venerdì 29 maggio 2009

ALLEVAMENTI INTENSIVI


Sembrerà un consiglio rivoluzionario, ma certo va alla radice del problema: evitare ogni prodotto proveniente da allevamenti intensivi. “Allevamenti intensivi” sono i capannoni industriali, nati negli anni Sessanta, in cui sono rinchiusi decine, centinaia, migliaia di animali (in America ci sono feedlots con dentro 100.000 e più capi di bestiame) in condizioni infernali, privati di libertà di movimento, dell'aria e della luce del sole, rinchiusi in gabbie, costretti alimentazione forzata, immunodepressi.

Le condizioni di vita degli animali, tali da suscitare pietà, sono oggetto di continue battaglie delle associazioni animaliste. Ma non è solo questione di pietà: la concentrazione degli animali e il regime alimentare forzato aumentano lo stress, le malattie e la pericolosità microbica e sono la causa prima e principale della diffusione a raggiera dei veleni e dell'esplosione degli scandali alimentari (“mucca pazza”, "pollo alla diossina” e vedremo quali altri).

La "modernizzazione" zootecnica ha riempito i cibi di residui di stimolatori dell'appetito, antibiotici (metà della produzione mondiale di antibiotici è destinata alla zootecnia), erbicidi, stimolatori della crescita, larvicidi e ormoni artificiali.

Proprio l'abuso di antibiotici in zootecnia è all'origine del fenomeno della resistenza che da 20 anni tanto preoccupa gli scienziati e le cui percentuali in Italia sono quintuplicate dal ' 92 a oggi: lo sviluppo di pericolosissimi superbatteri resistenti a tutti i trattamenti farmacologici (l'ultimo, lo streptococco VISA, che ha già ucciso 4 persone negli USA e due anziani in Scozia - e si è già avuto il primo caso in Italia; in USA in un sacco di mangime per polli sono stati trovati batteri resistenti a tutti gli antibiotici!).

Molte altre malattie, l'afta epizootica, l'Aids bovino (Biv), la salmonellosi, l'encefalopatia spongiforme bovina sono consustanziali all'allevamento intensivo.

lunedì 25 maggio 2009

a real jam session



A live jazz jam session took place the last Thursday night in Palermo. What happened in Lubitsch theatre , that night, was extraordinary. Gianni Cavallaro (piano/drums), Sergio Munafò (guitar), Alessandro Amato (drums), Nicola Giammarinaro (clarinet), Volker Stingmann (alto sax), Giovanni Genovese (trumpet), Aido Mangiaracina (el. bass), Piero Terranova (piano) and Gabriele Palumbo (drums) did their performances together, in a very magic and enjoyable atmosfere.

Three, even four of them didn’t know anything about the event and joint the band just 2 o 3 minutes before playing. That showed us the meaning of “jam session” expression. The theatre was quite full booked and the people didn’t stop to clap the artists for 3 hours running. As soon as the concert was over everybody asked the musician to not to stop, but they couldn’t do The theatre had to close before midnight. And….It did.
(clic on any picture on the right to see video on You Tube)

Giovedì 21 maggio 2009, cine - teatro Lubitsch di Palermo. Ore 24,15 Un pubblico entusiasta lascia la sala del cinema che aveva gremito fino a qualche istante prima. Ma è un pubblico dispiaciuto perchè vorrebbe che la magia continuasse. Si, è stata una magia. Amo il jazz e lo seguo da molto tempo.
Ho anche fatto dei viaggi “a tema” per seguire le performances di questo o di quel musicista. Sono andato persino all’estero per questo, associando lunghi viaggi a splendidi concerti ; concerti, spesso chiamati “jam session”.
Ma mai, ed in nessun luogo ho assistito ad una vera jam session, di jazz, dal vivo. Come credo tutti sappiano, la jam session è un concerto “improvvisato” dove i musicisti, senza alcun accordo, senza alcuna prova, senza alcun appuntamento e, spesso, senza neppure conoscersi, si ritrovano in un luogo e suonano.
In effetti speso le jam sessions sono una finzione, sono preparate. Ma non al Lubitsch. In principio si sapeva della presenza di soli di 4 o cinque artisti, poi via via che questi suonavano, dal pubblico, come per magia, scivolavano fuori dalle poltrone, per salire in scena , degli autentici mostri del jazz. Alcuni neanche si conoscevano, eppure, giunti sul palco, hanno mostrato un affiatamento ed un accordo stupefacenti.
Tra tutti mi ha colpito Volker Stingman un ottimo sassofonista tedesco (Hannover) che era stato, tra l’altro, il mio insegnante di sassofono. Era li perché lo avevo invitato io. E lo avevo invitato per assistere al concerto. Non certo per invitarlo a suonare. Non mi sarei mai permesso. Per giunta gratis. Inoltre Volker non conosceva la metà dei musicisti che erano sul palco. Veniva da una lezione e quindi aveva con se’ lo strumento.
Ad una mia richiesta senza speranza “perché non suoni pure tu?” lui non ha neppure risposto; ha sfoderato il suo ottone ed è salito sul palco , dove è stato accolto dagli altri come Pinocchio tra le marionette di Mangiafuoco. Uno di loro. E con il suo sax ha completato uno straordinario trio di fiati (con Giovanni Genovese alla tromba e Nicola Giammarinaro al clarinetto) che ha fatto impazzire di gioia il pubblico. Già il pubblico. Mai visto, ad un concerto di jazz un pubblico così allegro e festante.
Ultima nota, il cinema Lubitsch. Il cine teatro Lubitsch si trova in una sperduta zona della periferia sud-est di Palermo. Al cinema Lubitsch, ogni sera, mediamente, si ritrovano 4 o 5 spettatori.
A volte la sala rimane desolatamente vuota e Paolo, il gestore, è costretto a tornare a casa anzitempo. Un po’ per una programmazione troppo “d’essay” un po’ per la lontananza dal centro mondano di Palermo, un po’ perché il cinema non attira più tanta gente come una volta
Il 21 maggio 2009, al Lubitsch c’erano oltre 150 persone.
4 video della serata sono già disponibili su You Tube
video 2 (tutti i musicisti)
video 3 (Cavallaro e Mangiaracina)
video 4 (tutti i musicisti)
(pippo vinci)

mercoledì 20 maggio 2009

Buthan escluso


Il Buthan è una magnifica terra ai piedi della catena dell’Himalaya, in Asia.
Giorni fa ho visto uno splendido documentario sul Buthan e mi hanno colpito la bellezza di paesaggi maestosi unita ad uno scorrere della vita semplice e genuino. Ad un certo punto il commento diceva così : "..il Buthan ha preferito conservare intatte le sue ricchezze paesaggistiche anche a costo di sacrificare il progresso economico!.."
Rileggete questa frase e riflettete.
Da noi (in Italia) e forse in gran parte del mondo occidentale la frase viene ribaltata e suona cosi:
il progresso economico richiede spesso il sacrificio delle ricchezze paesaggistiche.

Scorrendo infatti un album di vecchie foto di una qualsiasi città (meglio se localizzata al sud dell’Italia) , ci si può rendere conto di quanto questa filosofia abbia completamente devastato interi paesaggi, rioni, risorse naturali per poi ritrovarci sull’orlo di una immensa crisi economica oltre che di valori umani.
E dove più si è devastato, più il progresso economico è fallito. O, comunque, non ha raggiunto i livelli promessi.

In ogni angolo delle nostre città si notano costruzioni commerciali che hanno preso il posto di potenziali aree verdi; i marciapiedi sono invasi dalle auto o dai gazebo in plastica dei bar che, per aumentare clientela e fatturato hanno deciso di occupare (con o senza autorizzazione) aree pubbliche dove potrebbero scorazzare bambini, pedoni e carrozzine.

Con i soldi così guadagnati, i commercianti e gli imprenditori hanno formato una barriera invalicabile di villette sul mare che ne impediscono almeno la visuale, oltre che il regolare accesso. Le villette, essendo abusive (poi sanate), spesso non hanno il regolare scarico nella inesistente fognatura e scaricano a mare rendendolo sporco, privo di vegetazione e quindi inospitale per pesci, molluschi e crostacei.
E ancora: visto che le villette oramai hanno formato un villaggio si utilizzano soldi pubblici per organizzare un minimo di caotiche infrastrutture (fognature tardive, strade strette tra le villette, semafori ignorati, centri commerciali immensi, raccoglitori di immondizia rotti, insufficienti e maleodoranti). Il tutto lì dove avrebbe dovuto regnare la pace, la spiaggia ed il mare blu ricco di vegetazione e pesci.
Continuo?
Si potrebbe continuare all’infinito.

