.t.e.m.i. , in alfabeto morse.

Dico questo, per cogliere solo uno dei tanti aspetti drammatici del caso di Eluana Englaro. I cosidetti Cattolici, i cosiddetti difensori della vita, affermano che Eluana prova ancora sensazioni. Se ciò fosse vero (speriamo di no) , pensate solo la immane sofferenza di questa donna che da 17 anni “sente” e “prova” impotente la sua indicibile e agghiacciante condizione.
Se fosse vero ci sarebbe un motivo in più per consentire a questa donna di porre fine alle sue sofferenze, a quelle dei suoi cari ed a quelle di coloro (cattolici e non) che difendono sul serio la vita.

(pippo vinci)

mercoledì 4 febbraio 2009

piccolo paese, GRANDE COSTITUZIONE


Pochi giorni fa l' Assemblea Costituente dell’Ecuador ha approvato la nuova Costituzione che sarà sottoposta a referendum il prossimo 28 settembre. La Carta mette in primo piano tre concetti il buen vivir, la pace e l’intercultura. Ecco, in breve, cosa prevederà la nuova Costituzione del piccolo paese andino, voluta dal giovane presidente Rafael Correa che si inspira ai principi del socialismo del XXI secolo

La nuova Costituzione ecuadoriana, come si diceva, è improntata sul concetto del buen vivir, il buon vivere, che rimette il cittadino e i suoi diritti al centro dello Stato. L’Ecuador, uno dei paesi più poveri del continente, garantirà l’educazione e la sanità gratuite per tutti nonchè l’accesso sicuro e permanente ad una alimentazione sana e sufficiente; l’acqua assurge a diritto umano inalienabile e si promuove la sicurezza alimentare.

Si proibisce l’ingresso nel paese di rifiuti tossici e scorie nucleari, così come la produzione, commercializzazione e trasporto di armi chimiche, biologiche e nucleari, di contaminanti altamente tossici, di agrochimici proibiti a livello internazionale e di organismi geneticamente modificati.

Ma non finisce qui. L’Ecuador viene definito «territorio di pace» e si proibisce la costruzione di basi militari straniere o di installazioni straniere per fini militari; allo stesso modo, si proibisce la cessione a stranieri di basi o installazioni militari nazionali. Gli indigeni vedranno finalmente sancito il carattere plurinazionale dello Stato mentre kichwa e shuar, i due principali idiomi ancestrali, diventano lingue ufficiali con il castigliano.


L’art. 15 della nuova Costituzione stabilisce che lo Stato promuoverà l’uso di tecnologie ambientalmente pulite e di energie alternative. In più, si riconosce il diritto della popolazione a vivere in un ambiente sano e si dichiara di interesse pubblico la preservazione dell’ambiente e la prevenzione del danno ambientale.

Anche l’informazione dovrà tornare ad essere libera: tutti avranno diritto ad una comunicazione libera, diversificata e partecipativa, con uguali possibilità di accesso alle tecnologie dell’informazione e all’utilizzo delle concessioni radiotelevisive. Lo Stato promuoverà la pluralità dell’informazione e non permetterà il monopolio o l’oligopolio nella proprietà dei mezzi di informazione.

L’Ecuador è anche il paese con il maggior numero di sfollati e rifugiati del continente. Sono quasi tutti colombiani irregolarmente entrati nel paese, in fuga da un conflitto che dura ormai da 50 anni e che, dopo la liberazione di Ingrid Betancourt, rischia di sprofondare nuovamente nel silenzio e nell’indifferenza. Nonostante questo, la nuova Carta costituzionale ecuadoriana riconosce a tutti il diritto a migrare mentre lo Stato non considererà illegale nessun essere umano a causa della propria condizione migratoria. Ogni immigrato che vive in Ecuador potrà fare ritorno nel proprio paese e lo Stato si impegnerà a garantire che tale rientro possa avvenire in maniera sicura e dignitosa, indipendentemente dall’avere o meno i documenti in regola. Allo stesso modo, garantirà anche agli immigrati irregolari l’assistenza sanitaria ed un’alimentazione adeguata.

Per Costituzione, tutti avranno diritto alla ricreazione, al tempo libero e alla pratica di almeno uno sport. Chiunque avrà diritto a vivere in una casa sicura e dignitosa, indipendentemente dalla situazione sociale o economica, e si riconoscono i diritti delle coppie di fatto anche omosessuali.

Infine, tutti i diritti e tutti i doveri previsti dalla nuova Costituzione riguarderanno sia i cittadini ecuadoriani che gli stranieri presenti nel paese, senza discriminazione alcuna.


(amedeo contino)

lunedì 2 febbraio 2009

mafiosi collaudati


(dal sito Megachip)

Vi faccio una domanda. Come giudichereste se, per ricostruire le dighe crollate di New Orleans venissero chiamati gl'ingegneri che le fecero?
Oppure se, per portare giustizia in Sicilia, il governo italiano creasse una commissione di esperti mafiosi? Oppure se, per fornire i nostri ragazzi di una adeguata educazione civica, si formasse un corpo di docenti costituito di provati ladri e scassinatori? Oppure se, per fare fronte a una epidemia, si chiamassero medici abusivi, senza titolo e laurea? Oppure se, per spegnere un incendio si facesse ricorso all'albo dei piromani?

Queste domande mi sono venute alla mente guardando in tv i reportage dal Forum di Davos, I cui partecipanti, quasi tutti, in diversa misura, erano gli equivalenti degl'ingegneri pasticcioni, dei mafiosi collaudati, degli scassinatori di banche, dei medici abusivi, dei piromani inveterati.
Una galleria di facce toste a prova di bomba che, invece di spiegarci perché incendiavano i boschi della finanza mondiale e prendevano per questo laute prebende, ci davano nuove prognosi circa la profondità della crisi, la sua durata.

Ma, se hanno sbagliato tutte le previsioni (e infatti, nonostante la superficie bronzea dei loro visi, risultava loro difficile non mostrare un certo grado di sconcerto) perché adesso dovrebbero azzeccarle?
E come si spiega l'assoluto livello di imbecillità, professionale e intellettuale, dei commentatori che, invece di trattare piromani e farabutti vari per quello che erano e sono, mostrano di credere alle loro parole come fossero di oro colato?

I più divertenti, tra tutti, mi sono parsi gli economisti. Mai come oggi la disciplina che coltivano è meritevole dell'appellativo di “scienza sciocca”: l'unico che la descrive compiutamente. Ma lorsignori hanno continuato, a Davos, a raccontare la favola dell'uva, come se nulla fosse.

Ce ne fosse stato uno capace di fare l'unico gesto decente (oltre a quello di non andare a Davos per farsi ridere dietro dal resto del mondo): appendere la laurea sciocca al chiodo e dedicarsi a qualche attività più intelligente, o meno dannosa.
Un raduno illustre di coglioni, ma di coglioni pericolosi.


(Giulietto Chiesa)

mercoledì 28 gennaio 2009

fateli contenti, comprate ancora automobili!


Da un po’di tempo, esattamente da quando la crisi mondiale è entrata nel vivo e nella mente di tutti, si sente sempre più parlare di aiuti alle case automobilistiche. Aiuti che poi, alla fine, si concretizzano in incentivi per spingere i consumatori ad acquistare ancora automobili.

Molti si chiedono allora: perché aiutare sempre chi produce automobili, visto che la crisi si sente in quasi tutti i settori industriali?
Perché non aiutare chi fabbrica elettrodomestici, oppure bottoni, o ancora, computer, blue jeans, orologi a cucù, maionese, stivali o lampade al neon?

E ancora. Non si era sempre detto che nelle città c’erano troppe macchine? Perchè non approfittare della crisi per ridurre il numero delle automobili in giro?
No. Ora che la gente non compra più automobili (meglio, se ne compra una ogni 7/8 anni anziché ogni 3), i Governi cercano i trovare soluzioni per fargliele comprare. Ma allora perché le zone ZTL? Perchè incentivare l’uso dei mezzi pubblici? Perché consigliare l’uso delle bici? Insomma siamo al culmine della contraddizione. A meno che… a meno che dietro tutti queste preoccupazioni non ci sia il solito zampino. Quello dei soliti signori del petrolio.

(pippo vinci)

lunedì 26 gennaio 2009

un big bang non basta


La teoria più accreditata della nascita dell'universo è quella
del big bang.

Tale teoria si basa sull'idea che lo spazio ed il tempo abbiano
avuto inizio circa quattordici miliardi di anni fa, in un ipotetico
istante.
In tale istante la temperatura e la densità di energia tendono
all'infinito.
Le scoperte avvenute nell'arco degli ultimi trenta anni hanno
costretto i fisici a rivedere ed integrare questa teoria che con-
tinua a lasciare insoluti alcuni enigmi fondamentali, come
l'accelerazione dell'universo.
Inoltre non risponde al quesito più importante: che cosa ha
scatenato il big bang? cosa c'era prima?
Alcuni scienziati hanno messo a punto un modello dell'universo
alternativo,ovvero la versione più aggiornata del modello del
big bang.
La loro idea e' quella di un universo ciclico.
Secondo tali scienziati il big bang non e' il modello germinale
nella storia del'universo ma un evento periodico.
Dunque il big bang segna il confine tra la fine di un ciclo evolutivo
e l'inizio del successivo.
La nuova teoria sull'universo ciclico che sta incontrando proseliti tra gli astrofisici, è stata illustrata esaurientemente al recente Festival della Scienza di Genova dall'astrofisico statunitense Paul Steinhardt, che per la prima volta in Italia ha parlato del suo libro scritto con Neil Turok, "Universo senza fine" (in italia pubblicato da il Saggiatore e uscito nelle librerie il 23 ottobre scorso).


(Eta Beta)

giovedì 22 gennaio 2009

Nadal non accetterebbe la mia sfida


La sera, prima di addormentarmi, mi diverto a sognare ad occhi aperti. Decido quindi cosa sognare. E mi immagino una trama fantastica in cui il protagonista, ovviamente, sono io.
Da un po’ di tempo questa fiction ha un tema dominante: immagino che una mattina, alzandomi, mi accorgo di avere dei superpoteri…umani. Ossia delle capacità umane , non impossibili, ma di assoluta eccellenza.
Per esempio mi immagino di essere l’uomo più veloce del mondo. Oppure l’uomo più intelligente e così via.

Deciso questo, tutta la trama si sviluppa immaginando di utilizzare tale super potere per diventare famoso ed essere acclamato da tutti.
Per rendere la trama più interessante ho deciso che il superpotere selezionato abbia una durata limitata, per esempio 1 anno, e quindi il tempo per emergere è limitato.