E mi domando: è questa la qualità della vita che noi “popoli evoluti” ci siamo conquistati con guerre e rivoluzioni di popolo e industriali?
No, non è questa se poi per ritrovarla siamo costretti a spendere migliaia di euro per una settimana “di sogno” nei mari del sud o in lontani paesi esotici. Ma solo per chi se lo può permettere.
E chi se lo può permettere?
Industriali e commerciati (con i loro alleati amministratori) che sono la causa principale di quanto avete appena letto…..Buthan escluso
(pippo vinci)

sabato 16 maggio 2009

una pattinata per la vita


Oltre duemila chilometri da Saronno a Monreale, deviazioni per sosta in campeggi comprese, sui pattini per fondare un centro di accoglienza per …sfortunati.
Giuseppe Vaglica, 57 anni a luglio, è partito il 5 aprile dal Varesotto ed è arrivato il 9 maggio a Monreale anche se, come ha dichiarato “non sono un atleta ma mi sono semplicemente improvvisato pattinatore!”
Ogni tappa, sulla dorsale tirrenica, è stata documentata dalle tv e dai quotidiani locali nonché dai giornali on line.

Quando era andato via dalla sua Monreale, con la famiglia per cercar lavoro in Lombardia, Vaglica aveva diciassette anni.
Una pattinata per la vita”, l’impresa supportata, fotografata e ripresa anche dalla moglie, Terry D’Annunzio, che lo ha accompagnato è stata dunque pensata e messa in pratica per scopi benefici. “Vendiamo una nostra proprietà in centro Italia (Costa dei Trabocchi, nei pressi di Chieti) e, insieme con i fondi raccolti grazie alla nostra iniziativa – dice Vaglica – metteremo su un centro di accoglienza per disagiati in Lombardia. Abbiamo già l’appoggio del sindaco di Saronno e attiveremo sinergie già avviate con altre organizzazioni di beneficenza”.

Terry e Giuseppe fanno capo ad una neonata associazione umanitaria, una onlus della quale D’Annunzio è presidente. “Non apparteniamo a nessuna chiesa – precisano – ma crediamo negli insegnamenti umanitari e, in fondo, umanisti del Vangelo”.
Sabato 9 maggio il pattinatore in solitaria è stato ricevuto dalla municipalità della sua città d’origine.
I vigili lo hanno accolto alle 10.30 alla Fontana del Drago (panoramica Rocca-Monreale) e lo hanno scortato nel suo sprint finale che si è chiuso in piazzetta Vaglica. Intestata a un suo omonimo e antenato monrealese, filologo e latinista.

Qui, il sindaco uscente della città normanna, lo ha ricevuto in modo ufficiale, con tanto di fascia e discorso, per dargli il bentornato e gli ha consegnato una coppa messa a disposizione dall’assessorato comunale allo Sport. Un bentornato (anche se per poco) anche dal comandante dei Vigili urbani monrealesi, Tutta la documentazione dell’impresa su pattini a quattro ruote, Terry e Giuseppe tornati in Lombardia, sarà esibita per la raccolta fondi.

(pippo montedoro)


Per contatti e collaborazione:
340.53 83 196 ; 347.90 49 019 ; aiutaci.ad.aiutare@live.it)

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lunedì 11 maggio 2009

complimenti agli autori di questo disastro


(questo articolo è stato pubblicato anche nella pagina economica del sito reportonline.it)
Il mondo dei lavoratori è diviso, grossomodo, in quattro categorie:
A. imprenditori privati
B. liberi professionisti
C. dipendenti pubblici
D. dipendenti privati

Per moltissimi anni, c’è stato il mito del posto fisso (C), pur nella consapevolezza che i soldi (veri) si fanno solo se si è autonomi ( A o B).
Ne consegue che i posti più sfigati sono invece quelli subalterni delle aziende private (D).
Questi ultimi ne’ si fanno i soldi ne’ possono sentirsi sicuri di potere conservare il posto fino alla pensione. Sono sempre loro i primi a pagare un momento di difficoltà (vera o presunta) del capo dell’azienda (A).

Ma, nonostante tutto, alla fine degli anni 80, si è cominciata a diffondere l’idea che il mondo si sarebbe fermato se tutti avessimo sperato di avere (attenzione dico sperato di avere non avuto) un posto pubblico, eterno, inossidabile e tranquillo.
Cioè il mondo economico non sopportava di vedere persone che, con lo stipendio sicuro ed un futuro da nonni tranquilli, vivono una vita serena, si costruiscono una famiglia numerosa, si comprano la casa con un mutuo trentennale, coltivano degli hobbies da coccolare durante i numerosi pomeriggi liberi, cambiano la macchina ad ogni novità tecnologica (spesso superflua) offerta dai colossi delle auto, e, ogni estate, si fanno un bel viaggetto, riservandosi una settimana nel casermone in riva al mare definito (anche questo ad arte) multiproprietà!

Se rileggete attentamente il brano appena concluso, vi accorgerete che ogni mossa del tranquillo dipendente pubblico, si traduce in un sostanziale esborso di denaro (pubblico) a vantaggio di tutti quegli imprenditori privati (A) e liberi professionisti (B) che, attraverso il lavoro dei loro impiegati (D), offrono beni e servizi che rendono la vita più piacevole al sereno dipendente pubblico (C).

Dall’altro lato, imprenditori (A), liberi professionisti (B) e relativi dipendenti (D), hanno la possibilità di incrementare o mantenere il proprio tenore di vita per soddisfare vizi ed esigenze proprie e del dipendente pubblico (C). Tutto era organizzato in modo perfetto. Tutto “appattava”.

Poi vennero gli anni ‘90, e si cominciò a diffondere la idea maligna che il pubblico è brutto, che il pubblico è parassita, che il pubblico è inefficiente. I giovani devono puntare ad inventarsi il lavoro, a costruirsi una propria filosofia di vita che prenda le distanze dagli uffici pubblici, perché è proprio lì che si annida il nemico dello sviluppo.

Fuori dagli uffici e dagli archivi delle Regioni, dei Comuni, dei Catasti , dei Geni Civili e delle Università c’è il mondo che produce, che crea ricchezza, che porta al secondo millennio, poi al terzo e così via nei secoli dei secoli.
Il sacro PIL deve crescere sempre.

Finita la fase 1 (demonizzazione del pubblico) scatta la fase 2. La fase due si occupa di demonizzare il posto fisso. Sia esso pubblico che privato. Il giovane non solo non deve aspirare ad un posto tra i parassiti degli enti pubblici, ma non deve neanche sperare di avere un posto che sia tale per tutta la vita. No! Il giovane deve stare all’erta tutta la vita; deve essere flessibile; deve cambiare spesso lavoro, casa, città, amici, palestra, menù, scuole per i figli che verranno.

Il giovane, che presto non sarà più giovane, deve anche studiare, anzi, formarsi di continuo. Non solo fino alla prima laurea. Non basta! Non solo fino alla seconda laurea. Non basta! Non solo fino alla specializzazione post laurea. Non basta! Non solo fino ai masters negli States e nel Regno Unito. Non basta! Sempre, sempre e ancora sempre.
Il giovane deve formarsi, trovare un lavoro per poi riformarsi e ritrovare un altro lavoro e così via nei secoli dei secoli. Amen

Il gioco è riuscito, ma le conseguenze sono le seguenti:

a) fine di ogni procedura concorsuale che porti i giovani (spesso i migliori) ad occupare posti fissi in Enti Pubblici anche di grande importanza strategica come ospedali, università, enti di ricerca, enti di indirizzo tecnico , economico e di gestione delle finanze pubbliche.

b) il posto di lavoro fisso diventa così prezioso che solamente la promessa di poterlo offrire diventa una preziosissima arma in mano ai potenti di turno (politici e malavitosi) che li distribuiscono in cambio di voti (politici) o di favori ad personam (concessioni, nulla osta, appalti ecc). Ma questa volta, il posto è offerto a chiunque senza un pur effimero filtro concorsuale che possa garantire il possesso di un minimo di qualità di chi lo occuperà. Gli Enti Pubblici si popolano (ora si) di parassiti senza preparazione e con le spalle ben coperte dal generoso Padrino. Parassiti, impreparati e intoccabili.

c) l’economia crolla perché con la riduzione dei dipendenti pubblici sempre meno gente può permettersi di spendere ora e (peggio) in futuro somme di denaro di cui non dispone e non disporrà. Questo significa il crollo della domanda di tutti i beni e di tutti i servizi

d) le imprese private falliscono
e) i liberi professionisti non vengono più ingaggiati
f) i dipendenti privati perdono il posto.

Complimenti agli autori di questo disastro.

(pippo vinci)
questo articolo è stato pubblicato anche nella rubrica economica del sito reportonline.it
scrivi a latrazzera@libero.it

sabato 9 maggio 2009

la bara errante


Molti scettici sostengono che la coincidenza non è altro che un artificio della conoscenza umana. Secondo questa opinione alcuni episodi di cui siamo coscienti, vengono da noi percepiti e considerati coincidenze.

In altre parole, noi ricordiamo ciò che convenzionalmente chiamiamo coincidenza, ma dimentichiamo una miriade di altri particolari che non hanno una connessione evidente.
Che cosa pensare, allora, dell’inquietante bara di Charles Coughlan?
Coughlan nacque nella provincia canadese di Prince Edward Island, sulla costa nord orientale.

Ma alla fine del diciannovesimo secolo si trovava a Galveston, perla della costa del Texas, in una compagnia di attori girovaghi, con cui recitava per sbarcare il lunario. Era il 1899; Coughlan si ammalò e morì dopo aver contratto una delle febbri tropicali che mietevano vittime, quando non si praticavano ancora le vaccinazioni.

Coughlan fu collocato a eterno riposo - almeno nelle intenzioni - in una bara piombata e sepolto nel cimitero locale. Galveston, allora la città più popolosa e prospera del Texas, sorgeva su un enorme banco di sabbia, in una posizione precaria che la lasciava esposta sia ai tifoni sia alle mareggiate. L’8 settembre 1900, venti di forza superiore a cento chilometri orari riversarono sulla città un muro d’acqua alto più di sei metri che sommerse tutto fuorché le strutture più elevate.

La città fu completamente distrutta. Annegarono circa settemila abitanti e i loro cadaveri furono risucchiati in mare aperto dal riflusso. Anche i morti furono trascinati via. I cimiteri vennero sventrati dalla furia delle onde e le bare furono strappate dalle tombe e portate via dalla corrente. Per otto anni la salma di Coughlan vagò, nel suo feretro piombato, nelle calde acque della Corrente del Golfo.

Alla fine doppiò l’estremità della Scogliera della Florida ed entrò nell’Atlantico, dove le correnti dominanti la trasportarono a nord lungo il Sud e il Nord Carolina e la costa della Nuova Inghilterra. Nell’ottobre del 1908, un piccolo peschereccio al largo di Prince Edward Island avvistò la malconcia cassa mortuaria galleggiante sui flutti. Qualcuno dell’equipaggio la issò a bordo servendosi di un gancio. U

na targhetta di rame col nome del defunto rivelò chi fosse la salma racchiusa in quella bara erosa dall’acqua e dalla salsedine. La bara era stata tirata in secco a circa un chilometro dalla chiesetta dove un tempo Charles Coughlan era stato battezzato. Le sue spoglie furono poste in un altro feretro e ricevettero una nuova sepoltura, proprio dove il viaggio di Coughlan era cominciato tanti anni prima.

da World of Strange Phenomena di Charles Berlitz

mercoledì 6 maggio 2009

Fine della Crisi?'


Buonasera Signor Chiesa, le scrivo per conoscere un suo parere su tutte queste fanfare che strillano a gran voce da quasi tutti i tg e molti giornali, che la crisi è finita , che ci sarà una ripresina prossimamente e che l'accordo con la Chrysler ne è la conferma.

Vivo in un paese in provincia di Pisa, un paese abbastanza ricco che basa la sua ricchezza sulle concerie. C'è ancora abbastanza ricchezza, ma le conseguenze di questa crisi si stanno sentendo anche da noi con diminuzioni degli ordini e con alcune chiusure delle aziende.

Come fanno a dire che il peggio è alle spalle? E poi, parlando dell'america come hanno fatto i colossi bancari vicini alla bancarotta a chiudere questo primo trimestre in utile? Sono dei maghi forse?

Credo che ci sia molta confusione, basata anche sul fatto che la Borsa sta di nuovo crescendo spinta,penso, dalla quantità enorme di denaro stanziato per far fronte alla crisi finanziaria. Non so dove porterà tutto questo ma io non mi sento rassicurata da questi annunci di ritrovato ottimismo. Può pubblicare la mia lettera se lo ritiene opportuno.

(maura del torrione)

Lei ha perfettamente ragione. Non solo la crisi non è finita, ma sta appena cominciando. Come ci hanno truffati prima, ci stanno truffando adesso. Contano sull'imbecillità dei polli investitori. i quali non vogliono rinunciare all'illusione in cui hanno vissuto (benino) negli ultimi anni.

Inganno più autoinganno. Il denaro regalato ai banchieri sta gonfiando speranze (dei banchieri). Gli altri, cioè noi, pagheranno. Bisogna organizzare la resistenza all'inganno.

Anche a lei dico quello che dico a tutti: bisogna che ci dotiamo di uno strumento d'informazione indipendente. Pandora Tv sta nscendo. Bisogna che tutti si sentano impegnati a farla crescere. Subito, perchè il tempo è poco. Cordiali saluti

Giulietto Chiesa


scrivi a latrazzera@libero.it

domenica 3 maggio 2009

vizi privati e pubbliche virtù: 2. il traffico


Nel salotto:

- e' uno schifo non si cammina. Nessuno rinuncia alla macchina;
- Palermo è un città ideale per andare in bici. E' piano, c'è sempre il sole! Io quando posso lo faccio sempre.
- non si trova posto nemmeno a pagarlo. E' stupido girare in auto. E poi andare a piedi in bici fa bene al fisico. Guarda che pance che abbiamo;
- nessuno si ferma alle strisce pedonali. Per me il pedone è sacro;
- non ci sono controlli - dove sono i vigili? Dovrebbero essere di più e, sopratutto, più severi e inflessibili!
- gli autobus sono troppo lenti. tutta colpa di quei cretini che si ostinano ad andare sempre in auto. Anche per andare a comprare il pane dietro casa. Ma ti pare?;
- l'aria e' irrespirabile. la benzina per le auto rivate dovrebbe costare dieci volte tanto;
- la gente non e' educata. Ma con l'esempio di ognuno di noi...poco a poco... chissà!

usciti dalla cabina di Superman:

- ma siamo pazzi? - io prendere l'autobus?... non scherziamo!;
- ho gia' fatto il giro dell'isolato - non c'e' posto;ora parcheggio dove capita -anche gli "altri" sono in seconda fila e poi ...manco solo poco minuti, che può succedere?;
- neanche io lo faccio ma e' piu' forte di me. Maledico pero' gli
altri che lo fanno con me quando sono sulle strisce specie in
compagnia;
- oggi e' giorno pari, ma devo andare per forza in centro. Sta piovendo.
Rischio. Prendo l'auto "dispari". tanto non ti fermano mai!
- lascio l'auto in curva, non c'e' posto - speriamo che i vigili non
passino
. .. ah, c'è pure il divieto di sosta. Ma tanto sono tutti parcheggiati. Non sarà un VERO divieto di sosta!
- incredibile. Hanno fatto i cordoli. Li' e' difficile andare. Ma dove ci sono
solo le corsie preferenziali si risparmia un sacco di tempo.Tanto
gli autobus non passano mai. E se passano mi sposto. E' un attimo!
- ma perche' rinunciare all'auto proprio io? Al limite prendo il vecchio
motore, tanto, anche se non e' catalizzato, i motori non li fermano.

- ho urtato un macchina all'incrocio. La colpa e' di quel gran disgraziato
che non si e' fermato. E poi quello lì, giusto qui deve posteggiare? Comunque non si sarà fatto niente. E' inutile che mi fermo a vedere. Che sarà mai un graffio! E pensa alle camurrie dell'assicurazione. No , no,.. me ne vado.

(beppe)

martedì 28 aprile 2009

Vizi privati e pubbliche virtù: 1. il packaging


Ogni volta che si parla di ambiente, di energia, di convivenza civile, di legalità, di rispetto verso gli altri ecc, tutti siamo d’accordo. Tutti siamo onesti, ambientalisti, parsimoniosi e rispettosi delle regole e del prossimo.

Poi, abbandonato il luogo del confronto pubblico (es il salotto), si entra nella cabina telefonica e, come Superman, ci si cambia d’abito e si fa tutto tranne che agire in modo coerente con quello che si è appena detto, sentito e condiviso. Tanto, nel privato, nessuno ci vede

Ma analizziamo un problema per volta e cominciamo con quello dei rifiuti.
Tutti, in pubblico ed in salotto, siamo d’accordo nel dire che una (se non la migliore) delle possibili soluzioni sarebbe quella di limitare i rifiuti. Ossia di utilizzare accorgimenti che limitino, almeno nei prodotti di consumo, il ricorso agli scarti immediati e superflui.

Sui prodotti di consumo, infatti, noi consumatori possiamo, entro certi limiti, esercitare un controllo. E questo controllo lo possiamo esercitare nei punti di vendita della merci.
Ad esempio, l’eccessivo ricorso al confezionamento dei prodotti alimentari e non. Il packaging estremo.

Si sa che in molte catene di supermercati si sta introducendo la vendita dei prodotti sfusi. Detersivi, olio, latte, vino ecc.
Ma contemporaneamente, negli stessi punti di vendita, si aumenta il ricorso al confezionamento dei prodotti ortofrutticoli ed alimentari in genere.
Se infatti entrate in un negozio di alimentari per comprare delle mele, delle pere, dei pomodori, dell’insalata o financo del pesce o della carne, lo troverete solo dentro una comoda confezione di polistirolo e cellophane.

Noi, a quel punto, se siamo appena passati dalla cabina telefonica, non cambiamo negozio e neanche perdiamo tempo per approvvigionarci di quei pochi prodotti sfusi ancora disponibili.

No, riteniamo comoda la confezione sigillata e la acquistiamo. Anche se costa di più (in certi casi anche 2 o 3 volte di più). Anche se giunti a casa colmeremo in un baleno il secchio dell’immondizia. Anche se la sera prima avevamo detto che il problema dei rifiuti si dovrebbe combattere all’origine riducendo l’acquisto di confezioni inutili.

Poi la stessa sera andremo al solito salotto con gli amici. Prima ripasseremo dalla solita cabina di Superman e poi ci potremo (pubblicamente) lamentare dello smisurato crescere dei rifiuti e dei prezzi insostenibili dei prodotti alimentari.