Prendiamo il campo dello sport. Quale super qualità potrebbe , in un solo anno, essere meglio riconosciuta e sfruttata per conquistare fama e allori?
Ho analizzato vari sport. Il tennis no. In un anno non c’è tempo per scalare la classifica mondiale. E poi quale grande torneo accetterebbe me, illustre sconosciuto? Dovrei fare la trafila a partire dall’iscrizione ad un circolo del tennis e via dicendo. Troppo tempo. Oppure potrei sfidare Nadal e umiliarlo con un perentorio 6-0 6-0. Ma, a parte il superpotere, tutto il resto della fiction deve camminare su binari realistici. E certo Nadal non accetterebbe mai la mia sfida.

Il calcio neppure. Sia perché è uno sport di squadra, sia perché nessun grande club ammetterebbe ad un provino un uomo di oltre quarant’ anni.
Sono passato ad analizzate, a questo punto, lo sport più individuale e più popolare del mondo: l’atletica leggera. E qui ho avuto l’illuminazione. La maratona. Si, la maratona è la specialità ideale per questo scopo. Infatti basta iscriversi alla Maratona di New York e vincerla dominando tutti. Il gioco è fatto; non sarebbe necessario neanche aspettare un anno. Fama e allori arriverebbero in un solo giorno.
Ho deciso, stasera , prima di addormentarmi farò la Maratona di New York

(amedeo contino)

venerdì 16 gennaio 2009

affetto e rispetto


Tutti abbiamo (abbiamo avuto o avremo) degli amici. E tutti abbiamo (avevamo o avremo) dei parenti. Parlo dei parenti stretti come genitori e fratelli e magari zii e cugini. Escludiamo per un momento i figli. Che essendo “pezz' e' core”sono in pratica come noi stessi.

Ognuno nutre, verso gli amici, un sentimento di affetto che è diverso da quello che prova verso i parenti. Non voglio qui dissertare sull’intensità del sentimento, ma sulla qualità di esso.
E considerando che al cuor non si comanda, il sentimento che uno prova non può essere guidato, sospeso, incrementato, ignorato. Quello che è, è.

Ma nei confondi del prossimo (amico o parente che sia) c’è un altro atteggiamento che dobbiamo e possiamo (questo si) governare. E’ il rispetto.

Ordunque, una parentela stretta non dovrebbe essere messa in discussione da una mancanza di rispetto. E’ comunque raro che si allontani un parente per una offesa leggera . Succede, ma è raro.

Ma per una amicizia le cose cambiano. All’amico non basta il sentimento di affetto. L’amico deve essere rispettato. Come e più di un parente. L’amicizia dura non solo se c’è l’amore amicale. Non basta.

Un’ amicizia dura se c’è un forte e reciproco rispetto. Dell’amico ci si deve fidare, l’amico deve essere pronto sia a dare che a ricevere. Non basta solo il dare come non è sufficiente il solo ricevere. L’amico non deve essere ingannato, tradito, deriso, ignorato.
Quindi datevi da fare e rispettate di più gli amici che amate. Anche a costo di fare qualche piccolo torto ad un parente.

Quante amicizie, infatti, avete visto crollare per una ripicca, una offesa, un mancato invito ?

(pippovinci)

venerdì 9 gennaio 2009

uccidere senza inquinare


la polizia e l'esercito e americani si allineano finalmente al protocollo d Kioto, a Green Peace, ai verdi di tutto il mondo. Tra non molto, infatti, si doteranno di proiettili non inquinanti.
Sembra una barzelletta ma non lo è. Infatti le massime autorità militari e investgative statunitensi hanno deciso che per uccidere si può e si deve. Quando la guerra è giusta è giusta. Ma l'ambiene che colpa ha di trovarsi lì?
Ed allora stanno costruendo delle pallottole senza piombo. Che fa male ai pesci e su su per la catena alimentare potrebbe far ammalare qualche uomo. Magari lo stesso che stiamo uccidendo direttamente con la pallottola ecologica.
Ma che senso ha?.
Non lo dovrebbero capire pure loro che la pallottola più ecologica del mondo è quella che non si spara?

Inoltre la polizia ha deciso che le pallottole devono potere oltrepassare i corpetti antiproietti dei gangaster ed allo stesso tempo, in caso di assenza di corpetto, la stessa pallottola deve disintegrarsi nel corpo del "sospetto" devastandogli le carni, senza però uscire per colpire qualche "sospetto" innocente.
Allora questa pallottola magica (che è però in fase di realizzazione) funziona così
- se colpisce un sospettoa colpevole col giubbotto, lo uccide trapassando il corpetto.
- se invece ne colpisce uno senza corpetto, essa entra nel suo corpo, esplode e quindi non può più nuocere ad altri.
ma che sono pazzi sono?


(pippo vinci)

giovedì 8 gennaio 2009

Smontiamo alcuni luoghi comuni su Gaza


Vedere come i canali televisivi arabi e quelli occidentali hanno coperto gli avvenimenti è come affacciarsi a due mondi differenti. Influenzati dalla corrente d’opinione promossa dall'amministrazione di Washington, vicina ad Israele, i media europei e statunitensi hanno assunto mezze verità come fatti, ignorando la situazione complessiva della Striscia e molti dei recenti avvenimenti politici imprescindibili per capire che cosa sta accadendo.
Per comprendere il massiccio movimento di solidarietà che si sta vivendo nei paesi musulmani verso Gaza è necessario contestualizzare i fatti e smontare alcuni dei luoghi comuni. Questi sono alcuni esempi.

Primo luogo comune: “Hamas prese il potere con la forza nel 2007”
In realtà, il Movimento di Resistenza Islamica arrivò al potere nel gennaio del 2006 dopo aver ottenuto l’appoggio del 65% dei palestinesi nelle elezioni celebrate allora, in una massiccia vittoria che fu sorprendente dentro e fuori i territori occupati.
La supervisione internazionale riferì che non si erano prodotte irregolarità, ma il Quartetto (USA, UE, Russia e ONU), congelò i suoi aiuti ai palestinesi con il voluto obiettivo di obbligare Hamas a rinunciare alla violenza e indebolire il gruppo.
Da parte sua, Israele diede inizio ad una dura strategia di isolamento iniziata trattenendo i fondi che riscuote in nome delle autorità palestinesi a titolo di imposta, circa 40 milioni di euro vitali per la sopravvivenza dei Territori.
Inoltre, i soldati israeliani arrestarono la maggior parte dei deputati islamisti nella Cisgiordania e a Gerusalemme Est, fermando il Parlamento palestinese che rimase sprovvisto del “quorum” per poter lavorare.
Il confronto storico tra la fazione Al Fatah, sconfitta alle urne, e Hamas si aggravò più che mai, ma un sottile intervento internazionale ottenne che si passasse delle parole alle armi.
Secondo un'indagine della rivista “Vanity Fair” fondata su documenti confidenziali autenticati da fonti nordamericane, "si ebbe un'iniziativa nascosta approvata da Bush ed organizzata dalla segretaria di Stato Condoleezza Rice e dal vice consigliere per la Sicurezza nazionale, Elliott Abrams, per provocare una guerra civile palestinese".
Il piano consisteva nell’appoggiare le forze dirette da [Mohamed] Dahlan [leader di Al Fatah] e dotarle di un nuovo armamento fornito su richiesta nordamericana per dare a Fatah la forza necessaria per eliminare dal potere il governo democraticamente eletto di Hamas. Cioè, Washington promosse un conflitto civile interpalestinese per farla finita con gli islamisti.
Così, il leader dell'Autorità Nazionale Palestinese (ANP), Abu Mazen, (Mahmud Abbas) si rifiutò di consegnare il controllo delle forze di sicurezza ad Hamas che a sua volta organizzò le proprie. Gli scontri isolati tra le due fazioni proseguirono per quasi un anno e mezzo, fino a che, nel giugno 2007, sfociarono in una breve guerra intestina.
Agli islamisti furono sufficienti pochi giorni per avere il sopravvento su Al Fatah. Abu Mazen sciolse il governo eletto di Hamas per nominare un altro esecutivo, tacciato d’illegalità da alcuni esperti palestinesi che criticarono duramente anche l'azione di Hamas, e dividendo “de facto” i due territori palestinesi.

Secondo luogo comune: “Il blocco fu imposto dopo il “colpo di stato” di Hamas”
Il blocco cominciò giorni dopo che gli islamisti arrivarono al governo, a dispetto delle denunce delle organizzazioni umanitarie, le quali notarono che senza gli aiuti internazionali i territori erano esposti ad una crisi umanitaria.
Pochi mesi dopo la vittoria elettorale, le ONG denunciarono la scarsità di medicinali negli ospedali ed avvisarono del rischio di malattie infettive. Il peggio stava per arrivare. Dapprima ci fu la risposta israeliana alla cattura del soldato Guilad Shalit, che punì duramente la Striscia.
Un anno dopo, a seguito dei combattimenti interpalestinesi, Tel Aviv dichiarò Gaza entità nemica, permettendo l'entrata di appena 19 prodotti di base rispetto ai 3.500 che entravano prima.
Da allora, la prima crisi umanitaria creata espressamente dall’Occidente ha impoverito la popolazione fino a limiti insospettabili. Se, nel 2007, un milione di persone a Gaza, dove abitano 1,5 milioni di palestinesi, sopravvivevano grazie agli aiuti dell'ONU, oggi si calcola che 1,2 milioni mangiano grazie alle Nazioni Unite, le quali hanno smesso di ricevere gli alimenti vitali a causa della chiusura israeliana. Oggi, gli abitanti di Gaza hanno serie difficoltà a reperire il pane.

Terzo luogo comune: “La colpa dell'offensiva è di Hamas perché continua a lanciare i razzi”
Lo scorso 19 dicembre, Hamas diede per finita la tregua unilaterale di sei mesi nella quale gli islamisti non lanciarono la loro artiglieria casalinga salvo che per risposta ai bombardamenti israeliani, senza causare morti. In cambio, esigevano che Tel Aviv alleviasse l’assedio permettendo l'entrata di prodotti di base e di combustibile, cosa che non accadde mai.
In quei mesi la situazione umanitaria nella Striscia andò deteriorandosi, fino al punto che gli israeliani proibirono il passaggio degli aiuti delle Nazioni Unite e perfino il combustibile affinché le agenzie dell'ONU potessero assistere la popolazione.
"In quale altro posto l'ONU subisce un sequestro? Dove si sottomette l'aiuto alimentare a tante severe restrizioni?”, si interrogava il direttore dell'agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati palestinesi, John Ging.
Da parte sua, l’alto commissario dell'ONU per i Diritti umani, Navi Pillay, denunciò che "il blocco è una violazione delle leggi internazionali ed umanitarie."
Il relatore speciale dell'ONU per i territori palestinesi, il professore ebreo statunitense Richard Falk, reclamò agli inizi di dicembre uno "sforzo urgente per applicare le norme che proteggono la popolazione civile palestinese dalle politiche di punizione che comportano un crimine contro l'umanità". Falk, che qualificò il blocco contro Gaza come una violazione "continuata, flagrante e massiccia della legge umanitaria internazionale", fu espulso da Israele quando cercò di ritornare nei territori per terminare la relazione che dovrà presentare davanti all'ONU a marzo.