Le prossime puntate di vizi privati e pubbliche virtù tratteranno i seguenti argomenti
1. spreco dell’acqua
2. spreco dell’energia
3. il traffico
4. le tasse

Ma se vi passate una mano sulla coscienza, almeno uno di questi 4 articoli lo potreste scrivere anche voi, no?

Se volete potrete inviare i vostri articoli/confessioni al seguente indirizzo email latrazzera@libero.it. Se non volete inviare un intero articolo , inviate almeno qualche spunto o qualche segnalazione sui vizi privati e le pubbliche virtù inerenti i 4 temi sopra elencati.


Se non volete fare nulla di ciò….. penso a tutto io! Come sempre.

(pippo vinci)

domenica 26 aprile 2009

26 aprile 1986


E' la data del disastroso incidente della centrale nucleare di Chernobil in Ucraina ( ai tempi Unione Sovietica)
I morti di quel giorno furono 31, ma in seguito ne moriranno a centinaia. Nessuno più li può contare.
La terra attorno alla centrale rimarrà contaminata per qualche centinaio (o migliaio) di anni.
E la carneficina non è ancora terminata. Si tramanderà ancora per qualche generazione.

... così, tanto per ricordare.

martedì 21 aprile 2009

disastro e interdisastro


L'ennesimo disastro naturale ha messo ancora una volta in evidenza quale sia il progetto clerico/capitalista su cui si basano e prolificano molti governi occidentali, tra cui quello italiano attuale.

Nelle fasi tra due disastri si deregola tutto a scapito della sicurezza, dell'ambiente, della equità sociale, della salute dei cittadini, della legalità, della giustizia, della fiscalità, della istruzione ecc.
L'imprenditoria d'assalto e/o mafiosa prolifera, si ingrassa, spande a piene mani elogi sul Governo grazie al possesso di tutti i mezzi di informazione.

Dipingendo la deregolamentazioni come grande opportunità per aumentare il PIL ed ampliare il numero degli occupati. E il popolo ci casca. Non tutto il popolo. Ma tanto basta il 50% + 1 di esso.

Nell'era dell'interdisastro aumentano i ricchi e aumentano i poveri. Inoltre i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sempre più poveri.

La Chiesa, ovviamente, trova giovamento in questo perverso assetto in quanto più sono i poveri e i diseredati più sono coloro che si rivolgono alle parrocchie, ai vescovi ed ai santi.

Arriva il disastro.

Intanto il disastro è tanto più disastroso quanto più incisive saranno state le norme “deregolamentarizzanti”.

Poi nel momento del disastro non è elegante fare critiche, non è bello recriminare , non è giusto lucrare politicamente. Si deve solo piangere.

Ed è in questo quadro che il Governo, i Ricchi e la Chiesa danno il massimo di se.
E' infatti il momento dell'elemosina (dei Ricchi)
E' il momento della compassione (della Chiesa)
E' il momento delle promesse (del Governo)

E quindi tutti in coda per fare elemosina, per piangere i morti, per pregare il buon Dio, per dire “mai più come prima

Poi, lentamente, si torna nell'era dell'interdisastro. Si rideregolamenta , magari in settori non ancora o non recentemente disastrati, per preparare il nuovo, originale e imprevedibile disastro.

Che, più o meno puntualmente, si materializza. E tutto ricomincia per la gloria dei Ricchi, del Governo e della Chiesa.
(pippovinci)

domenica 19 aprile 2009

il sistema THOR per lo smaltimento dei rifiuti


Siamo alle solite: il problema dei rifiuti sovrasta le nostre città(ma non solo) ed ecco che il CNR rende nota la presenza di THOR (Total House Waste Recycling) un nuovo strumento già in sperimentazione in Sicilia che consente lo smaltimento completo dei rifiuti domestici.



Il nuovo “valorizzatore” è di tipo meccanico e consente alla spazzatura indifferenziata di essere finemente sbriciolata, con dimensioni di decimillesimi di millimetro attraverso una molitura accurata.

Questo trito fine diverrebbe un combustibile dalle caratteristiche simili al carbone ma senza zolfo e idrocarburi policicli e può essere utilizzato per gli scopi più svariati: sia come biomassa che come biodiesel che pellettato.

Alcune caratteristiche interessanti del Thor sono:
- portabilità: può essere caricato e trasportato;
- non necessita di siti di stoccaggio per i rifiuti;
- essendo meccanico può essere acceso o spento senza problemi;
- bilancio energetico positivo (ovviamente).

E’ sicuramente sbagliato utilizzare come modello un qualsivoglia sistema che non contempli il riciclo ed il riutilizzo dei materiali, tuttavia può essere utile in casi di estrema emergenza come la situazione campana che è ben lungi dall'essere risolta.



clicca qui e guarda il video

lunedì 13 aprile 2009

culi e tette pride ... every day


Quando si discute di diritti degli omosessuali, di PAC, di DICO e così via , c'è sempre , ad un certo punto, qualcuno che dice che , pur condividendo le lotte di chiunque per maggiori diritti e maggiore rispetto, afferma che “quello che non accetto è l'ostentazione della propria diversità nei così detti Gay Pride”.

A questa affermazione non ho mai saputo replicare. Non perché la condividessi, ma perché , pur ritenendola assurda e priva di fondamento , non riuscivo ad individuare il fondamento che privava di fondamento l'affermazione.

Insomma, la mia coscienza e la mia intelligenza mi imponevano di contrastare questa opinione , di rifiutarla, di attaccarla. Ma non riuscivo a trovare una motivazione convincente per supportare tale istintiva repulsione.

L'unica cosa che mi sentivo di dire era che ognuno, entro certi limiti, è libero di fare quello che vuole. Ed il gay pride è abbondantemente entro i certi limiti.
Ma non bastava. L'argomento della libertà di espressione, per quanto nobile fosse, era troppo poco specifico.

L'altra sera, l'illuminazione.
Guardando la TV.
Immagini che normalmente ci scorrono davanti agli occhi e che oramai accettiamo senza un minimo senso critico. Ci siamo troppo abituati.
Ma quella sera c'è stato il benefico corto circuito: ho collegato i gay pride con le routinarie trasmissioni televisive di intrattenimento (e non solo).

Ho collegato l'omosessuale che "ostenta" nel gay pride, con i culi e le tette delle subrettes, delle ballerine, delle semplici croniste, delle cuoche, delle showgirls, delle veline, delle vallette, delle letterine, dei maci, dei tronisti. Tette escluse per le ultime due categorie.

Fatto. E' scattata la scintilla . Ho trovato il fondamento nascosto:
perché gli eterosessuali possono ostentare (culi, tette e volgarità) tutti i giorni, ogni ora del giorno e della notte e gli omosessuali non possono farlo una o due volte l'anno?

Bene, da oggi in poi chi vorrà affermare di non condividere l'ostentazione degli omosessuali durante i gay pride toverà, nel sottoscritto, pane per i suoi denti.

E non solo.
Da una inchiesta effettuata non so bene da quale rispettabile università americana, è emerso che l'ostentazione gaypridesca, ha prodotto un maggiore rispetto verso gli stessi omosessuali nelle scuole, nelle famiglie e nei luoghi di lavoro.
I giovani omosessuali (e non solo i giovani), si sa, sono stati da sempre oggetto non solo di scherno e di umiliazioni pubbliche, ma anche di azioni violente se non pure assassine.
Ebbene, pare che l'avere portato il problema dell'omosessualità in piazza abbia prodotto un maggiore senso di rispetto per quegli individui che vivono in modo problematico, riservato ed educato la loro naturale tendenza omosessuale.

martedì 7 aprile 2009

Piano Casa


La natura è stata più svelta del governo e ha presentato il suo piano casa. È una fortuna che gli edifici crollati non fossero stati ancora ingranditi del 20-30 per cento, secondo i dettami del Cavaliere e dei suoi corifei, altrimenti il bilancio dei morti sarebbe più cospicuo.

E non osiamo immaginare il bilancio dei danni se, nel paese più sismico d’Europa, fossero già in piedi le cinque centrali nucleari e il Ponte di Messina (una delle zone più martoriate da terremoti) minacciati dal governo. Per capire in che mani siamo, ecco un comunicato della Protezione civile (1° aprile 2009): «Ieri si è riunita all’Aquila, nella sede della Regione Abruzzo, la Commissione Nazionale per la Previsione e la Prevenzione dei Grandi Rischi… per fornire ai cittadini tutte le informazioni disponibili alla comunità scientifica sull’attività sismica delle ultime settimane in Abruzzo: attività che viene costantemente monitorata, pur non essendoci nessun allarme in corso».

Il vicecapo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, filosofeggiava: «Bisogna saper convivere con le caratteristiche dei territori». La «comunità scientifica» confermava «che non c’è pericolo perché il continuo scarico di energia riduce la possibilità di eventi particolarmente intensi».

Quanto all’allarme di Giampaolo Giuliani, tecnico dei laboratori del Gran Sasso, su un imminente «terremoto disastroso», Guido Bertolaso si scagliava contro «quegli imbecilli che si divertono a diffondere notizie false», chiedeva una punizione esemplare e denunciava Giuliani per «procurato allarme». Ecco, siamo in buone mani.