Quarto luogo comune: “Israele si difende dall'offensiva palestinese”
È certo che le fazioni armate palestinesi lanciano i loro razzi contro il sud di Israele, come è certo che Tel Aviv conduce offensive aeree contro la Striscia in quelli che definisce "assassini selettivi", che normalmente causano in generale vittime civili. La questione sta in che tipo di danno provocano gli uni e gli altri.
Secondo i dati del Ministero della Difesa israeliana, l'ONG The Israeli Project calcola che 23 israeliani sono morti tra l’inizio del 2001 e l'estate del 2008 a causa dei proiettili palestinesi. Secondo il Centro palestinese per i Diritti umani, in quello stesso periodo 3.800 palestinesi sono morti a causa degli attacchi israeliani, dei quali quasi 850 sono bambini.
D'altra parte, il Governo israeliano investe forti somme nella sicurezza della sua popolazione collocata nelle prossimità di Gaza, mentre i palestinesi non solo non hanno i bunker, ma neanche medicine, acqua o elettricità.

Quinto luogo comune: “Si tratta di un attacco contro l'infrastruttura militare di Hamas”
Le moschee, il canale della televisione di Hamas (Al Aqsa TV), l'Università Islamica di Gaza. Vari edifici civili sono stati attaccati nell'attuale offensiva di Tel Aviv, oltre a centri politici e militari.
Il problema è che qualunque attacco contro un obiettivo, perfino militare, a Gaza coinvolge numerosi civili, giacché la Striscia è una dei luoghi con maggiore densità di popolazione al mondo.
La maggioranza delle vittime sono state tra gli ufficiali della polizia palestinese affiliata ad Hamas, tra essi il loro massimo responsabile, nominato da Al Fatah, il che porta Israele ad affermare che sono stati colpiti obiettivi militari.
Tuttavia, secondo la IV Convenzione di Ginevra relativa alla protezione dei civili in tempo di guerra, i funzionari, compresi gli ufficiali di polizia, nei conflitti sono considerati civili e non combattenti, e per questo i gruppi dei Diritti umani denunciano un massacro.

Mónica G. Prieto

Mónica G. Prieto è stata corrispondente per Israele ed i Territori palestinesi tra il 2005 e 2007, e a vissuto a Gaza la vittoria elettorale di Hamas, le conseguenze del blocco e la situazione della guerra civile palestinese

dal sito www.ilbriganterosso.info

sabato 3 gennaio 2009

il silenzio di Obama (lettera a Giulietto Chiesa con risposta)

Caro Giulietto

Forse sarò prevenuto e forse esagero ma mi sembra che il silenzio di Obama sia drammaticamente chiaro.
Obama è filoisraeliano e non sarebbe poi una sorpresa.
Mi sono chiesto come mai questo durissimo attacco di Israele si sta svolgendo proprio nell'interregno tra Bush e Obama e la risposta non può che essere questa:
l'attacco è stato programmato prima , con l'apporto (attivo o passivo poco importa) di Obama. E il momento ideale è proprio questo . Bush , infatti, non può fare e dire più nulla . Obama e la Clinton, invece, si sentono "autorizzati" a non parlare.

Ma chi tace acconsente e molto di più , visto che chi tace è, già da qualche settimana, l'uomo più potente ed influente del mondo.

E vorrei andare un po' oltre dicendo che il razzo di Hamas, che è stato preso come scusa per il genocidio palestinese, ha una origine un po' misteriosa. Se siamo (e siamo) convinti del grande inganno dell'11 settembre, non ci vuole molto a pensare male anche di questo razzo "palestinese".
Sbaglio?
Nella foto a destra l'immagine di 5 bambine palestnesi uccise (mentre giocavano) dall'aviazione israeliana
(pippo vinci)
la risposta di Giulietto Chiesa
Non sbagli. Presto ci accorgeremo che Obama, come ha scritto Noam Chomsky, è la più formidabile operazione d'immagine escogitata dal Superclan. Questo silenzio di Hillary-Obama è solo l'antipasto. Sui razzi non so e quindi non dico. Faccio il conto dei morti. E, come ho già detto, quando lo squilibrio è di uno a 1000 non si può più parlare di guerra ma solo di strage, rappresaglia. Di tipo nazista. Tanto più invereconda quando la si fa al riparo della Shoà.
GC

martedì 30 dicembre 2008

Solidarietà al popolo palestinese


ROMA, 29 DICEMBRE 2008
L'assalto sanguinoso, e vile, di Israele contro la popolazione della striscia di Gaza è una vergogna per la comunità internazionale che ha permesso che avvenisse e che non ha fatto nulla per impedirlo e per fermarlo.

La stampa occidentale descrive gli eventi con la stessa, intollerabile faziosità con cui raccontò l'aggressione georgiana contro l'Ossetia del Sud, lo scorso agosto.
Vorrei che si ricordasse che la Russia fu condannata dal Parlamento Europeo per reazione "sproporzionata". Cosa firmeranno adesso i parlamentari europei che allora firmarono quella condanna? Se ne rimarranno in silenzio?

La mia solidarietà piena va al popolo palestinese, Popolo martire.
Il governo israeliano , con questo ennesimo massacro, dimostra di essere un pericolo per la pace del mondo . E, come accade sovente agli stupidi, finisce per essere un pericolo per se stesso, come tutti coloro che ignorano non solo la legge internazionale, ma anche la storia dei popoli.