(dalla rubrica dell'Unità "Zorro" di Marco Travaglio)

giovedì 2 aprile 2009

firma la petizione contro la caccia selvaggia




In Parlamento sta per essre approvata una legge che contrbuirà a devastare il già limitato patrimonio faunistico italiano. La LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli) intende inviare al presidente del Consiglio una petizione per fermare lo scempio. Collegati al sito www.lipu.it e firma la petizione che qui riportiamo integralmente.

(cerca la petizione dal menu a tendina posto in alto a destra della home page del sito della LIPU)


Signor Presidente del Consiglio,
desidero comunicarLe la mia ferma opposizione alle proposte di modifica della legge 157/1992 sulla caccia, che è anche l'unica legge italiana che tutela la fauna selvatica.
Il Senato, nell'ambito della Legge Comunitaria, ha approvato un emendamento dei senatori Carrara e Vetrella che allunga i tempi della stagione venatoria, rendendo possibile il prolungamento della caccia oltre il mese di gennaio e addirittura l'anticipo al mese di agosto, quando i cittadini e le famiglie sono in vacanza, in campagna.Già oggi i cacciatori cacciano per ben cinque mesi all'anno, potendo entrare indisturbati nelle proprietà dei privati cittadini.
La proposta di allungare i tempi di caccia è un fatto di estrema gravità, che va corretto alla Camera.
Così come vanno fermate le proposte, a partire dal testo del senatore Franco Orsi, oggi in discussione al Senato, che prevedono:
l'utilizzo di animali come esche vive e zimbelli,
la licenza di caccia a sedici anni,
l'allungamento dei tempi di caccia,
la mobilità del cacciatore su tutto il territorio nazionale,
la caccia nelle zone incendiate,
la caccia alle oche, alle peppole, ai fringuelli
,
e altro ancora.
Si tratta di un attacco alla natura ma anche alla sicurezza e alla tranquillità dei cittadini.
Signor Presidente, fermi tutto questo!
Fermi ogni tentativo di ampliare la caccia in Italia.

lunedì 30 marzo 2009

... e le scorie ai posteri


Ogni volta che si parla di nucleare l’atteggiamento preconcetto è quello di schierarsi pro o contro in funzione dell’appartenenza politico-ideologica.
Avviene in tutto il mondo.
Gli argomenti a favore sono:

- si riduce la dipendenza dal petrolio;
- si riduce il costo dell’energia per gli utenti;
- si riduce l’inquinamento da CO2 ;
- i nuovi impianti sono sicuri;
- l’Italia è circondata da centrali nucleari quindi il rischio , se c’è, ci coinvolgerebbe comunque;

I favorevoli, però , tralasciano di occuparsi del problema dello stoccaggio delle scorie radioattive, che saranno radioattive per sempre.


Ieri sera su Rai 3, la trasmissione Report ha trasmesso un’inchiesta sul Nucleare delineando un quadro completo ed esauriente del problema; andando a verificare, lì dove le centrali funzionano, quali siano i reali costi ed i rischi concreti degli impianti. La inchiesta ha evidenziato che:

1. la Francia, che è il paese più “nuclearizzato” d’Europa, è anche una tra le economie maggiormente dipendenti dal petrolio. Addirittura più dell’Italia denuclearizzata. Allo stato attuale questa fonte di energia (petrolio) risulta infatti insostituibile per la produzione di energia elettrica; o comunque non sostituibile dall’atomo;
2. la bolletta finale per l’energia , in caso di presenza di centrali nucleari, non diminuisce e, molto probabilmente, tende all’aumento;
3. pur mantenendo la dipendenza dal petrolio, il paese che decida di puntare sul nucleare, subirebbe anche le imposizioni di mercato non solo da parte dei pochi Paesi che detengono le residue riserve di uranio, ma anche di quelli cui bisognerebbe rivolgersi per il processo di arricchimento dell’uranio, e per la fornitura del combustibile ad uranio (tutti prodotti che l’Italia non fabbrica e non fabbricherà);
4. nonostante la relativa certezza che incidenti tipo “Chernobil”, non potranno più verificarsi, le centrali, nel loro normale status di funzionamento, producono inquinamenti nelle falde e nell’aria che ,sebbene siano definiti “accettabili”, provocano evidenti e dimostrati aumenti di malati di leucemia nelle zone circostanti. Soprattutto tra i bambini.Il termine accettabile è infatti un agghiacciante eufemismo economico che considera accettabili alcune morti in cambio di un vantaggio economico;
5. da quanto sopra esposto si capisce bene che le centrali nucleari oltre confine sono, per il popolo italiano, meno pericolose di quelle costruire vicino casa;
6. il problema delle scorie non è stato mai risolto da nessuno e le zone di stoccaggio sono e saranno ad alto rischio; oggi e , come e di più, in futuro;
7. l’unico elemento a favore dei "favorevoli" è la riduzione della CO2. Ma, come già detto, il consumo delle fonti di energia fossili, non subirebbe uno stimabile riduzione dall’ adozione delle centrali nucleari.

La soluzione?
La soluzione, sempre sulla base di quanto scaturito dall’inchiesta, sarebbe quella di utilizzare vieppiù le fonti rinnovabili e, soprattutto, il risparmio. Ogni passo avanti tendente ad utilizzar queste due soluzioni costituirebbe , questo si, una sempre minore dipendenza dai combustibili fossili.

(amedeo contino)

mercoledì 25 marzo 2009

discorsi dell'aldilà e giustizia terra-terra


L’umanità si divide in due categorie. Quelli che credono in Dio e quelli che non credono in Dio.
Quelli che credono in Dio, generalmente, credono e sperano che ogni ingiustizia umana verrà punita nell’altro mondo confidando in un Dio Giudice Unico, Giusto e Inappellabile.

In tal modo chi queste ingiustizie le ha subite, avrà una Ricompensa che, variando da credenza a credenza, soddisferà pienamente chi in Lei confida.
Come bisogna quindi vivere la fede in Dio? Ecco 2 opzioni:



1) subendo ogni ingiustizia e pazientando nell’attesa del Giudizio Divino
2) lottando al fine di contrastare e limitare gli effetti dell’ingiustizia


Nel primo caso, spesso, il subire con pazienza e rassegnazione si trasforma, poco a poco, con il lento trascorrere dei mesi e degli anni, in un forte sentimento di rancore o di odio verso il presunto ingiusto. Un rancore che spesso può vanificare l’attesa della Ricompensa Eterna.
Questa, infatti, non spetta a chi nutre tale malvagio sentimento. E la situazione peggiora se, oltre a sperare nella Ricompensa Eterna, il presunto giusto spera in una eterna e giusta Condanna per l’uomo ingiusto

Nel secondo caso, la lotta.
Ma una lotta efficace e vincente prevede anche la sopraffazione dell’uomo ritenuto ingiusto e tale sopraffazione può spesso indurre l’ingiusto sopraffatto a ribaltare il giudizio.
L’ingiusto sconfitto si crederà giusto, attribuendo la qualifica di ingiusto all’antico giusto.
A questo punto sarà il Dio Unico, Giusto e Inappellabile a derimere la faccenda ed a decidere se e chi dei due avrà la Ricompensa Eterna . E a chi ingiungere la Eterna Condanna.
Tale timore spingerà il credente ad una lotta prudente. Una lotta prudente che spesso è anche sinonimo di lotta inefficace.
Non importa.
Infatti chi combatte in nome Dio sa che quella che si svolge sulla Terra è solo una battaglia interlocutoria e futile.
La battaglia vera, la guerra, è quella che si vincerà dopo la morte, al cospetto di Dio.
In definitiva, a ben guardare, nessuno dei due comportamenti potrà garantire la Ricompensa Eterna. E nessuno dei due atteggiamenti, inoltre, potrà portare con certezza la Giustizia Umana a trionfare in questo mondo.

Vediamo il caso della categoria dei non credenti. In questo caso i possibili comportamenti saranno 2:

1) vivere cercando di godere personalmente dei piaceri della vita
2) vivere lottando per far godere dei piaceri della vita il maggior numero di persone


In nessuno dei due casi egli si preoccuperà di una sentenza divina. In nessuno dei due casi egli si preoccuperà di interpretare la parte del giusto o dell’ingiusto, secondo i crismi e le regole dei credenti.

L’agire del non credente non verrà in alcun modo condizionato da questo Timore Supremo, potendo così utilizzare, nella lotta, anche espedienti estremi che urterebbero la coscienza di chi lotta da credente.

Ed allora si che il mondo potrà sperare di vedere la Giustizia Umana trionfare.
Che sarà piccola cosa rispetto alla supposta e probabile Giustizia Divina; ma sarà quantomeno certa e tangibile.
Una giustizia terra terra che ci farà vivere, anche se per soli 100 anni, in un mondo migliore.

(pippo vinci)

lunedì 23 marzo 2009

24 marzo 1944



ingresso delle Fosse Ardeatine a Roma

domenica 22 marzo 2009

un mistero (senza mistero) che dura da 30 anni


dal blog di Beppe Grillo)

E' spuntata una macchina scura... e una moto. Sono arrivate in tutto cinque persone... Ho visto che trascinavano Pasolini fuori dalla macchina, e lo riempivano di pugni e calci, picchiavano forte. Gridavano: "Sporco comunista, frocio, carogna". Ho avuto paura. Sono tornato quando tutto è finito...