Giulietto Chiesa Parlamentare europeo

non siamo mai soli: buon anno!

clicca sull'immagine per vederla più grande e più chiara

sabato 27 dicembre 2008

oltre 150 morti


Il Golia israeliano ha dimostrato ancor una volta come intende trattare il Davide palestinese: massacrandolo. Bilancio dell'aggressione: oltre 150 morti tra la popolazione civile, oltre 200 feriti. Caccia e missili contro kalashnikov. Raffinatezze tecnologiche contro povera gente inerme. Adesso si sentirà il solito coro: ma Hamas tirava i razzi su Israele.
Probabile, anzi vero. Bilancio dei razzi palestinesi: un morto. Si dirà che la contabilità dei morti è cosa miserabile.
Ma andatelo a spiegare alle mamme che hanno perso i loro figli nel bombardamento del Golia aggressore. Andatelo a spiegare ai palestinesi che si sono visti portare vie le loro terre e che adesso non possono neanche più vederle perchè sono dietro a un muro.
Ma, per noi europei, civilizzati e (ancora per poco) vincitori, esiste solo un muro, quello di Berlino, da ricordare fino alla nausea.
Si dirà che Hamas è organizzazione terrorista. Ma aveva vinto le elezioni. Bisogna spiegarselo. Si dirà - per spiegarselo - che i palestinesi sono cattivi e antidemocratici, mentre gli israeliani sono buoni e democratici.
Cioè si fara del razzismo. Dello sporco, intollerabile razzismo.
(dal sito di Giulietto Chiesa)
p.s. ad oggi (28 dicembre) i morti son già 400.

lunedì 15 dicembre 2008

suicidi nascosti


Crisi dell'Alitalia, CAI, cassa integrazione, drammi e suicidi. Si suicidi.
Due giovani hostess dell'ex Alitalia si sono suicidate e nessuno ne parla.
Ho scoperto la notizia seguendo l'ultimo spettacoo di Beppe Grillo intitolato Delirio. Tornato a casa ho voluto saperne di più . Il solo sito che ne ha dato velata notiza è quello di finanza.repubblica.it, che all'interno di un lungo articolo in cui si parla di "fatti economici e cassa integrazione" prosegue così:

.......Chissà quanto è pesata la paura del futuro e dell'ignoto nelle scelte estreme di B.B. una hostess romana di 39 anni e di F. P. una sua collega genovese. Entrambe si sono suicidate nel giro di una decina di giorni (il secondo caso è dell'altro ieri).
Nessuno osa collegare direttamente i loro gesti con la crisi della compagnia, ma tutti, parlandone a bassa voce tra un volo e l'altro, fanno ragionamenti tanto ovvi quanto agghiaccianti: "Ne discutevamo ieri con dei colleghi - racconta A. U. - Ci guardavamo, cercavamo di capire.
E' vero, nessuno può dir nulla di quello che succede nella testa e nel cuore di una persona... di quello che ti porta a una scelta così. Ma tutti eravamo d'accordo che se uno ha dentro una grossa fragilità, una sofferenza, un dolore personale; se uno sta male, tutto questo che sta accadendo a noi e intorno a noi può diventare una spinta importante, se non determinante a un gesto così grave e terribile".
Oltre, nessuno si sente di andare, ma qualcuno dovrà cominciare a pensare se due suicidi in dieci giorni in una categoria di poche migliaia di persone unite da un destino drammatico, sono ascrivibili alla normalità. ....

No nessuno ne parla. Si preferisce parlare di neve che cade copiosa in inverno (ma che strano!)!!!

Così come ad Agosto si parla di caldo afoso (ma va'?)!!
Questa è l'informazione in Italia : spazzatura!!!

(pippo vinci)

sabato 13 dicembre 2008

Palme, addio!


Sul sito sciacca.blogolandia.it è stato pubblicato un interassente articolo, scritto da Walter Giannò, che fa il punto sulla situazione dell’infestazione di punteruolo rosso sulle palme.

Un dramma che sembra non preoccupare i nostri amministratori locali, visto che l’unico metodo ad oggi utilizzato per l’imitare la diffusione del parassita , che sarebbe l’abbattimento e la bruciatura delle palme morte, non viene quasi più praticato a giudicare dalla visibile ecatombe di palme che oramai funesta il paesaggio di Palermo e di moltissime città siciliane e non solo siciliane.

Ecco quanto scritto da Giannò:
La Sicilia è nota per le sue palme: esse sono elementi costituenti della storia naturale dell’isola. A Palermo, ad esempio, s’incontrano spesso ed uno degli alberghi più famosi della città è proprio intitolato alle Palme.
Ma oggi ci si imbatte soprattutto in arecaceae che stanno male o addirittura morte, con le fronde rivolte tristemente verso il basso, vinte da un male incurabile. Tutta colpa del famigerato punteruolo rosso (Rhynchophorus ferrugineus): un coleottero terrorista, originario dell’Asia, che ora ha deciso di fissare dimora in Sicilia. Il primo avvistamento nell’isola è datato 2005, mentre la prima segnalazione in Italia è dell’anno precedente, derivante da un vivaista di Pistoia che importò palme dall’Egitto.
Su Palermo.Blogolandia.It,” ho cominciato ad occuparmi della vicenda nel dicembre scorso, pubblicando due interessanti post di Maria Butera. Il primo fa un quadro generale della vera e propria tragedia, descrivendo l’insetto così: “Il punteruolo vive all’interno della palma, dove compie interamente il suo ciclo vitale. La femmina depone circa 300 uova distribuite alla base delle giovani foglie o sulle loro ferite o in cavità del tronco della palma. Dopo 14-21 giorni fuoriscono gli adulti. L’intero ciclo dura 4 mesi. Sullo stesso albero di palma possono sovrapporsi più generazioni dell’insetto. Generalmente il curculionide non si sposta in una nuova palma finché non ha completamente distrutto quella su cui vive”.