Se tu uccidi qualcuno in questo modo, o sei pazzo o hai una motivazione forte: siccome questi assassini sono riusciti a sfuggire alla giustizia per trent'anni, pazzi non sono certamente. E quindi avevano una ragione importante per fare quello che hanno fatto. E nessuno li ha mai toccati.

Alla fine di questa brutta storia ho pagato solo io, che avevo solo 17 anni. Sono stato usato..." Giuseppe Pelosi, accusato della morte di Pasolini in un'intervista del 12 settembre 2008
"No, non fu una lite. Pier Paolo fu giustiziato. Qualcuno aveva deciso che doveva morire." Sergio Citti, regista.
"Il mio cognome si scrive cò due T. Salvitti Ennio... Lo scriva che è tutto 'no schifo, che erano in tanti. Lo hanno massacrato quel poveraccio. Pè mezz'ora ha gridato "mamma, mamma, mamma". Erano quattro, cinque." Ma lei questo l'ha detto alla polizia? "Ma che, sò scemo?" Da un'intervista a un baraccato di Furio Colombo, cronista della Stampa, poche ore dopo la morte di Pasolini.

Alberto Moravia, Laura Betti e Oriana Fallaci denunciarono un piano criminale per mettere a tacere Pasolini. Oriana Fallaci scrisse sull'Europeo di un gruppo di persone autrici del delitto. Per questo fu convocata in questura e in seguito condannata in primo e secondo grado per reticenza sulle fonti.
Pier Paolo Pasolini è stato ammazzato nel 1975, ma i suoi assassini e i mandanti sono ancora in libertà. Nessun processo pubblico sulle cause della sua morte. E' stato ucciso dal Potere. Da quell'oscena rappresentazione della realtà che va in scena in Italia dalla sua nascita.

Pasolini scriveva allora sul Corriere della Sera, non ancora piduizzato: "Io so i nomi dei responsabili delle stragi... io so il nome del vertice che ha manovrato...". Pasolini stava scrivendo un libro: "Petrolio" sulle connessioni tra l'ENI, la P2 e lo Stato. Sull'assassinio di Mattei e sui servizi segreti deviati.

Gli uffici di Genchi perquisiti, De Magistris indagato, un piduista a capo del Governo, condannati in primo grado per mafia in Parlamento, la procura di Salerno trasferita. La verità di Pasolini non ha più bisogno di una voce. Non dà più scandalo. Pier Paolo, forse sei morto per niente. Gli italiani sanno, sapevano tutto. Non amano chi grida la verità.
Chiedo la riapertura delle indagini sull'omicidio di Pasolini. Chi sa parli. Chi ha le prove le renda note.

lunedì 16 marzo 2009

il codice della vergogna


Il codice della strada dovrebbe essere il codice più conosciuto. Tutti quelli che hanno un permesso per condurre un veicolo su strade pubbliche, sono obbligati a conoscerlo.

Ma visto il caos del traffico nelle grandi città (soprattutto del sud d’Italia) c’è il forte sospetto che questo codice non sia poi così conosciuto. O, se è conosciuto, c’è il sospetto che sia coscientemente disatteso o snobbato.

Insomma, più a sud si va più ci si sente umiliati nel seguire le norme del codice della strada.

Che onta fermarsi al semaforo quando c’è il giallo!

Che vergogna posteggiare a 200 metri dal tabaccaio e poi farsela a piedi!

Si posteggia in seconda , in terza o quarta fila; si sorpassa da destra; si va oltre il 150 orari in autostrada; si parla al telefonino guidando con una mano; si tengono i bimbi in piedi con il tenero e fragile faccino a 20 centimetri da parabrezza; si suona il clacson per esplosioni di nevrosi o per la fretta; si passa tranquillamente col giallo dopo il verde o col giallo prima del verde(praticamente col rosso); si entra nelle rotonde senza dare la precedenza a chi nella rotonda c’è già; al semaforo ci si ferma oltre la linea di passaggio dei pedoni (i pedoni? ); si occupa l’incrocio anche se si è sicuri di non poterlo attraversare; si va dal meccanico amico per la revisione; si percorrono strade controsenso. Eccetera, eccetera eccetera.

Ma se succede un incidente?
Eh NO! Se succede un incidente, tutti sanno di chi è la colpa.
Se succede un incidente , tutti conoscono le regole della precedenza, tutti conoscono, persino, i metri necessari (e legali) per mantenere la distanza di sicurezza dalla macchina che precede.

Insomma il sospetto è che in effetti il codice lo conoscano tutti, ma poi si sentano umiliati nel rispettarlo.
Per questo, pensano , ci devono pensare i vigili. Ma i vigili non ci pensano e se ci pensano sono “stronzi”. “perché proprio a me ?”.

Il vero codice della strada , non scritto , è in sostanza composto da due soli articoli:

Atr 1 : se tutti lo fanno lo posso fare pure io. Se nessuno lo fa vuol dire che non si può fare.
Art 2 : se non c’è il vigile si può fare tutto. Se c’è, ero distratto!

E forniamo due esempi a supporto dei due articoli

Art 1

L’altra sera sono andato al cinema con gli amici. Guidavo io. Al momento di posteggiare ho visto un parcheggio (di quelli che costeggiano i marciapiedi) completamente e stranamente libero. All’inizio del parking c’era il cartello del divieto di sosta. Considerato che erano già le 22,15 il divieto non aveva più valore.
Allora i miei amici mi hanno detto, che , non era così. Visto che non c’erano macchine posteggiate, il divieto valeva anche per la notte.
Io ho risposto loro che il codice della strada parla chiaro e, a meno di cartelli 0 – 24 , il divieto di sosta vale dalle 8 alle 20 e non vale dalle 20 alle 8.

I miei "saggi e sapienti" amici mi hanno risposto: “ma questa regola la conosci solo tu! Come mai qui non c’è posteggiato nessuno?.

"Semplice" ho risposto io "Perché sono tutti ignoranti come voi".

Art 2

Divieto di sosta. Stavo passeggiando con un amico sul marciapiede di una strada in periferia.
Si avvicina un automobilista in cerca di parcheggio e ci chiede se lì era possibile posteggiare.
Io gli ho risposto che no, li c’era il divieto di sosta come era facile constatare.
Allora il bravo automobilista ci dice “ si, grazie , lo vedo che c’è il divieto di sosta non sono certo orbo; ma io volevo sapere se passano i vigili a fare la multa! "

.....Ma che rispondi a uno di questi?

(amedeo contino)

lunedì 9 marzo 2009

invertire i dogmi e accodarsi al più forte


I primi anni di questo 3° millennio sono trascorsi nella convinzione globale di esserci messi alle spalle definitivamente l’era delle ideologie e dei credo. Questa convinzione è accompagnata da un sentimento di soddisfazione e di speranza in un futuro senza dittature e soprusi orditi da ciechi seguaci di questa o quella ideologia.

Ma è proprio così? I credo e le ideologie erano disastrosi in quanto tali? E non voglio certo riferirmi solo allo stalinismo o al nazismo. C'è l'ambientalismo, c'è il cristianesimo, c'è la socialdemocrazia, c'è il marxsismo-leninismo, c'è il tacherismo, c'è il liberismo, c'è il ....ismo.

Certo ammetto di essermi imbarcato in un terreno difficile, immenso e poco decifrabile. E le argomentazioni a favore, di avversione e di indifferenza sono dozzine e dozzine.

Ma esaminiamo solo un piccolo aspetto. Un piccolo caso.
Il caso Obama.
Prima di lui c’era Bush. Ed il mondo occidentale, tranne qualche piccola eccezione, era schierato con George Dabliu.
I metodi del texano erano sbrigativi e violenti, ma , si diceva, i tempi esigono questi atteggiamenti. E queste posizioni.
Ne elenchiamo solo alcune, di queste posizioni:
a) con l’Iran, i Talebani e Hamas non si tratta. Sono terroristi e possono essere solo annientati. Dalle bombe intelligenti.
b) Gli embrioni non possono essere distrutti per ricavarne cellule staminali per la ricerca scientifica. Gli embrioni sono vite e la vita è nelle mani di Dio;
c) I ricchi sono il motore della economia e non possono essere tartassati dalle imposte.
d) L’ambiente non corre rischi ed in ogni caso deve soccombere alle esigenze dell’economia


Tutto l’occidente si accodò a questi dogmi e chiunque osasse contestarli era definito , nell’ordine, amico dei terroristi, blasfemo, comunista, integralista verde.

Poi venne Obama che, in un sol colpo, ha invertito i dogmi. Nessun problema. Tutto l’occidente si accoda lo stesso.
E si accoda senza alcuna autocritica. Senza nessun pudore.

Voglio fare notare che in America i due differenti orientamenti erano sostenuti da due distinte persone. In Europa no. Le stesse persone che prima si accodavano a Bush oggi sbavano per Obama.

Prima non era così.