Il secondo, invece, si concentra sul danno economico che sta causando il coleottero: “Il cinquanta per cento delle palme italiane viene prodotto in Sicilia, bloccandosi la vendita delle palme, crolla un intero mercato. Negli ultimi due mesi la situazione è vertiginosamente precipitata perché l’Europa chiede il passaporto verde e la Regione siciliana non è ancora in grado di rilasciarlo. L’applicazione della decisione dell’Unione Europea, dunque, mette in ginocchio il settore vivaistico siciliano e il rischio è quello di perdere la leadership europea che ha guadagnato negli ultimi anni, con un danno economico non indifferente“.
Ed anche le palme di Sciacca sono state colpite dal punteruolo rosso. In piazza Scandaliato, ad esempio, ho scattate queste due foto stamane, in cui si nota l’incappucciamento dei tronchi.
Esiste una cura?
A quanto pare il terrorista delle arecaceae potrebbe essere sconfitto con il Neemazal, brevettato dall’Intrachem Bio Italia e presentato proprio nel capoluogo siciliano il 7 maggio di quest’anno. Enrico Camerata Scovazzo, responsabile dell’area agronomica dell’ A.S.A. Consulting, allora dichiarò che “si tratta di un protocollo unico e semplice che si basa su un prodtto biologico non tossico che viene applicato direttamente alle radici della pianta. Attraverso i vasi conduttori della palma, il prodotto arriva sulla gemma apicale, dove si accumula nei tessuti rendendoli tossici per le larve dell’insetto. La possibilità di non trattare direttamente sulla chioma riduce i costi degli interventi rendendoli accessibili anche ai privati“.

Tutto risolto? Macché! A distanza di 7 mesi in Sicilia le palme continuano a morire (ed anche altrove in Italia, ad esempio a Termoli e a Molfetta).
E ieri un lettore di Blogolandia, Francesco Velletri, mi ha inviato un’e-mail con la quale espone la sua soluzione per risolvere questa piaga “biblica”.

“La mia è solo un’idea che scaturisce dal fatto che ancora ad oggi non si è trovato un vero e proprio rimedio efficace per la lotta al coleottero. Credo che il problema venga un po’ sottovalutato da chi dovrebbe arginarne il fenomeno e non si pensa che stando così le cose probabilmente quando spariranno le palme potrebbero essere aggredite altre specie arboree. Io non so se la mia idea possa essere più o meno valida, ma in ogni caso provare non costerebbe nulla. Certo non è una soluzione definitiva ma contenitiva perchè limiterebbe la diffusione dell’insetto quando si trova nella fase larvale e funzionerebbe solo per le palme già colpite.
I metodi utilizzati quando la palma viene colpita, prevedono il taglio dei rami e l’inserimento in cima di una sonda con la quale viene immessa una sostanza nociva per le larve e che ha bisogno di tempo per potere agire.

Il sistema che penserei di adottare è rapido e non utilizza prodotti chimici, si basa solo sull’inserimento di due elettrodi nella parte apicale della palma, dove c’è presenza maggiore di linfa, che come la maggior parte di liquidi è conduttrice, (in caso contrario si potrebbe immettere dell’acqua), e inviare una scarica elettrica di intensità tale da distruggere le larve nel giro di pochi secondi. Il tutto potrebbe essere fatto utilizzando un braccio meccanico, senza dovere per forza eliminare i rami, utilizzare scale o altri arnesi e quindi con una notevole velocità di azione per passare alla pianta successiva con un irrisorio se non quasi nullo costo. Faccio presente che tutto ciò non ha alcun fondamento scientifico ma si basa su una idea, per cui non è detto che funzioni e soprattutto non ha alcun scopo di lucro come potrebbe essere la ricerca del prodotto miracoloso che diverse aziende stanno studiando“.

Infine, ecco una considerazione provocatoria, magari triviale… forse infondantissima: il punteruolo rosso non è un coleottero di cui si sta conoscendo l’esistenza soltanto adesso. In Egitto, ad esempio, è stato segnalato per la prima volta nel 1992 ed in Spagna 2 anni dopo. Ma non è che sia scappato da qualche laboratorio?

Chissà: tutti dovreste conoscere il leitmotiv da leggenda metropolitana che le case farmaceutiche creano i mali per venderne la cura… Oppure il coleottero micidiale deriva dalla globalizzazione anche del mercato delle piante? E’ davvero plausibile il fatto che sia comparso proprio ora per puro caso, per colpa di un vivaista di Pistoia che ha avuto l’idea di portare in Italia una palma dall’Egitto?

mercoledì 10 dicembre 2008

Lega Nord: niente cure ai clandestini !!!


FIRMATE E DIFFONDETE.


Appello promosso dalla Segreteria Provinciale FIMP di Modena ( Federazione Italiana Medici Pediatri ) per tentare di fermare la proposta della Lega Nord di abolire le cure primarie ed essenziali agli immigrati sprovvisti di permesso di soggiorno (forse il più turpe dei provvedimenti che il governo sta prendendo).