I seguaci di una ideologia (nobile o ignobile che fosse) vivevano la loro vita pubblica con coerenza. E prima di acclamare o contestare una linea politica altrui la confrontavano con la loro ideologia.
La eventuale differenza tra i seguaci riguardava il personale prestigio, la personale moralità, il personale percorso di vita.

Ma la coerenza progettuale, la visione della cosa pubblica, il progetto di sviluppo di una società erano montagne inamovibili. Punti saldi e pietre di paragone.
E per i cittadini era più semplice decidere per chi votare. Anzi era più semplice decidere per COSA votare.

Oggi, invece, l’unica coerenza è accodarsi al più forte. Che in questo caso sono Gli Stati Uniti d’America.

Per i leader Europei l’unica coerenza conosciuta è seguire l’Impero ovunque esso vada.
Per ora va dove vuole Obama.
Ma sarà sempre così?

(pippo vinci) (amico dei terroristi, blasfemo, comunista e integralista verde)

lunedì 2 marzo 2009

in difesa degli impiegati pubblici


Quante volte vi siete lamentati della burocrazia?

Quante volte vi è sembrata assurdamente lunga l’attesa per ottenere un documento?

Quante volte avete girato uffici “inutili” prima di incontrare (a volte per caso) quello che cercavate?

Quante volte vi hanno perso i documenti che avevate spedito?

Quante volte un funzionario vi ha detto che il collega che si occupa della pratica è assente?

Quante volte vi hanno chiesto documenti che poi sono risultati inutili?

Eccetera, eccetera, eccetera.

Per quanto elevati possano essere i numeri di risposta a queste domande, gli stessi numeri sono nulla rispetto a quelli che potrebbe dare un pubblico dipendente nell’esercizio della sue funzioni.

Mi spiego.

Ogni cittadino si trova, a volte, o anche spesso, a dovere fronteggiare i ritardi e le incongruenze della pubblica amministrazione.
Ma a volte e spesso sono meno di sempre. Ed è il dipendente pubblico infatti che si trova sempre, di fronte, il muro della burocrazia.
Tutti i giorni e tutte le ore del giorno.
E’ il suo lavoro.

Si, la cosa sembra clamorosa , ma è proprio così . L’impiegato pubblico è la prima vittima della burocrazia.

Egli, infatti, nell’esercitare le sue funzioni , ogni giorno deve affrontare ritardi, vizi, lungaggini e inefficienze di altri uffici con cui deve interloquire per svolgere il proprio lavoro.

A questo si aggiunga che lo stesso impiegato pubblico, a volte e spesso, si trova ad affrontare la burocrazia come “semplice cittadino”

Ma non è finita qui.

Quando il povero impiegato la sera , affranto, esce dal suo ufficio e decide di rilassarsi con gli amici al bar o in pizzeria, troverà sempre qualcuno di questi amici che lo riterrà responsabile della pesante giornata passata in fila al comune per rinnovare la carta di identità.

(amedeo contino)

giovedì 26 febbraio 2009

da svenire!


Viviamo in un’epoca in cui la normalità, nel linguaggio, è l’esagerazione. Nel bene e nel male.

Non esistono più cose belle o cose graziose. Solo meravigliose. Non ci sono più paesaggi dolci e romantici. Solo da urlo!
Non si può più essere semplicemente brutti. Solo mostruosi.

E se uno sta poco bene è morto; ma se non si sente male è un leone.

Un dolce non è più buono o gradevole o , ancora, gustoso , ma da svenire!

E la stampa certo non aiuta ad utilizzare i “mezzi termini” tanto che ad ogni piccolo problema che colpisca un qualsivoglia soggetto pubblico si parla di bufera, di rottura, di shock, di tragedia. Per poi smentire o ridimensionare tutto il giorno dopo. O mai.

Una volta c’era pure l’uso appropriato di una scala di valori i cui estremi, preventivamente indicati e dichiarati, oggi vengono, invece, sistematicamente scavalcati.
Esempio:
- uno domanda :”da 1 a 10, quanto ti è piaciuta la vacanza?”
- l’altro risponde : “100!”.

Ma come 100?!. Se il limite è 10?
Allora ci permettiamo di ricordare a tutti , a mo’ di esempio, una scala di valori che potranno essere utilizzati per descrivere la bellezza o la bruttezza di un paesaggio, di un quadro, di un volto e così via:

1. bruttissimo
2. brutto
3. bruttino
4. grazioso
5. bello
6. molto bello
7. bellissimo
8. meraviglioso

Se poi vogliamo giudicare un film possiamo invece usare le due seguenti serie “polimorfe non scalari

Giudizio negativo
1. noioso
2. mediocre
3. scadente
4. inguardabile
5. pretenzioso
6. discutibile
7. incomprensibile
8. shoccante (in senso negativo)
9. orribile

Giudizio positivo
1. interessante
2. sopportabile
3. appassionante
4. bello
5. eccellente
6. piacevole
7. divertente
8. schoccante (in senso positivo)
9. favoloso
10. indimenticabile

(pippo vinci)

martedì 24 febbraio 2009

Chavez eletto a vita?... ma quando mai!


Su tutta la stampa nostrana (e occidentale) nei giorni scorsi abbiamo trovato i seguenti titoli
- Chavez eletto a vita!.
- Chavez a vita, il Venezuela al voto
- si è votato per nominare Chávez "dittatore a vita"
- il Venezuela è come Cuba

Ma in realtà Hugo Chavez, presidente del Venezuela eletto democraticamente in due elezioni supermonitorate da centinaia di osservatori internazionali, ha solo ottenuto, dal popolo venezuelano, l'approvazione della variazione della Costituzione che prevede, ora ,la possibilità di ricandidarsi oltre il secondo mandato. Se il popolo lo vorrà lo eleggerà. Se no, eleggerà un altro. Dov'è la dittatura?.

Berlusconi, Angela Merkel, Blair, Gordon Brown, Zapatero e altri, possono già presentarsi alle elezioni quante volte vogliono. E, se sono bravi e convincenti, possono anche essere eletti o nominati a vita.

Se si chiama ditattore Chavez, lo stesso termine dovrebbe essere usato per questi democratici signori. Se, viceversa, non si chiamano dittatori Zapatero e compagnia bella, non deve essere chiamato dittatore neppure Chavez.
A meno che non lo si voglia considerare dittatore per altri motivi, per altre ragioni.

Io credo, comunque, che nessuno, in un paese democratico, debba avere la possibilità di guidare una nazione per più di due mandati, anche se lo vuole il popolo. Così è negli Stati Uniti. E così dovrebbe essere in ogni paese democratico.

Ma questa è una alta (e altra) questione di carattere costituzionale. E non credo si debba attribuire a tale elemento la patente di "indicatore di democrazia". Senza contare che chi denuncia la dittatura di un Chavez "elegibile a vita" dimentica la storia della nostra Repubblica sintetizzata in questa tabella:

PRESIDENTE DEL CONSIGLIO (mandati)
DE GASPERI (8 volte)
ANDREOTTI (7 volte)
FANFANI (6 volte)
RUMOR (5 volte)
MORO (5 volte)
BERLUSCONI (4 volte)

Come vedete noi di dittatori repubblicani ne abbiamo avuti 6 , il Venezuela 1 solo. Pivelli!

(pippo vinci)

mercoledì 18 febbraio 2009

religious, per non sentirvi soli


Sognate di vivere in uno stato Laico?
Sognate di vivere in uno stato dove ognuno rispetti gli altri e da questi sia rispettano indipendentemente dal proprio credo religioso?
Sognate di vivere in uno Stato dove un ateo, o un agnostico, o un non praticante si sentano liberi di dire la loro e non debbano nascondere la loro “areligiosità”?

Sognate di vivere in uno Stato dove possiate essere voi a decidere sulle vostre faccende private se queste non limitano la libertà altrui?

Se avete risposto Si ad almeno 3 delle 4 domande , andate a vedere il film Religious. Vi sentirete meno soli

(pippo vinci)

venerdì 13 febbraio 2009

tema: il cancellino


Da tempo oramai non frequento un’aula scolastica e non so neppure se le attuali suppellettili che ornano questo ambiente siano le stesse di una volta. Di tutto quello che c’è oggi in una classe, quello che mi incuriosisce di più è sapere se esiste ancora il cancellino.

Il cancellino, per quei pochi che non lo sapessero, era fatto da una lunga striscia di panno grigio arrotolata a mo’ di chiocciola o di fossile tipo ammonite. Il cancellino veniva usato, appunto, per cancellare le scritte in gesso sulla lavagna di ardesia, nera.

Questo, in effetti, era lo scopo principale della sua creazione, ma poi, in pratica, lo si utilizzava per ben altro. Soprattutto per lanciarselo (anzi tirarselo) addosso. Tra una lezione e un’altra. A volte durante.

Il bersaglio, una volta colpito, portava in giro un tatuaggio bianco a spirale che, sebbene spolverato, non scompariva mai completamente. Ed era usuale vedere in giro per il corridoi, durante la ricreazione, bimbi e ragazzi, bimbe e ragazze con tale patacca bianca sul petto, sulla schiena sulla gonna. Ovunque. Anche sui capelli.