Per firmare, basta cliccare sull'indirizzo: http://appelli.arcoiris.tv/salute

martedì 9 dicembre 2008

ma Obama... chi è?


Nessuno sa ancora chi è Obama. Durante la lunga campagna elettorale americana (primarie comprese) Barack ha fatto sognare tutti.
Ed è proprio questo che comincia a preoccuparci. Obama è amato da tutti e tutti sperano in lui . Anche i suoi presunti avversari politici si stanno schierando con lui (tipo Colin Powel).
E che dire delle nomine governative. Molti falchi sono rimasi ai loro posti (tipo il capo del Pentagono). ma che significa tutto ciò?

Noi vorremmo capirci qualche cosa prima di rimanere profondamente delusi dai suoi comportamenti.

Pubblichiamo quindi un commento non sospetto , scritto cioè subito dopo la vittoria alle primarie sulla sfidante Hillary Clinton




(dal blog Open World - il futuro è libero)

Nessuno sa chi sia veramente Barack Obama, forse nemmeno lui. Il quarantaseienne candidato democratico alla presidenza degli Stati Uniti è contemporaneamente il più di sinistra dei politici americani giunti a un passo dalla Casa Bianca, ma anche il più conservatore dei leader liberal degli ultimi quarant’anni.
Viene paragonato a grandi presidenti democratici come Kennedy, ma anche al campione della rivoluzione conservatrice Ronald Reagan.
Obama è amato dai radical e dai moderati, dai falchi e dalle colombe, dai laici e dagli uomini di fede.
Piace anche a destra, come non è mai piaciuto nessun big del Partito democratico.La stampa non aiuta a dissolvere i dubbi, perché dopo oltre un anno e mezzo è ancora infatuata del senatore.

Obama è raccontato come fenomeno, come tendenza, come mito. Qualsiasi cosa faccia o dica è storica, epocale, profetica e non importa se in netta contraddizione con un’altra cosa storica, epocale, profetica di un paio di giorni prima.
Di Obama si sa che è cool, fighissimo, si sa poco, invece, di ciò che pensa. Pochissimo dei suoi continui cambi di posizione. Niente di come si comporterà una volta eletto alla Casa Bianca. Negli ultimi dieci giorni ha sterzato parecchio a destra, sollevando qualche piccolo malumore. C’è chi dice che in fondo sia tutto normale, perché è un classico vincere le primarie democratiche con una piattaforma di sinistra e poi spostarsi strategicamente al centro nella corsa finale col candidato repubblicano.

Quando Hillary Clinton, o prima di lei suo marito Bill, salterellavano da sinistra a destra e si esercitavano nell’arte della triangolazione politica, tutti sapevano che in realtà loro erano di sinistra, oltre che cinici al punto da non porsi il problema di abbracciare temi di destra pur di mantenere il potere.
Obama, però, è un candidato diverso. L’essenza stessa della sua proposta è farla finita con i soliti giochetti della politica politicante di Washington. Lui è il candidato del cambiamento, del sogno, della rivoluzione etica e morale della politica americana, uno che non prenderebbe mai una posizione per puro calcolo politico.

Obama ha cominciato la sua corsa come il candidato post razziale e post partisan, l’unico capace di unificare il paese e di porre fine alle guerre culturali avviate negli anni Sessanta. In campagna elettorale, a causa dei tardivi colpi dei Clinton, è emerso un lato elitario e radicale della sua personalità politica.

Vinta la gara con Hillary, Obama non si è soltanto spostato al centro, ha cambiato posizione su quasi tutto.
Nel giro di pochi giorni, Obama ha detto di essere favorevole alla pena di morte per gli stupratori di bambini (era contrario), favorevole al diritto a portare armi (era per una rigida regolamentazione del porto d’armi), favorevole alle procedure antiterrorismo elaborate da Bush (in precedenza aveva votato contro il Surveillance Act e aveva annunciato un ostruzionismo nel caso Bush avesse insistito);
favorevole ai trattati di libero commercio (aveva vinto le primarie dicendo di essere contrario);
favorevole all’idea di patria e di patriottismo (aveva rifiutato di indossare la spilletta con la bandiera americana);
favorevole agli aiuti federali per le associazioni religiose (uno dei capisaldi del conservatorismo compassionevole di Bush);
favorevole alla raccolta privata di fondi elettorali (sosteneva il finanziamento pubblico per tenere lontani dalla politica i soldi delle lobby).

A giorni, secondo il New Yorker, cambierà posizione sul ritiro immediato dall’Iraq e dopo l’incontro a Baghdad con il generale David Petraeus potrebbe annunciarlo, magari sulla base dell’ultimissimo rapporto contrario a un calendario rigido di ritiro stilato dal suo centro studi di riferimento, il Center for a New American Security.

Si può pensare che i suoi continui cambiamenti di fronte su temi così importanti siano soltanto politica politicante, ma se fosse così Obama non sarebbe più il nuovo Messia, ma una versione yankee di Clemente Mastella. Magari Obama crede nelle cose che sta dicendo, ma allora ha ragione il Wall Street Journal e Obama è una versione cool di Bush.

Se, invece, cambia idea per semplice indecisione, allora Obama è il nuovo John Kerry o un clone di Jimmy Carter.

Ma è più probabile che Obama non si curi delle sue acrobatiche giravolte, tanto la stampa è in adorazione e non scriverà mai cose cattive su di lui. In questo caso, Barack Obama sarebbe il più grande politico di tutti tempi.