Il cancellino era sempre intriso di gesso. Non ricordo di averne mai visto uno nuovo. Nessuno conosce il vero colore del cancellino. Qualcuno ipotizza che fosse persino nero.
E appariva senza limiti la sua capacità di assorbimento del gesso; se lo si spolverava si formava una nube tossica gigantesca. Ma mai si riusciva ad estrarre tutto il gesso contenuto. Una vera cava.

Quando invecchiava, il cancellino, si scioglieva, si srotolava. E si utilizzava aggruppandolo nel pugno in un ammasso scomposto. Ma era in queste condizioni che il suo uso principale appariva più efficace. Insomma il cancellino, conciato così, cancellava meglio. Forse perché venivano alla luce angoli interni (e vergini) della sua struttura. Certo che però, in tali condizioni, perdeva la sua caratteristica di strumento di offesa.

Il cancellino era anche un trofeo di guerra. Mentre in alcune classi mancava, in altre se ne potevano avere 3 o 4. Tutti bottini di guerra.

Qualche volta il cancellino di ordinanza veniva sostituito da tristi cuscinetti paffuti. Estremo era il ricorso alla carta accartocciata. Ma nessuno si è mai affezionato a questi succedanei. Il cancellino era insostituibile. Nel cuore, nelle menti e sui cappotti.

(pippo vinci)

mercoledì 11 febbraio 2009

Ecuador: una piacevole rettifica


Qualche giorno fa abbiamo pubblicato un post riguardante la nuova Costituzione dell’Ecuador.
Il post conteneva un gravissimo errore. Le date. Contrariamente a quanto scritto, il referendum per l’approvazione popolare della Carta si è gia svolto (il 28 settembre 2008) con esito positivo
Il si alla Carta ha raggiunto il 62% dei voti.
Siamo quindi felici di apprendere che la Costituzione Ecuadoregna del buen vivir è già in vigore.

per saperne di più clicca qui

domenica 8 febbraio 2009

Eluana, Johnny e la farfalla


Qualcuno di voi sicuramente avrà visto il film e Johnny prese il fucile, qualcuno ha forse visto anche la pellicola lo scafandro e la farfalla.

Si parlava di persone inermi che non avevano più alcuna autonomia , quasi nessuna possibilità di comunicare col mondo esterno alcuna possibilità di comandare un solo muscolo utile del proprio corpo. Johnny poteva solo muovere entrambe le palpebre, e con queste comunicare la richiesta : u.c.c.i.d.e.t.e.m.i. , in alfabeto morse.

Dico questo, per cogliere solo uno dei tanti aspetti drammatici del caso di Eluana Englaro. I cosidetti Cattolici, i cosiddetti difensori della vita, affermano che Eluana prova ancora sensazioni. Se ciò fosse vero (speriamo di no) , pensate solo la immane sofferenza di questa donna che da 17 anni “sente” e “prova” impotente la sua indicibile e agghiacciante condizione.
Se fosse vero ci sarebbe un motivo in più per consentire a questa donna di porre fine alle sue sofferenze, a quelle dei suoi cari ed a quelle di coloro (cattolici e non) che difendono sul serio la vita.

(pippo vinci)

mercoledì 4 febbraio 2009

piccolo paese, GRANDE COSTITUZIONE


Pochi giorni fa l' Assemblea Costituente dell’Ecuador ha approvato la nuova Costituzione che sarà sottoposta a referendum il prossimo 28 settembre. La Carta mette in primo piano tre concetti il buen vivir, la pace e l’intercultura. Ecco, in breve, cosa prevederà la nuova Costituzione del piccolo paese andino, voluta dal giovane presidente Rafael Correa che si inspira ai principi del socialismo del XXI secolo

La nuova Costituzione ecuadoriana, come si diceva, è improntata sul concetto del buen vivir, il buon vivere, che rimette il cittadino e i suoi diritti al centro dello Stato. L’Ecuador, uno dei paesi più poveri del continente, garantirà l’educazione e la sanità gratuite per tutti nonchè l’accesso sicuro e permanente ad una alimentazione sana e sufficiente; l’acqua assurge a diritto umano inalienabile e si promuove la sicurezza alimentare.

Si proibisce l’ingresso nel paese di rifiuti tossici e scorie nucleari, così come la produzione, commercializzazione e trasporto di armi chimiche, biologiche e nucleari, di contaminanti altamente tossici, di agrochimici proibiti a livello internazionale e di organismi geneticamente modificati.

Ma non finisce qui. L’Ecuador viene definito «territorio di pace» e si proibisce la costruzione di basi militari straniere o di installazioni straniere per fini militari; allo stesso modo, si proibisce la cessione a stranieri di basi o installazioni militari nazionali. Gli indigeni vedranno finalmente sancito il carattere plurinazionale dello Stato mentre kichwa e shuar, i due principali idiomi ancestrali, diventano lingue ufficiali con il castigliano.


L’art. 15 della nuova Costituzione stabilisce che lo Stato promuoverà l’uso di tecnologie ambientalmente pulite e di energie alternative. In più, si riconosce il diritto della popolazione a vivere in un ambiente sano e si dichiara di interesse pubblico la preservazione dell’ambiente e la prevenzione del danno ambientale.

Anche l’informazione dovrà tornare ad essere libera: tutti avranno diritto ad una comunicazione libera, diversificata e partecipativa, con uguali possibilità di accesso alle tecnologie dell’informazione e all’utilizzo delle concessioni radiotelevisive. Lo Stato promuoverà la pluralità dell’informazione e non permetterà il monopolio o l’oligopolio nella proprietà dei mezzi di informazione.

L’Ecuador è anche il paese con il maggior numero di sfollati e rifugiati del continente. Sono quasi tutti colombiani irregolarmente entrati nel paese, in fuga da un conflitto che dura ormai da 50 anni e che, dopo la liberazione di Ingrid Betancourt, rischia di sprofondare nuovamente nel silenzio e nell’indifferenza. Nonostante questo, la nuova Carta costituzionale ecuadoriana riconosce a tutti il diritto a migrare mentre lo Stato non considererà illegale nessun essere umano a causa della propria condizione migratoria. Ogni immigrato che vive in Ecuador potrà fare ritorno nel proprio paese e lo Stato si impegnerà a garantire che tale rientro possa avvenire in maniera sicura e dignitosa, indipendentemente dall’avere o meno i documenti in regola. Allo stesso modo, garantirà anche agli immigrati irregolari l’assistenza sanitaria ed un’alimentazione adeguata.

Per Costituzione, tutti avranno diritto alla ricreazione, al tempo libero e alla pratica di almeno uno sport. Chiunque avrà diritto a vivere in una casa sicura e dignitosa, indipendentemente dalla situazione sociale o economica, e si riconoscono i diritti delle coppie di fatto anche omosessuali.

Infine, tutti i diritti e tutti i doveri previsti dalla nuova Costituzione riguarderanno sia i cittadini ecuadoriani che gli stranieri presenti nel paese, senza discriminazione alcuna.


(amedeo contino)

lunedì 2 febbraio 2009

mafiosi collaudati


(dal sito Megachip)

Vi faccio una domanda. Come giudichereste se, per ricostruire le dighe crollate di New Orleans venissero chiamati gl'ingegneri che le fecero?
Oppure se, per portare giustizia in Sicilia, il governo italiano creasse una commissione di esperti mafiosi? Oppure se, per fornire i nostri ragazzi di una adeguata educazione civica, si formasse un corpo di docenti costituito di provati ladri e scassinatori? Oppure se, per fare fronte a una epidemia, si chiamassero medici abusivi, senza titolo e laurea? Oppure se, per spegnere un incendio si facesse ricorso all'albo dei piromani?

Queste domande mi sono venute alla mente guardando in tv i reportage dal Forum di Davos, I cui partecipanti, quasi tutti, in diversa misura, erano gli equivalenti degl'ingegneri pasticcioni, dei mafiosi collaudati, degli scassinatori di banche, dei medici abusivi, dei piromani inveterati.
Una galleria di facce toste a prova di bomba che, invece di spiegarci perché incendiavano i boschi della finanza mondiale e prendevano per questo laute prebende, ci davano nuove prognosi circa la profondità della crisi, la sua durata.

Ma, se hanno sbagliato tutte le previsioni (e infatti, nonostante la superficie bronzea dei loro visi, risultava loro difficile non mostrare un certo grado di sconcerto) perché adesso dovrebbero azzeccarle?
E come si spiega l'assoluto livello di imbecillità, professionale e intellettuale, dei commentatori che, invece di trattare piromani e farabutti vari per quello che erano e sono, mostrano di credere alle loro parole come fossero di oro colato?

I più divertenti, tra tutti, mi sono parsi gli economisti. Mai come oggi la disciplina che coltivano è meritevole dell'appellativo di “scienza sciocca”: l'unico che la descrive compiutamente. Ma lorsignori hanno continuato, a Davos, a raccontare la favola dell'uva, come se nulla fosse.

Ce ne fosse stato uno capace di fare l'unico gesto decente (oltre a quello di non andare a Davos per farsi ridere dietro dal resto del mondo): appendere la laurea sciocca al chiodo e dedicarsi a qualche attività più intelligente, o meno dannosa.
Un raduno illustre di coglioni, ma di coglioni pericolosi.


(Giulietto Chiesa)